8.2.17

LE TRIVELLE DI EMILIANO




di Gianni Lannes

Scusate ma scrivo ancora per difendere madre terra, insieme ad altri conterranei!

Altro che canzonette di Sanremo, altro che distrazioni di massa, la realtà è un'altra. La rapina del gas dal sottosuolo nella sola provincia di Foggia è un caso unico in tutta la Puglia e nel Mezzogiorno d'Italia. Qui mezzo secolo fa sono stati scoperti e sfruttati dall’Eni, grandi giacimenti di metano, in cambio di un petrolchimico mai bonificato, che seguita a seminare malattie e morte nell'ignara popolazione. Grazie anche all’ignoranza degli autoctoni e all’ingordigia dei politicanti locali venduti al miglior offerente, il furto e i danni ambientali (come nel caso conclamato di Manfredonia, alla voce legge 426/1998) proseguono indisturbati. Il governatore Vendola nei dieci anni di mandato ha autorizzato e confermato concessioni utili al furto di idrocarburi in terra di Capitanata, mediante una mezza dozzina di delibere regionali, firmate anche dal vice presidente Loredana Capone (ancora in carica in veste di assessore).

L’ultima notizia ignorata come sempre dai mass media telecomandati, attesta:

«La Giunta regionale , ai sensi dell’art.5, comma 3 Accordo Stato-Regioni del 24 aprile 2001, ha rilasciato INTESA alla riattribuzione in concessione del giacimento marginale di idrocarburi “ Torrente Vulgano”. La sezione competente provvederà alla trasmissione dell’atto al Ministero dello Sviluppo Economico».

Ecco i dati ufficiali del ministero dello sviluppo economico, vale a dire i titoli minerari aggiornati al 31 gennaio 2017 per la Capitanata:

permessi di ricerca 2 (su un’area di 309,15 chilometri quadrati); concessioni di coltivazione 14 (area di 1.207,91 chilometri quadrati) per un totale di 1.517,06 chilometri quadrati.

Quanto alle istanze per il conferimento di nuovi titoli minerari in fase decisoria, ovvero in attesa di emanazione del decreto di conferimento del Mise, il quadro è sconvolgente: 

concessioni di coltivazione: 1 (su un’area di 41,75 chilometri quadrati), 7 (su un’area di 943,34 chilometri quadrati), per un totale di 985,09 chilometri quadrati.

Attualmente i «pozzi produttivi sono 124», ed 84 i pozzi per «altro utilizzo», mentre sono attive due centrali turbogas: una a San Severo (Enplus) e l’altra a Candela (Edison). Le misere royalties ammontano nel 2015 (ultimo dato utile) ad euro 3.468.866, 26, intascate però dalla Regione Puglia. I Dauni pagano la bolletta del gas alla società francese GDF. Semplicemente incredibile.

Addirittura, in ossequio alla speculazione senza scrupoli, il governo italiano - in cambio della vendita alle forze armate del Kuwait di 28 aerei da guerra della Finmeccanica sponsorizzati dal ministro Roberta Pinotti, vorrebbe autorizzare la multinazionale Energas/Kuwait Petroleum ad impiantare a Manfredonia, in un’area naturalistica ed archeologica, il più grande stabilimento di gas a petrolio liquefatto d’Europa. Il sedicente ecologista Nichi Vendola (sotto processo a Taranto per il disastro Ilva) il 5 giugno 2015 con la delibera 1361 ha espresso il parere di compatibilità ambientale dello scempio considerato dalle direttive Seveso, a “rischio di incidente rilevante”. E il sindaco Riccardi Angelo (sotto processo a Pescara per gravi reati) sempre del piddì, ha assunto il 21 marzo 2016 addirittura l'estensore tecnico di quell'atto amministrativo della Regione, ovvero l'ingegner Antonicelli Antonello. Il successore sulla poltrona barese, tale Michele Emiliano, in almeno due occasioni pubbliche a Manfredonia (l’ultima volta a novembre del 2016) aveva promesso l’annullamento in autotutela dell’atto scellerato su cui è basato peraltro, anche il parere positivo - datato 22 dicembre 2015 - dei ministri Galletti e Franceschini. Ho sollecitato direttamente Emiliano ma ancora non ci sente, forse gli difetta la coerenza, oppure propina menzogne come tanti altri ras del partito democratico simil Renzi. Ieri, nel frattempo, è giunta la risposta allucinante in punta di diritto, all’interrogazione del consigliere regionale Rosa Barone (M5S) dell’assessore Curcuruto (l'ultima arrivata sul cadreghino pagato dai contribuenti).
 
Ma non è tutto: un altro metanodotto della Snam ha già sconquassato i Monti Dauni (come ad Alberona) e addirittura a Castel Fiorentino nell’agro di Torremaggiore, dove è morto Federico II di Svevia, per collegarsi all’allacciamento TAP che sbarcherà a Melendugno, come hanno deciso i soliti affaristi multinazionali, violentando la nostra terra, le leggi ed il buon senso in nome degli affari a tutti i costi.

Infine, per non farci mancare proprio niente, e trasformare la Puglia in un mero hub al servizio dell’Europa, ossia della Germania, lo stesso governatore Emiliano ha discusso qualche giorno fa con l’amministratore delegato della Snam (ENI), di un rigassificatore da appioppare sempre alla Puglia. Per la cronaca, qualche anno fa, la Sorgenia di De Benedetti, aveva presentato un progetto simile a Margherita di Savoia e Trinitapoli.

Sia chiaro: la Daunia non è una discarica, né una colonia, tantomeno uno zerbino da sfruttare a piacimento. Su la testa Dauni!


Post scriptum

Signor Michele Emiliano, se non è in grado o non vuole ottemperare alle promesse e agli impegni da lei assunti pubblicamente a Manfredonia prima in campagna elettorale e poi a novembre scorso (auditorium Celestini) per revocare in autotutela la scellerata delibera di Vendola pro Energas/Kuwait Petrolem, si dimetta dalla carica.














 





Nessun commento:

Posta un commento

Gradita firma degli utenti.