10.6.16

L’ORO ITALIANO? ALL’ESTERO





di Gianni Lannes

Torniamo a sfiorare questioni cruciali in materia finanziaria, mentre gli italiani vengono drogati con la tv spazzatura, il calcio nonchè il patologico gioco d'azzardo, propinati a profusione dal governo dell'ineletto Renzi telecomandato dall'estero. Altro che la carta straccia dell’euro propinata con il signoraggio della BCE, a cui l’Italia il 5 gennaio 1999, non si sa a quale titolo ha conferito ben 141 tonnellate di oro. Per la Banca ex d’Italia «Le riserve auree italiane rappresentano la terza riserva aurea al mondo, dopo quella degli Stati Uniti e della Germania, la quarta se si considera anche la dotazione del FMI».

I dati ufficiali parlano chiaro: «La riserva è costituita da 2.452 tonnellate. Alla fine del 2013 il valore complessivo delle riserve auree era di quasi 69 miliardi di euro a prezzi correnti (871,22 euro per oncia di oro fino)». Ma dove sono effettivamente depositate le riserve auree dell’Italia, che per legge, appartengono non all’ex Banca d’Italia, bensì al “popolo sovrano”?

Sempre secondo l'ex Banca d’Italia «Sono custodite per circa la metà della loro consistenza presso le “sacristie” della Banca d’Italia in Roma. Il resto delle riserve è depositato all’estero: la parte più consistente è custodita a New York presso la Federal Reserve. Altri contingenti di dimensioni più contenute si trovano a Berna, presso la Banca Nazionale Svizzera, e a Londra presso la Banca d’Inghilterra».

La nostra riserva aurea è depositata in gran parte a New York, invece che a Roma. Perché? La verità è disarmante, ma è preferibile che la gente non sappia: l’Italia non ha alcuna sovranità; oltretutto il trattato di Lisbona (entrato in vigore nel 2009), firmato da Prodi e D’Alema nel 2007, senza alcun mandato parlamentare, ha stracciato in punta di diritto la Costituzione repubblicana italiana. 

L'ex Banca d’Italia ha pubblicato un documento ufficiale attraverso il suo sito internet, riguardo lo stoccaggio e la composizione delle riserve auree italiane. Il documento conferma che l’oro d’Italia è allocato in 4 luoghi del pianeta, 3 dei quali fuori dal territorio nazionale Italiano. 

Nella sua dettagliata relazione l'ex Banca d’Italia rivela che 1.194,40 tonnellate (pari a quasi la metà) sono stivate nei caveaux della sede di Palazzo Koch, in Via Nazionale a Roma. La restante parte è immagazzinata presso i depositi della Federal Reserve di New York.  Il rapporto afferma che, in parti più modeste, l’oro italiano è conservato presso la Banca d’Inghilterra a Londra e presso la Banca Nazionale Svizzera a Berna.

Ufficialmente, o meglio solo nominalmente, presso la Sede dell'ex Banca d’Italia, che ormai appartiene a banche private per gentile concessione della, casta di politicanti italidioti, le riserve custodite sono sotto forma di monete per 4,1 tonnellate (871.713 pezzi – cosiddetto “oro monetato”) mentre le altre parti sono in forma di lingotti.
I lingotti sono 95.493 per un peso complessivo di circa 1.195,3 tonnellate. Una parte di questi sono detenuti per conto della BCE perché rappresentano una componente delle riserve valutarie conferite ai sensi dell’articolo 30 dello Statuto del SEBC (Sistema Europeo Banche Centrali)/BCE.

Nel documento dell'ex Banca d’Italia non sono specificate le quantità esatte di oro depositato a New York, Londra e Berna. E’ probabile che a Roma, non ci sia più nulla. 522 tonnellate di questo oro italiano che fu accantonato presso la Federal Reserve di New York nel settembre del 1974 furono utilizzate come garanzia aurea per il prestito della Bundesbank all’ Italia durante il primo prestito d’oro all’Italia tra il 1974 e il 1976. Questa garanzia è salita a 543 tonnellate tra il 1976 e il 1978. Ad onor di cronaca, la Germania non ha mai risarcito l'Italia per oi danni di guerra e per le stragi di civili. Il documento sostiene che revisori esterni controllano le riserve auree di Palazzo Koch, annualmente, in concomitanza con altre tipologie di carattere monetari e finanziario. Questi revisori esterni, però, non hanno la facoltà di esaminare le riserve auree fisiche italiane detenute presso paesi stranieri. Queste riserve sono “controllate” tramite rapporti (attestazioni) rilasciati in forma di documenti ufficiali, ogni anno, dalle Banche Centrali che detengono il nostro oro. In buona sostanza le nostre riserve auree all’estero non sarebbero oggetto di revisione contabile “fisica” da parte di propri rappresentanti designati.

In Germania i mass-media hanno avuto un ruolo fondamentale nel pressare la Bundesbank per richiedere il rimpatrio del proprio oro dalla FED a Francoforte. In Italia l’opinione pubblica riuscirà a sensibilizzarsi su questa questione e premere le autorità sempre più telecomandate dall'estero, per un rimpatrio su suolo italiano, del nostro oro? Toc toc: la cosiddetta opposizione è forse in villeggiatura a spese dell'ignaro contribuente?


riferimenti:



1 commento:

  1. No. Non torneremo mai più in possesso del nostro oro in America, chi mai avrà il coraggio di fare una simile richiesta?

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