4.3.14

LE NAVI DEI VELENI: 600 ATTI SOTTOPOSTI A SEGRETO DI STATO

 UN RAPPORTO DEL SISMI - ARCHIVIO LANNES




 di Gianni Lannes

Ma se le autorità dello Stato italiano e alcuni magistrati sostengono che non esistono, allora perché l'incandescente vicenda delle navi dei veleni è stata coperta dal segreto di Stato? E la sceneggiata di Cetraro nel 2009, mandata in onda a reti unificate dal ministro dell'ambiente Prestigacomo e dell'allora capo della Procura nazionale antimafia Grasso? Parla la cronaca: per le indagini a supporto delle indagini giudiziarie della Procura della Repubblica di Paola (in provincia di Cosenza), poi avocate da Reggio Calabria, nell'ottobre del 2009 il Governo italiano ha utilizzato una nave per le ricerche sottomarine denominata  «Mare Oceano», di proprietà della famiglia Attanasio. Diego Attanasio è un armatore napoletano con una flotta di sette navi oceanografiche e teste centrale dell'affaire «Mills-Berlusconi». A suo tempo, il Ministero britannico della difesa aveva offerto mezzi e personale qualificato a un prezzo inferiore rispetto a quello proposto dai proprietari di Mare Oceano; non sono tuttavia note le ragioni per cui l'offerta britannica sarebbe stata rifiutata così come i termini del contratto tra la nave «Mare Oceano» e il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Chi appone per legge il vincolo del segreto di Stato? Il presidente del consiglio dei ministri. Vero Berlusconi?

Chiedo al primo ministro Renzi, e al presidente della Repubblica, in virtù dell’articolo 21 della Costituzione, ai sensi della Convenzione di Aarhus ratificata dalla legge statale 108/2001, che tutti gli atti relativi alle fantomatiche navi dei veleni e i casi di aggressione all’ambiente, siano finalmente resi di dominio pubblico.

Si tratta di una storia nebulosa, inquietante dove il ruolo dei servizi segreti italiani è assolutamente oscuro. Una situazione che pone a rischio la vita di milioni di ignare persone e degli ecosistemi marini. Tra l'altro, il 12 dicembre 1995 il capitano della Guardia Costiera di Reggio Calabria, Natale De Grazia, è stato assassinato, come ha chiarito definitivamente l'ultima autopsia. Questo straordinario uomo ed ufficiale della Marina stava indagando su 180 affondamenti sospetti sia nel Tirreno che nell'Adriatico, la sera che si stava recando in missione con due carabinieri a La Spezia. Il mio amico magistrato Nicola Maria Pace, prima di andarsene all'altro mondo, da me intervistato nel giugno 2005 per il settimanale Famiglia Cristiana, mi aveva rivelato che il capitano De Grazia l'aveva chiamato la mattina del 12 dicembre di 19 anni fa. E gli aveva detto che l'avrebbe portato sul punto esatto in cui era stata affondata la nave Rigel da lui finalmente individuata dopo l'affondamento nel 1987 a largo di capo Spartivento.

Che fine hanno fatto quelle centinaia di carrette del mare e le migliaia di container affondati nel Tirreno, nell'Adriatico e nello Jonio? Contenevano forse rifiuti tossici e scorie nucleari? Sono state inabissate nel mare prospiciente soprattutto Calabria, Puglia, Campania, Toscana, Sicilia, Basilicata, Sardegna e Marche?

I mari d'Italia sono stati trasformati in discariche industriali dell'Europa: in particolare di Francia, Germania, Svizzera e Gran Bretagna. I nostri mari sono stati svenduti al miglior offerente, grazie anche al lavoro sporco della criminalità organizzata, telecomandata dall'intelligence nostrana.

Come aveva intuito e documentato Ilaria Alpi la pista dei rifiuti è parallela a quella del traffico di  armi a livello di Stati e multinazionali mafiose e coinvolge direttamente lo Stato italiano. Ecco perché è stata assassinata insieme a Miran Hrovatin il 20 marzo 1994 a Mogadiscio, poco prima di dare in diretta al Tg3 nazionale la notizia di questa scoperta. Ho acquisito e messo al sicuro documentazione - ben nota ai vertici dello Stato tricolore nonché all'Unione europea, che attesta la responsabilità diretta di affondamento di scorie nucleari ad opera direttamente dello Stato italiano. Ad esempio: cosa è stato occultato nel Mare Ionio? Perché nel 2010 quando ho sollevato pubblicamente il problema di alcuni container radioattivi nel porto di Ravenna sbarcati da una nave proveniente da Israele, scoprendo che lo studio legale milanese dell'avvocato Pecorella aveva assunto la difesa degli inquinatori stranieri, mentre lo stesso Pecorella era al contempo presidente della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti, nessun politicante ha osato aprire bocca, anche solo sul conflitto di interessi.



C'E' UN EDITORE IN ITALIA CHE ABBIA IL CORAGGIO CIVILE DI PUBBLICARE IL LAVORO DI INCHIESTA SULLE NAVI DEI VELENI?

SQUARCIAMO IL VELO DEI MISTERI: STA A NOI ESSERI UMANI FARE IN MODO CHE LA VERITA' TORNI A GALLA. 









2 commenti:

  1. Una realtà drammatica! Che cosa contiene il pesce che arriva sulle nostre tavole?

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  2. Veleni industriali di origine tossica e radioattiva. Come ben sa l'Ispra ed i ministeri dell'ambiente e della salute.

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