Vicenza, aeroporto Usa (ex dal Molin). |
di
Gianni Lannes
Atterrano
e decollano nel Belpaese. Tonnellate di uranio impoverito volano ogni giorno
sulle nostre teste ignare o distratte. La stima è per difetto perché non
include velivoli militari della Nato, l’Est europeo e compagnie aeree di mezzo
mondo, specie del terzo e quarto. «Per molti anni è stato usato uranio
impoverito su aerei ed elicotteri», segnalava già in una circolare del dicembre
1984, la Federal Aviation Administration
(l’ente nord-americano per la sicurezza del volo), raccomandando le precauzioni
da seguire in caso di incidente. Per
quale ragione? “Il ‘depleted uranium’ ha un peso specifico quasi doppio
rispetto al piombo e quindi consente di avere grossi pesi in spazi ridotti”
spiega Massimo Zucchetti, docente al
Politecnico di Torino. Il metallo del
‘disonore’ è ottenuto come scarto dall’estrazione dell’uranio 235,
utilizzato come combustibile nelle centrali nucleari. Seppure impoverito,
tuttavia, l’uranio resta pericoloso. Il suo tempo di dimezzamento è pari a 4,4
miliardi di anni. Altamente piroforico. «In
caso di impatto, l’uranio impoverito tende a
infiammarsi, creando una nuvola di polvere di ossido d’uranio. Se ingerito, inalato o incorporato l’uranio
238 attacca reni, polmoni e fegato causando danni alle cellule con un aumento
del rischio di cancro» argomenta il professor Zucchetti. «A parte il
Douglas DC-10 e KC-10, molti altri aerei commerciali usano uranio come
contrappeso nelle superfici di controllo. Pesi dello stesso tipo sono usati sui
Boeing 747, sui Lockeed L-1011, sui C-141, sui C-130 e sui modelli C-5A » recita una lettera che la Mc Donnell Douglas
inviò a tutti gli acquirenti del DC-10 nel 1983. «Un’altra area di applicazione in aeronautica
dell’uranio è come contrappeso delle pale nei rotori di elicotteri» prosegue il documento. Ma quali? L’Agusta
della Finmeccanica ha costruito l’elicottero Bell 412 A, su licenza della Bell nord-americana: le sue pale
contengono 13 chili di U-238. Nella brochure della Starmet (fornitrice ufficiale della Boeing) e in quella della
francese Cogema, risultano dettagliatamente indicati tutti gli usi commerciali
dal 1968, dell’U-238 e i principali clienti (a partire dalla Philips).
Uranio impoverito, contrappeso aereo. |
Rivelazioni - Gerald
R. Mack, ex vice presidente della Boeing Europa rivela: «Parecchi fornitori
di aeroplani, compresi Boeing, Lockheed
e Mc Donnell Douglas, hanno usato l’uranio impoverito come contrappeso per
i piani di comando del velivolo perché il materiale fornisce una quantità
significativa di peso in spazi limitati. Mentre l’uranio impoverito è stato
usato nei modi differenti su velivoli differenti, può essere trovato
generalmente come componente dei complessivi dell’elevatore e del timone come
la parte posteriore di grandi getti e, su alcuni modelli, come componente
dell’alettone montato sull’ala completa». Il manager ammette: «Tutti i DC-10
sono stati consegnati con pesi di equilibrio di uranio impoverito in 5
posizioni: alettoni esterni, ala, ala completa, timone superiore, elevatori
esterni. Il peso totale su ciascun aeroplano era di circa 729 libbre (330,6 kg,
ndr)». Le note di istruzione della Douglas
Service, nonché i protocolli della FAA
(Federal Aviation Administration) avvertivano proprio nel 1983 di «evitare di
avvicinarsi agli aerei all’uranio». Le circolari governative avvisavano quanti
dovessero entrare in contatto con l’uranio impoverito durante le indagini sugli
aerei, di «non respirare e deglutire in vicinanza di aerei che hanno i
contrappesi all’uranio danneggiati». «Questi, lentamente emettono polveri
altamente tossiche e radiotossiche che possono essere inalate o ingerite,
liberando direttamente nell’organismo la loro dose di radiazioni con
conseguenze molto negative per la salute degli esposti» hanno segnalato invano
i responsabili nazionali di Medicina
Democratica, il biologo Luigi Mara
e il dottor Fernando d’Angelo. Ovvero: tecnici manutentori, vigili del fuoco,
operatori sanitari, forze dell’ordine, personale ausiliario e, più in generale,
passeggeri. Ossidi e diossidi di uranio nebulizzati nell’aria, possono essere
respirati anche a varie decine di chilometri dal luogo di emissione, a seconda
delle condizioni atmosferiche. «Le strutture manutentive aeronautiche italiane
non sembrano adeguatamente informate o istruite al riguardo così come non risulta che i rischi derivanti
da tali esposizioni e alle possibili
emergenze siano stati previsti nei documenti di valutazione stabiliti dalle
normative in materia» prosegue Medicina Democratica.
In deroga - In Italia, grazie a una deroga dall’obbligo
di denuncia stabilita da un decreto ministeriale del 15 dicembre 1970, la
presenza di consistenti quantità di uranio esaurito negli aerei non è
assoggettata ad alcuna comunicazione preventiva alle autorità di controllo. Le
compagnie aeree, peraltro, non sono assicurate contro ipotetici rischi di
intossicazione e contaminazione radioattiva. Basta sfogliare le polizze assicurative dell’ex Alitalia
(Generali ed Assitalia) che escludono dalla loro copertura i «rischi di
contaminazione o avvelenamento legati ad eventuali incendi delle parti in
uranio dei velivoli».
Oblio - Ben 12 anni fa l’associazione Medicina
Democratica aveva sporto documentate denunce penali: «Diversi aeromobili
commerciali, attualmente in linea di volo, contengono nella loro struttura
svariate centinaia di chilogrammi di Uranio 238» Risultato? L’archiviazione
nell’oblio. Il Movimento di lotta per la salute si era rivolto alla
magistratura italiana chiedendo di verificare l’esistenza di pericoli sanitari
e ambientali. «Le compagnie aeree degli
Stati Uniti dovranno revisionare tutti gli aerei della classe MD 80 per controllare lo stabilizzatore
orizzontale» recitava una direttiva
dell’ente federale per l’aviazione nordamericana (FAA), la cui avaria è
all’origine della sciagura del volo 261 dell’Alaska Airlines in cui hanno perso
la vita 88 persone il 31 gennaio 2000. La Boeing, proprietaria della Mc Donnell
Douglas che fabbrica gli MD 80 – uno dei velivoli della strage di Linate- aveva
consigliato alle compagnie di tutto il mondo di revisionare gli stabilizzatori
degli aerei. Addetti ai lavori ed esperti lo definiscono un ‘jet pericoloso’,
dopo la denuncia del capitano David Crawley. Nel 2000 la Nuclear Regulatory Commission
(NRC) aveva ricevuto dai cittadini Usa
una petizione con la richiesta di rafforzare le regole per il controllo dei
contrappesi in uranio impoverito. La risposta dell’NRC è atterrata solo 5 anni
più tardi, ossia il 6 gennaio 2005: «Le norme in vigore assicurano già adeguati
livelli di sicurezza, sia per quanto riguarda i casi di incidenti che lo
stoccaggio dei contrappesi presenti nei velivoli dismessi».
Parole al vento - Basta leggere i manuali di manutenzione
degli aviogetti o esaminare le licenze di esportazione e le certificazioni
emesse dalla statunitense NRC (Commissione Regolatrice Nucleare) per rendersi
conto che l’uranio impoverito è stato adoperato negli aerei passeggeri delle compagnie di
tutto il mondo, ad eccezione della Japan Air Lines che dopo l’incidente di
Nikko (12 agosto 1985)utilizza dal ’96 sulla propria flotta contrappesi di
innocuo tungsteno. Anni fa è stata presentata una denuncia, presso gli uffici
giudiziari di Roma, contro l’Alitalia
Spa, l’Agusta Spa e i responsabili degli aeroporti Leonardo da Vinci, Ciampino,
Urbe, Pratica di Mare. «Nonostante l’Alitalia abbia nella propria flotta
svariati velivoli contenenti uranio 238, attualmente non esistono piani di
evacuazione o di decontaminazione contro questo tipo di irraggiamento nucleare»
recitava, tra il resto, la denuncia.
L’Alitalia, con una lettera del gennaio 1996, aveva informato le
autorità di «impiegare uranio impoverito per il bilanciamento di superfici
mobili situati in vani protetti e di difficile accessibilità». Nel Belpaese
aerovie e aeroporti sono collocati in zone a ridosso di popolose città. Secondo
la Nuclear Regulatory Commission
«anche se non vi fossero mai incidenti, i contrappesi all’uranio 238 si
consumano in misura del 5 per cento annuo a causa dell’erosione» e il
pulviscolo radioattivo circola nell’aria che respiriamo. Un rapporto
informativo - ormai sepolto dalla polvere - dei Vigili del Fuoco di stanza a Malpensa
-dove transitano milioni di passeggeri e vi lavorano migliaia di dipendenti- segnalava che «durante
l’assistenza alle operazioni di rifornimento carburante dell’aeromobile Mc
Donnell Douglas DC-10 siglato F-GNEM della compagnia CUBANA-AOM, volo CU 425, i
contrappesi esterni delle parti mobili dei piani di coda del velivolo,
costruiti in uranio 238, presentavano evidenti segni di ossidazione». Non è il primo
caso e neppure l’ultimo. Non è stato possibile effettuare le misurazioni poiché
«l’idonea sonda per misurazioni alfa non è in dotazione al comando». I rischi
non riguardano solo l’esposizione quanto le conseguenze di imprevedibili
incidenti. I più significativi e di maggiore impatto riguardano gli incendi in
aree urbane, poiché il “DU” è altamente piroforico. In condizioni di alte
temperature come nel caso di un incendio -superiori ai 500 gradi centigradi- o
di forti pressioni, l’uranio impoverito brucia, trasformandosi in ossido
d’uranio che diventa pericolosissimo se inalato o ingerito.
Il precedente - Numerose ricerche attestano che può
provocare tumori, leucemie e malformazioni. Il fisico Robert L. Parker ha riferito su Nature (dicembre 1988) che il peggior scenario ipotizzabile -già
verificatosi il 4 ottobre 1992 a Bijlmermeer
(quartiere popolare di Amsterdam),
il 22 dicembre 1999 a Stansted in Inghilterra, ndr- derivante da un crash di un
Boeing 747, vedrebbe 250 mila persone correre rischi di salute o di imminente
avvelenamento conseguenti alla contaminazione da ossidi di uranio». In Italia
la dispersione di uranio impoverito a seguito di disastri aerei noti e ignoti,
non è mai stata indagata. E non sono mai
state accertate le conseguenze epidemiologiche.
Accanto ai morti accertati vi sono un numero imprecisato di vittime
invisibili. In che condizioni saranno gli aerei che contengono questi
contrappesi radioattivi? Sara mai stata fatta la manutenzione? Chi ha ricevuto
in Italia i documenti della Boeing e della Mc Donnell Douglas? Di chi sono le
responsabilità se addirittura il Ministero della Difesa ha trasformato la base Cisam di San Piero a Grado (nel parco
di Migliarino San Rossore) - ad un tiro di schioppo da Pisa - in un cimitero
di scorie nucleari, compreso l’uranio
impoverito smantellato dagli elicotteri militari?
Incidenti -Il 3 marzo 1977 precipita, nei dintorni di Pisa, un aereo militare da trasporto C-130. Perdono la vita un ufficiale e
38 allievi dell’accademia navale di Livorno, tre ufficiali e due sottufficiali
dell’equipaggio. Il 6 dicembre 1990 un Macchi MB 326 dell’Aeronautica militare
italiana si schianta sulla scuola Salvemini a Casalecchio di Reno, in provincia
di Bologna. Bilancio ufficiale: 12 morti, 80 feriti e un numero imprecisato di
contaminati da radiazioni. L’ultimo incidente - di cui si ha conoscenza - che
ha coinvolto personale italiano (ma non solo) è
avvenuto a Kukes, a pochi chilometri dalla frontiera del Kosovo, l’11
giugno 1999. A 200 metri dal campo profughi è esploso un Hercules C-130 della Lockheed (con contrassegni cancellati) in
missione segreta. Quanta gente quel giorno ha respirato i fumi tossici
nucleari? Perché la Nato ha detto
che «il campo veniva evacuato per allontanarsi dal teatro del conflitto» e non
per il grave incidente? Il 13 agosto 2006 un C130-Hercukles, partito da Algeri
e diretto a Francoforte si è schiantato in un prato del quartiere di Besurica,
alla periferia di Piacenza. Il 23 novembre 2009, a Pisa, è precipitato un C130 j dell’Aeronautica militare (5
morti).
Silenzio Ue
- Assordante. L’a Commissione europea dopo 12 anni ancora non risponde. Chissà
perchè? Ecco l’Interrogazione parlamentare scritta (E – 0419/00) presentata il 7 febbraio 2000 da Erik Meijer.
Oggetto: Stop ai rischi connessi
all’impiego di uranio impoverito nell’aviazione civile. Diamo un’occhiata al testo: «1. E’ la
Commissione a conoscenza della relazione pubblicata da “New Scientist” del 15
gennaio 2000, che prende in esame l’incidente del Boeing 747 della Corean
Airlines, avvenuto nell’Essex – Gran Gretagna – nel dicembre 1999, e da cui tra
l’altro risulta che il velivolo civile trasportava nella parte posteriore 300
kg di uranio impoverito, non come carico, ma come contrappeso? 2. Sa la
Commissione che l’uranio impoverito viene utilizzato su vasta scala soprattutto
nei velivoli di più vecchia concezione? 3. Sa altresì, la Commissione che
l’uranio impoverito è un materiale che comporta gravi rischi per la sanità
pubblica, come dimostrano il disastro aereo di Bijlmermeer (Amsterdam, Paesi
Bassi) e ancor più la guerra del Golfo in Iran? 4. Può indicare la Commissione
quali sono le norme a livello europeo o mondiale che disciplinano l’impiego
dell’uranio impoverito nella costruzione aeronautica? 5. Può la Commissione
indicare quali sono le norme che disciplinano il trattamento dell’uranio
impoverito all’atto dello smantellamento dei velivoli e in caso di calamità? 6.
Quali iniziative intende adottare la Commissione per porre definitivamente
termine ai rischi connessi all’utilizzo dell’uranio impoverito nei velivoli? »
Attentato mondiale - L’aggettivo è tranquillizzante: impoverito.
In inglese, “depleted”, ridotto, esaurito. Ma il ‘Depleted Uranium’ è
notoriamente cancerogeno, mutageno,
genotossico. Le prove? A iosa. Infatti, è stato accertato dalla letteratura
scientifica prodotta da istituti, istituzioni ed organizzazioni prestigiose: International Physicians for the Prevention
of Nuclear War, International Action Center, Union of Concerned Scientist,
Canadian Coalition for Nuclear Responsability, Office of Radiation, Chemical & Biological Safety
(Michigan State University), Gulf War Veterans, Istituto Ramazzini. Non viene utilizzato solo in campo bellico. E’
in atto da decenni un vasto e generalizzato riciclaggio, anche in prodotti
destinati al contatto con l’uomo. Nel globo circolano oltre 300 brevetti per
prodotti dove si usa ‘Depleted Uranium’. Rivela il Landau Network Centro Volta
di Como: «L’ufficio brevetti europeo ha approvato 696 progetti che prevedono
l’impiego di uranio impoverito, tra questi ci sono palle da baseball e leghe
per le otturazioni dentali». Ciò che non
più un segreto diventa un inquietante interrogativo. «Come mai decine di
migliaia di tonnellate di questo prodotto sono state impiegate per anni nella
costruzione di aerei (civili e militari), di elicotteri, di satelliti, di
barche a vela, di navi, di yacht da competizione, di schermi per le stanze di
ospedali, di trivelle petrolifere, in munizioni e mine, nell’asfalto strade,
per blindare i carri armati, nella costruzione di container, come contrappeso per le centrifughe delle
lavatrici e nei muletti per il sollevamento merci, nelle mazze da golf, nei
proiettili da caccia e nei comuni elettrodi per la saldatura?» domanda il
Comitato Stop all’U-238. Gli Stati Uniti
d’America hanno accumulato, secondo
dati dello stesso Dipartimento per l’Energia (Final Plane for the Conversion
of Depleted Uranium Exafluoride:
Rapporto del DOE al Congresso del luglio 1999), «750 mila tonnellate di uranio
impoverito». Scorie che si accrescono al ritmo di 30-40 mila tonnellate annue.
La relazione del DOE rivela che «il contributo dell’industria, attraverso il
parziale riutilizzo di questi materiali, può far diminuire in modo
significativo i costi di programmi relativi al loro stoccaggio». Stime ufficiali attestano che a livello mondiale la
quantità stoccata di DU si aggira sui 10 milioni di tonnellate. Alcune aziende,
tra cui spicca la Starmet, riciclano queste scorie già da diversi anni,
rivendendole e disperdendole sul pianeta. La Commissione dei diritti umani
delle Nazioni Unite ha chiesto al segretario generale -con la risoluzione 1997/36- di preparare un
dossier «sull’uso dell’uranio impoverito e di altre armi di distruzione di
massa o con effetti indiscriminati, incompatibili con il diritto umanitario
internazionale e con le leggi sui diritti umani». Del Rapporto mancano notizie
da 15 anni.
INTERROGAZIONE
PARLAMENTARE
Aerei
uranio impoverito
DEPLETED URANIUM
BOING 747 SERVICE
LETTER
ADVISORY CIRCULAR
FAX SCHIPOL GROUP
Cisam. Pisa. |
Fiumicino. |
Malpensa, Alitalia. |
Fiumicino, Alitalia. |
Ciao Gianni mi hai costretto ad iscivermi a wordpress x poter comunicare in questo prezioso blog,ma va bene lo stesso,almeno così non sarai cyber-attaccato dagli stronzi di turno.Volevo dirti che portando sempre con me il misuratore geyger quando viaggio ho non ho rilevato anomalie di misurazione durante le operazioni di imbarco.Sicuramente la prossima volta cercherò di avvicinarmi in coda o alle ali per verificare presenza di radiottività,anche se per segnalare onde alfa dovrei "toccare"col contatore il materiale in questione.Comunque faccio notare che durante il volo la radioattività cresce di 5 - 7 volte quella naturale di 0,2 uSv/h.Ovvero raggiunge l'1-1,5 uSv/h quando si supera i 5000 mt di altitudine(a causa della mancanza della filtrazione atmosferica).Tutto ciò solo sui nostri cieli.Sul Pacifico è tutta un altra storia!
RispondiEliminaLa prima cosa più importante da fare è questa: Trovare un sistema che ci permetta di ottenere prove certe.
RispondiEliminaSenza prove certe non si vincono le cause. Dunque bisogna pretendere che qualsiasi organo o parte di un'organo rimosso chirurgicamente da un malato di cancro sia sottoposto a misurazione delle radiazioni o che sia conservato in luogo sicuro (congelato) quando il malato lo richieda.