24.3.14

40 TONNELLATE DI RIFIUTI TOSSICI AFFONDATI NEL MAR LIGURE: IL GOVERNO RENZI CHE FA?








di Gianni Lannes


Ai giorni nostri nei mari del Belpaese le navi dei veleni navigano a gonfie vele affaristiche e i governi tricolore lasciano corrrere come sempre impunemente. Un autentico disastro a danno dell’ecosistema marino con ripercussioni non ancora valutate sulla popolazione locale. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse invece da piangere sulle conseguenze sanitarie e ambientali. L’Italia alla prova dei fatti è la discarica dell’Europa. 

27 mesi dopo il carico di veleni “persi” nel santuario dei cetacei - all’alba del 17 dicembre 2011 - dal cargo Venezia della compagnia Grimaldi, non è stato ancora recuperato. Perché? Eppure le autorità (direzione marittima di Livorno e governo Monti) hanno saputo dal primo istante che le sostanze tossiche - partite dalla Sicilia e ufficialmente dirette in Lussemburgo - erano però finite a circa 400 metri di profondità, tra l’isola di Gorgona e il Banco di Santa Lucia, esattamente a 20 miglia dalla città labronica. Meno male che la zona è "protetta per legge" (si fa per dire, sic!).





Il rapporto della sala operativa della Capitaneria portuale di Livorno (datato 17 dicembre 2011, a firma del capitano di fregata Francesco Paolillo), attesta che la segnalazione è giunta «alle ore 07-20 odierne», ovvero 3 ore e venti minuti dopo l’evento, almeno secondo la versione di chi ha causato l'incidente. La Guardia Costiera, però, ha impiegato ben tre giorni per comunicare via fax l’accaduto ai comuni di Livorno e Pisa, mentre il ministro dell’Ambiente e il Comando Generale della Guardia Costiera (Maricogecap) sono stati informati istantaneamente (note fax 04-02.11/48984/OP del 17/12/2011, 04-02.21.48991/S.O. del 18/12/2011, 04.02.21.49003/OP del 18/12/2011).




La dinamica del cosiddetto incidente presenta molteplici punti oscuri e incongruenze, che il ministero dell’Ambiente non ha mai chiarito, nonostante si siano alternati ben tre governi (Monti, Letta e infine Renzi).

A Matteo Renzi chiedo: se e in quale modo la compagnia Grimaldi Lines è stata chiamata a concorrere al recupero dei veleni e a sostenere i relativi costi? Il Governo Renzi intende accertare la puntuale dinamica del sinistro e quantificare il danno ambientale provocato dalla società Grimaldi?

Più di qualcosa non quadra. Allora, in sintesi. Una nave si mette in viaggio dalla Sicilia portando in coperta due semirimorchi con un carico di bidoni. Nonostante la tempesta, prosegue la rotta e i semirimorchi volano in mare. Il comandante non se ne accorge fino all’arrivo, quando dichiara che il fattaccio probabilmente è accaduto poco dopo le 4. Iniziano le ricerche nel punto dove poteva trovarsi la nave a quell’ora, ma il comandante dopo qualche giorno ritrova la memoria e parla di un’onda anomala che alle 5,20 ha quasi fatto rovesciare la nave. Un operatore portuale smentisce entrambe le versioni dichiarando che l’allarme era stato dato intorno alle 3. I proprietari del carico interpellati dalla stampa dichiarano che dell’incidente non ne sapevano niente. La nave continua tranquillamente a navigare, non è stata sequestrata e non risulta neanche che tramite ispezioni a bordo sia stata accertata la dinamica dell’incidente. La dinamica, come al solito è nebulosa: solo dopo quattro giorni la capitaneria di porto di Livorno ha inviato bollettini e segnalazioni ai comuni rivieraschi interessati, precisando che:

« (...) Chiunque avvistasse i fusti, sia pescherecci che cittadini a riva, ci avverta subito, non li tocchi se sono asciutti... »; inoltre il comandante della guardia costiera livornese sottolineò che i fusti « (...) sono nocivi e se non vengono tenuti co stantemente bagnati possono infiammarsi (...) ».

La compagnia di navigazione dopo due settimane di silenzio fa sapere di avere un piano per il recupero dei bidoni, ma senza scendere nei dettagli. Viene fuori che i bidoni erano dentro un container, quindi a cadere in mare è stato un container. Nelle dichiarazioni ufficiali le autorità locali minimizzano, mentre la prefettura tace e si scomoda in visita il ministro Clini.  

A che punto è il cosiddetto monitoraggio dell’area marina “protetta” sulla carta velina, e quali sono le iniziative in atto per arrivare al recupero integrale dei fusti tossici ed escludere definitivamente qualsiasi rischio per la salute dei cittadini e dell’ecosistema marino?  


Post scriptum

Ne avevo scritto per il quotidiano L’Unità il 2 gennaio 2012, ma dopo quell’inchiesta e un altra sul rinvenimne3nto di bidoni di rifiuti in Calabria, il nuovo direttore del giornale fondato da Gramsci, con il quale aveva collaborato dal 2001 con numerose inchieste, non ne ha voluto più di sapere di approfondire l’argomento. Davvero strano: sono stati così sbadati e frettolosi che hanno dimenticato a tutt’oggi, addirittura di retribuire il mio lavoro. E nonostante un bonario sollecito del mio legale, sarò costretto ad una vertenza di lavoro con il giornale finanziato dal Partito democratico che a parole, anzi a slogan ormai, difende i lavoratori. Non avrei mai immaginato che i caporioni di "sinistra" scendessero così in basso. Ma questa è un’altra storia.









3 commenti:

  1. Direi soprattutto cosa fa Beppe Grillo! Non si preoccupa della salute del suo mare e dei suoi concittadini, oltre che di tutti gli italiani? A Genova si e' impegnato per non far alzare il prezzo del biglietto del tram, pero' non si preoccupa delle tonnellate di veleni riversi in mare. Beppe... attaccati al tram.

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  2. Uniamoci sempre piu' numerosi e difendiamo a gran voce questo diario internautico e la liberta' di espressione. Non abbiamo timore di gridare la verita', sempre piu' persone la vedranno e la ascolteranno. Nella rete, trappola per la mente e meccanismo di controllo e di propaganda, esistono ancora pochissimi spazi dove non contano ideologie politiche o di appartenenza e dove i gatekeepers hanno vita breve, perche' smentiti dai fatti. Questo spazio e' SU LA TESTA!

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  3. Aderisco in toto a questo appello e suggerirei di riproporlo tale e quale sul sito change.org per una maggiore diffusione e la sottoscrizione di una petizione.

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Gradita firma degli utenti.