di Gianni Lannes
Nel periodo più buio della storia della Repubblica, in cui l’Italia e l’Europa si apprestano ad affrontare una delle crisi economiche più drammatiche dal secondo dopoguerra, mentre nel nostro Paese l'attività produttiva è stata arrestata dal governo del Conte bis e gran parte della popolazione sopravvive agli arresti domiciliari, con milioni di italiani privi di un reddito e danni economici attualmente incalcolabili, il ministero degli Esteri capeggiato dal pentastellato Luigi Di Maio, dona (non presta) ben 50 milioni di euro alla Tunisia.
«L’Italia
concederà alla Tunisia un prestito di 50 milioni di euro per aiutare
il Paese a far fronte all’emergenza coronavirus, secondo quanto
riferito oggi da una fonte della presidenza tunisina e da una fonte
della banca centrale del Paese nordafricano. La Tunisia ha confermato
114 casi di coronavirus, di cui quattro morti, e ha messo in atto
misure di lockdown per impedire che il virus si diffonda
ulteriormente».
La Repubblica, 26 marzo 2020 |
Nessuno ha verificato la fonte e così l'errore è stato reiterato a cascata anche dai giornaloni di Roma e persino dall'Ansa, perché così fa comodo ai boiardi nullafacenti. Superficialità, sbadataggine, dilettantismo o peggio? Il giorno
successivo, vale a dire il 26 marzo del corrente anno, la notizia è
stata ripresa dal quotidiano del governo la Repubblica nei seguenti e
testuali termini dal titolo «Tunisia, le “scelte italiane” del
governo per affrontare il virus: industrie chiuse e sussidi, ma
ancora da definire».
Successivamente è scoppiata la polemica delle tifoserie avverse, senza che anima criata andasse a scavare alla radice, per accertare i semplici fatti inequivocabili. Il 27 marzo con una nota intitolata “Farnesina, credito Tunisia risale a 2017, sorpresi da polemiche“, il ministero dove bivacca Di Maio ha precisato che quei 50 milioni erogati alla Tunisia «non sono né un dono, né un regalo, bensì un credito (di aiuto) che rientra nel quadro del più ampio Memorandum of Understanding Italia – Tunisia siglato nel 2017, dunque ben tre anni fa. Non solo: il contratto di finanziamento è stato poi perfezionato il 18 marzo 2019». Vero o falso ministro Di Maio?
Insomma, quella propinata a livello ministeriale è la verità o la
solita menzogna manipolata da propinare agli ingenui che lavorano ogni santo giorno? Dalla regia i bene informati mi
suggeriscono alla lettera: “la seconda che hai detto”. Vediamo un
pò le carte ufficiali cosa recitano a tale proposito, per afferrare
la verità indicibile, ma a portata di chiunque, anche di scalcagnati
aspiranti cronisti locali.
Ecco qui, carta canta: il predetto accordo Italia-Tunisia prevede uno stanziamento di «165,5 milioni di euro, così ripartito: 100 milioni a credito d'aiuto e 65,5 milioni di euro a dono». Le cifre della matematica e le espressioni della lingua italiana non lasciano proprio alcun dubbio, sull'effettivo regalo ad una nazione straniera, di un'ingente somma di denaro pubblico, in un momento tragico; risorse economiche che potevano essere destinate magari a potenziare immediatamente le terapie intensive volutamente disastrate dalle autorità. Quattrini versati allo Stato italiano dagli ignari contribuenti nostrani, ormai con l'acqua alla gola o peggio. Peraltro, una clausola del predetto memorandum consente ai paesi contraenti, quindi all'Italia di recedere dall'accordo - azione giustificata da un'emergenza nello Stivale - e non erogare i soldoni. Chiunque può leggere la documentazione e capire l'imbroglio del dicastero targato Di Maio che forse non comprende appieno il significato, oltre alle lingue straniere, anche dell'idioma di Dante.
Memorandum Italia-Tunisia (stralcio) |
Ecco qui, carta canta: il predetto accordo Italia-Tunisia prevede uno stanziamento di «165,5 milioni di euro, così ripartito: 100 milioni a credito d'aiuto e 65,5 milioni di euro a dono». Le cifre della matematica e le espressioni della lingua italiana non lasciano proprio alcun dubbio, sull'effettivo regalo ad una nazione straniera, di un'ingente somma di denaro pubblico, in un momento tragico; risorse economiche che potevano essere destinate magari a potenziare immediatamente le terapie intensive volutamente disastrate dalle autorità. Quattrini versati allo Stato italiano dagli ignari contribuenti nostrani, ormai con l'acqua alla gola o peggio. Peraltro, una clausola del predetto memorandum consente ai paesi contraenti, quindi all'Italia di recedere dall'accordo - azione giustificata da un'emergenza nello Stivale - e non erogare i soldoni. Chiunque può leggere la documentazione e capire l'imbroglio del dicastero targato Di Maio che forse non comprende appieno il significato, oltre alle lingue straniere, anche dell'idioma di Dante.
Certo l'accordo italo-tunisino copre il periodo 2017-2020, ma il governo pro tempore del Conte bis poteva annullare l'elargizione senza problemi, a fronte del nostro dramma. Invece niente, anzi la Farnesina occulta la verità mentendo spudoratamente. Dunque,
il versamento a fondo perduto, ovvero il dono (prove alla mano documentali e ufficiali) di 50 milioni di euro alle imprese
tunisine risulta ufficialmente e specificatamente per l’emergenza
Coronavirus, mentre i nostri imprenditori, i nostri commercianti, le
nostre famiglie non hanno risposte, certezze e vivono nella paura di
chiusure e fallimenti, sempre a causa del medesimo agente virale. Inoltre, i nostri operatori sanitari e i nostri agenti
delle forze dell'ordine non hanno le dovute protezioni per poter
operare in sicurezza, tanto da dover lavorare senza aver potuto fare
il tampone per sapere se sono contagiati a loro volta, mandandoli
allo sbaraglio. E non ci sono tamponi e medici per i nostri anziani
dimenticati nelle case di riposo a morire di pena.
In un Paese civile, in uno Stato di diritto, un ministro degli esteri pizzicato da una semplice inchiesta giornalistica con le mani nella marmellata, quantomeno rassegna immediatamente le sue dimissioni e sparisce dalla scena politica per indegnità morale.
In un Paese civile, in uno Stato di diritto, un ministro degli esteri pizzicato da una semplice inchiesta giornalistica con le mani nella marmellata, quantomeno rassegna immediatamente le sue dimissioni e sparisce dalla scena politica per indegnità morale.
Per chi ancora non
lo sapesse trai membri del governo italiano e altrove, la Tunisia non
è una regione italiana. In sostanza, per fronteggiare l'emergenza
nuovo coronavirus siamo così forti da giungere a fronteggiare le
emergenze all'estero, dimenticando però la nostra patria.
Riferimenti: