21.6.23

CONDANNATO IL GIUDICE PIERCAMILLO DAVIGO!

L’ex pm del pool Mani Pulite, Piercamillo Davigo, è stato condannato in primo grado a 1 anno e 3 mesi dal Tribunale di Brescia. Il 72enne Davigo era accusato di rivelazione del segreto d’ufficio in merito ai verbali di Piero Amara su una presunta Loggia Ungheria. Piercamillo Davigo, l’ex consigliere del Csm ed ex pm del pool Mani Pulite, era stato indagato nel luglio 2021 dalla Procura della Repubblica di Brescia per il reato di rivelazione di segreto d’ufficio.

Secondo l’accusa, Davigo nel 2020 ricevette dal pm milanese Paolo Storari (assolto dallo stesso capo d’imputazione lo scorso novembre) dei verbali segreti resi dall’ex legale esterno di Eni, Piero Amara, alla Procura di Milano.

I verbali, resi su un’asserita associazione segreta, denominata “Loggia Ungheria”, che avrebbe coinvolto personaggi delle istituzioni e delle forze armate (oltre che due componenti del Csm in carica in quel momento), erano coperti dal segreto investigativo, e sarebbero poi stati mostrati a diverse persone.

 La vicenda era emersa dopo che al Csm il consigliere Nino Di Matteo aveva reso pubblico il fatto di essere stato destinatario di verbali anonimi di Amara. Successivamente era risultato che analoghi verbali anonimi erano stati inviati nell’ottobre 2020 al giornalista del Fatto Quotidiano, Antonio Massari (che aveva avvisato i pm milanesi Pedio e Storari), e nel febbraio 2021 alla giornalista di Repubblica Liliana Milella, che aveva invece avvisato il procuratore perugino Cantone.

Da lì era scaturita un’indagine tra Perugia e Roma, che ha poi portato alle accuse (tra gli altri) a carico dell’ex pm Davigo.

Il processo a Davigo si è svolto a Brescia per competenza territoriale, essendo il Csm situato nella circoscrizione della Corte d’appello di Milano. La procura aveva chiesto una condanna a un anno e quattro mesi con la sospensione condizionale della pena.

Il tribunale di Brescia, pur riconoscendo le attenuanti generiche all’imputato, ha condannato Piercamillo Davigo a un anno e tre mesi per rivelazione di segreto d’ufficio, oltre a un risarcimento di 20mila euro al consigliere del Csm Sebastiano Ardita, parte civile nel processo.

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