6.6.13

TORRI DEL MARE: TESORI SOMMERSI DEL SUD

Italia: Mediterraneo - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)



di Gianni Lannes


E se nel Belpaese si riuscisse a riconvertire il fronte della guerra al paesaggio in industria di pace, tutta restauro e lavoro, turismo di qualità culturale ed economica che non divora il suo stesso territorio, ma assicura una vera salvaguardia e redddito garantito?

Nei tanti Sud d’Italia vive un’Italia dei luoghi diversi lontano dai luoghi comuni. In questo estremo, ma non periferico lembo dello Stivale, si potrebbe scommettere contro tutto e tutti, di poter recuperare alcune delle centinaia di torri costiere del Regno di Napoli e delle Due Sicilie. E si potrebbe partire con progetti di autentico restauro e recupero, da quelle sotto gli occhi distratti di tutti. Si tratta di splendidi manufatti risalente al XVI secolo e perfino all’anno Mille, di particolare interesse come valido documento storico per la conoscenza dell’architettura militare e dei sistemi di avvistamento.




 Mediterraneo - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)



 
 Italia: Mediterraneo - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Dove l’illegalità è moneta corrente bisogna educare le istituzioni, gli enti locali ad uno sviluppo diverso perché ai cittadini vengono sottratti i luoghi, gli spazi, i segni di riconoscibilità, le specificità della nostra terra.

 Italia: Mediterraneo - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Si potrebbe iniziare il lavoro con un monitoraggio degli avamposti marittimi di mezzo millennio fa. Le opere d’arte quando non possiedono uno specifico valore monumentale, vengono distrutte o private di ogni manutenzione, esiliate dalla cultura e dall’apprendimento sociale e quindi dalla consapevolezza dei cittadini. Il loro valore e la loro importanza sono però ancora fondamentali e forse sono gli unici elementi concreti di cui disponiamo per riconquistare la dimensione ecologica dell’ambiente costruito e per riproporre una conoscenza dei fenomeni e degli elementi naturali. 

Italia: Mediterraneo - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Numerose torri litoranee sono scomparse, di altre restano solo poche mura sbrecciate, alcuno sono state trasformate in orribili ristoranti, parcheggi, rimesse, negozi. 

Italia: Mediterraneo - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)
 

Loro si ergono maestose, nonostante l’incuria e l’abbandono. Attendono un futuro: osservatori faunistici, laboratori ecologici, musei multimediali, centri di studio del mare.  

 
 Italia: Mediterraneo - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Gli obiettivi da conseguire sarebbero molteplici: sensibilizzazione verso un’area di elevato valore naturalistico; valorizzazione del patrimonio architettonico e recupero di strutture presenti nell’area; promozione di una fruizione eco-compatibile; tutela dell’habitat. Lo scopo potrebbe essere di realizzare insieme a studenti e docenti, interventi concreti, oltreché approfondire gli studi in materia.

 
 Italia: Mediterraneo - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Non si tratterebbe di un mero recupero intellettuale ma corporeo. Il problema è che non abbiamo nessuna epica da trasmettere: viviamo in un ambito turistico dove imperversa la corsa all’omologazione, all’appiattimento, alla standardizzazione modello “riviera romagnola. 

 
Salento: scempi edilizi in atto - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

 
Salento: scempi edilizi in atto - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati) 

 
  Salento: scempi edilizi in atto - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

 Salento: scempi edilizi in atto - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


 
 Salento: scempi edilizi in atto - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Dalla Puglia alla Calabria, dalla Sicilia alla Sardegna ci si imbatte in un inesplorato scrigno archeologico, coronato da scogliere calcinate dal sole, faraglioni modellati dal vento e sempre più villaggi turistici plasmati da speculatori mafiosi coperti ed incoraggiati dalle istituzioni e sovente dalle massime autorità dello Stato, delle Regioni e dei Comuni.

 
Italia: Mediterraneo - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Un altro bel pezzo di storia è scritto sott’acqua dove si potrebbero realizzare sentieri blu in aree marine realmente e rigorosamente protette. Ma incombono sempre più le trivelle per rubare gas e petrolio.  

 Italia: Mediterraneo - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


 
 Italia: Mediterraneo - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Le torri che per secoli hanno vigilato nel timore dei Saraceni, svettano a mezz’aria e come una beffa del destino, ora ne sono l’unico segno riconoscibile dal mare. Eppure le indicazioni per trovarle sono scarse e confuse, inesistenti, quasi a volerle preservare inconsciamente dal piede dell’uomo.

Qui scorre un’incredibile vita: si librano solenni i gabbiani sulle acque cristalline; si rifugiano stremati gli uccelli maratoneti nella biblica migrazione verso le terre calde; transitano tra disumane sofferenze i migranti trattati peggio di schiavi in catene, spesso brutalizzati ed ammazzati senza pietà.

I tanti Sud dello Stivale sono una mezza vittoria del Mediterraneo ma rischiano sempre la sconfitta.  Dopo l’approdo di pirati e corsari le torri provano brividi di altra natura. Corrono il rischio di una devastazione finale. Ancora oggi non sono inspiegabilmente vincolate come monumenti.

Allora, altro che crisi economica (una subdola speculazione finanziaria). I nostri veri tesori su cui puntare per una rinascita dell'Italia sono storia ed intelligenza creativa, risorse uniche al mondo.
                                                                                                   

Le Puglie sul mare

                                                            di Gilan
Trani - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

A Trani fu stilato il più antico codice marinaro del mondo: i famosi Statuti Marittimi del 1063. “ E’ bene sapere che si chiamano Puglie propriamente i borghi che vanno da Manfredonia sino ad Otranto. 

 
 Manfredonia - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Puglia significa basso: infatti sono tutte coste basse e i loro unici contrassegni sono i campanili. Sulla costa ci sono due monti: uno Monte Sant’Angelo, l’altro è il Monte Santa Maria di Leuca, fra i quali intercorre una distanza di 200 miglia…”. La descrizione è tratta dal Kitab – I Bahriyye: Il Libro della Marina, tradotto dall’orientalista Alessandro Bausani nel 1979. E’ il primo portolano turco redatto – nel 932 dell’Egira – tra il 1521 e il 1525 - da Ahmet Muhiddin Piri, meglio noto come Piri Re’is. Nel XV e XVI secolo divennero terrificanti le incursioni ottomane. 

Taranto ignota - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


I musulmani piombavano frequentemente con agili vascelli sulle coste appule per catturare prede umane e tesori. Tanto che a Napoli, la capitale del viceregno, fu istituito il Monte della Redenzione dei Cattivi: affrancava i prigionieri cristiani facoltosi, pagando ingenti riscatti. Nel viceregno vi erano 1500 chilometri di costa da proteggere. Gli iberici non si diedero per vinti, mutuarono così un principio difensivo utilizzato dai romani. 

 
Gargano - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Torri di avvistamento, in luoghi strategici affinché ognuna avesse la visuale della successiva e della precedente - peraltro già edificate da normanni, svevi e angioini -, per segnalare coi “fani” notturni (fuochi di avviso) e fumate diurne, i pericoli. Nel 1532 don Pietro di Toledo ordinò alle università costiere di approntare a proprie spese la difesa del territorio. 

Nel dicembre del 1539, considerata l’inefficacia delle sue disposizioni, impose con scarsi risultati che “si fortificassero tutte le terre poste sul litorale”. Nel 1563 don Parafan de Ribera riconfermò l’ordine. I lavori di realizzazione procedettero con lentezza esasperante: nel 1590 il numero complessivo ammontava a 339. Nel 1748 se ne contavano 379. 131 erano disseminate in Puglia: 80 in Terra d’Otranto, 25 in Capitanata, 16 in Terra di Bari. Sotto la Torre di San Pietro in Bevagna (oggi al Bagno) vi è una cripta nella quale la tradizione vuole che l’apostolo celebrasse la prima messa appena sbarcato dalla Terrasanta. Per l’edificazione si adoperarono maestranze locali e materiali costituiti da conci di pietra irregolari, impastati alla malta, alla pozzolana e al pietrame minuto. Una delle caratteristiche principali è l’orientamento dell’ingresso, sopraelevato e difeso da una caditoia a perpendicolo. L’accesso è ubicato sulla parete rivolta a monte, alla quale corrisponde sul mare, una parete cieca. 

 
Gargano: torre del lago di Varano (piccola) - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

In queste fortificazioni - che avevano il precipuo compito di avvistare e segnalare - prestavano servizio a turno, giorno e notte, due sentinelle. La torre cavallara era spesso provvista di una feluca con la quale le guardie sorvegliavano le zone di difficile accesso. Vi erano rocche, torri capitane (poste a difesa dei porti) e un battaglione mobile. Soltanto in seguito alla sconfitta ottomana nella battaglia di Vienna (1683), l’incubo si dissolse. Sopravvivono i ruderi: parecchie si stagliano a sfidare il grecale o l’incuria, il degrado e le ristrutturazioni feroci del secolo breve.

3 commenti:

  1. Tredici anni fa, discussi la tesi in architettura presso la facoltà di Pescara, in pianificazione territoriale e nello specifico di un programma integrato di settore (PIS) in cui si studiavano i sistemi infrastrutturali del GARGANO. Partendo inizialmente da un aspetto per me cruciale e che sembrava ottenere l'attenzione dei miei relatori, cioè il sistema delle torri costiere di difesa dl gargano. L'idea era quella di mettere in rete le torri dandole nuova funzione attraverso un'opera di restauro conservativo e riusi che ne riproponessero la loro natura di sentinelle (osservatori del mare e del cielo) utilizzando un sistema informatico intranet e internet per l'interscambio di informazioni e database. Altro elemento dello studio divenne l' ex ferrovia Decauville che dal bosco sfilzi, in foresta umbra, scendeva giù a valle alla segheria mandrione nel comune di Vieste. I due poli rappresentavano l'incursione del sistema di rete costiero con l'entroterra forestale, nel cuore del Parco Nazionale del Gargano. In definitiva, il progetto si proponeva di fare da volano per uno sviluppo del sistema turistico garganico. Finale della storia: il sistema infrastrutturale con l'inserimento del tracciato ferroviario fu inserito in uno studio di prefattibilità dell'ente parco nazionale con l'aggiunta orribilis di un tratto in galleria che perforava la montagna sacra da Apricena per raggiungere San Giovanni Rotondo, il tutto in quanto ecologico e sotterraneo, il treno di Padre Pio.
    Fortunatamente tutto ciò non si fece, e a più riprese proposi l'intervento sulle torri costiere, anche con un contatto dal CNR di lesina per il progetto "Sentinelle del mare". Nulla. Gli interessi speculativi fortunatamente e naturalmente erano altrove, sappiamo dove, salvando, ironia della sorte, le torri costiere nell'unico modo possibile...lasciandole alla loro storia e al tempo che tutto distrugge.

    Con stima sincera, un lettore dalla città di Vieste. Arch. Natale Ruggieri

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    1. sul progetto della decauville di cui parli:

      http://amaraterra.blogspot.it/2012/07/il-treno-turistico-della-foresta-umbra.html

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  2. Vorrei chiarire alcuni fatti.
    Il punto di partenza di tutto il discorso della Decauville e del successivo studio di prefattibilità e fattibilità è la tesi di laurea discussa dal sottoscritto nel 2001.
    Il focus del progetto è stato modificato da esigenze che progressivamente alteravano gli scopi del piano. Era, nell'idea originale, riportare in vita la memoria storica che quel tracciato rappresentava. Vi era il riconoscimento di una storia che poteva rinnovarsi e il treno era solo un modello, un'indicazione operativa. Non era la mia originaria intenzione di impiego tout court. La possibilità di mettere in rete i sistemi costieri, era affidata a macchine elettriche che offrivano un servizio di connessione tra i nodi qualitativamente rilevanti della storia e del paesaggio garganico. Quindi macchine che avrebbero unito sistema della costa (attraverso i nodi identificati dalle torri di difesa costiere) e sistema Parco con la penetrazione all'interno della foresta umbra. Un programma ad hoc, doveva avere come scopo il restauro conservativo degli immobili storici presenti nei tracciati e la loro messa in rete, non solo come memoria organizzata e organica attraverso la rifunzionalizzazione, ma come fruizione e condivisione. Il tracciato della ex Decauville e il sistema costiero andavano riqualificati e riutilizzati per riconoscere nella memoria un ponte per un futuro possibile.
    Con un programma che integrava questi valori e questi scopi e sopratutto con la partecipazione e il consenso di fruitori e operatori si poteva inseguire uno sviluppo sostenibile e di recupero di un patrimonio unico.
    Riproporre la ferrovia in "se", con binari e locomotive è solo suggestione. Ma da quello che riesco a comprendere, l'intento è di scardinare la possibilità di riconfigurare la realtà secondo i canoni di saggezza e conoscenza. E' una scelta umana di deumanizzazione, disgregazione, di distacco. Rottura con la memoria e la coscienza di ciò che si è e si è stati. Ognuno per se, la memoria unisce, la conoscenza unisce...ma siamo noi all'altezza? Vogliamo essere all'altezza?

    Arch. natale Ruggieri

    P.S.: Ho letto il post che mi ha segnalato Domenico nel suo blog e volevo precisare l'indirizzo del mio contributo di studi e professionale rispetto alla questione in oggetto, che evidentemente palesa intenti e frequentazioni diverse dai titolari di quegli studi...
    Questo mio commento lo inserisco anche nel suo blog.

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