30.11.16

DAL CULTO DELLE ACQUE ALLA CURA MORTALE DEL CEMENTO ARMATO!





di Gianni Lannes

Qui nel Gargano ha avuto origine il popolo dei Dauni, vale a dire dei lupi. Lucani, Sanniti e Irpini sono discendenti degli antichi Dauni. E’ uno dei principali ambiti europei di interesse archeologico. «Il complesso di Scaloria Occhiopinto ha fornito il maggior numero di informazioni sul Neolitico di tutta l’Italia sud orientale - spiega Marija Gimbutas, archeologa, condirettrice degli scavi del 1978-79 - La Grotta Scaloria è unica in Italia per il luogo sacro e per le sue sepolture». Dal 1967 è stata avviata l’indagine della parte più profonda della labirintica caverna, dove gli studiosi localizzeranno i resti di un cerimoniale religioso, collegato ad un culto delle acque praticato attorno alla fine del V millennio avanti Cristo.

il nuovo mercato Scaloria


foto AQ
 
Tutela del paesaggio? Invece di preservare l’area circostante e il prezioso sito sotterraneo patrimonio universale dell'umanità, i bonificatori della storia hanno vandalizzato la contrada impiantando un mercato settimanale, al modico prezzo di 570 mila euro.

Si tratta, ovviamente di denaro dell’ignaro contribuente che si è sommato alla voragine del debito pubblico di Manfredonia pari 52 milioni di euro almeno fino al 2014, rilevata dalla Corte dei Conti, e lievitata attualmente secondo alcune stime a 70 milioni di euro.


Chi controlla i controllori? Non un archeologo istituzionale ha levato una voce di denuncia prima e dopo lo stupro ambientale. La zona, addirittura irriconoscibile, si presenta ormai ampiamente degradata dall’uomo minus habens. Della serie scempi municipalizzati e costantemente impuniti. Sulla grotta Occhiopinto hanno edificato addirittura un fabbricato comprensivo di recinzione. A Palazzo Celestini erano tutti distratti, oppure banalmente compiacenti? L'onorevole Michele Bordo non sa niente?







La posa della prima pietra tombale, pardon, commerciale, è avvenuta il 25 maggio 2009, ad opera dell’allora sindaco Paolo Campo, attuale consigliere regionale del piddì, lo stesso che ha pubblicamente definito l’impianto a rischio rilevante di incidente dell’Energas (Kuwait Petroleum), come “un’iniziativa produttiva degna”. L’inaugurazione a base di cemento armato e asfalto, con il beneplacito della Sovrintendenza deputata per legge alla protezione dei tesori archeologici, invece, è stata realizzata per volontà dell’attuale “primo cittadino” pro tempore, Angelo Riccardi, coadiuvato dalla sua giunta, esattamente il 15 gennaio 2012. 

 
Bordo, Riccardi, Campo


Cinque giorni dopo, il segretario cittadino di Sel, Michele La Torre, aveva diramato il seguente comunicato stampa: «Perché il Comune di Manfredonia ha individuato per la creazione del nuovo mercato un’area geograficamente opposta alla precedente ; perché proprio là? A pochi passi dal nuovo mercato sorgono incompiuti e abbandonati il campo sportivo e il nuovo palazzetto dello sport … Ci si  domanda: su cosa si basa la scelta della nuova ubicazione, considerando il fatto che si tratta di una zona di interesse archeologico e scientifico (zona grotta Scaloria-Occhiopinto), oltretutto logisticamente poco felice (area fortemente ventosa, attualmente raggiungibile tramite una sola strada)…».
 
La replica del geometra Angelo Riccardi non si è fatta attendere: «Un’opera che recupera e valorizza un’area periferica, avviata dalla precedente amministrazione dal sindaco Paolo Campo e dall’assessore Antonio Prencipe e che abbiamo proseguito apportando degli aggiustamenti che l’evolvere dei tempi ci hanno imposto».

Nel 1977, il noto archeologo Silvio Ferri (scopritore delle Stele Daunie),  scrisse una relazione per gli Atti della II esposizione archeologica del Gargano. Ecco uno stralcio significativo: 

«… Credete che non si possa vivere, pur con tutte le comodità, anche come “Musei di se stessi”? Sarebbe un “Museo” ideale, l’unico museo umano, vivo e agente, costruito dalle dissennate generazioni, le quali, in cerca di un benessere che non soddisfa, perché non ha né programmi né limiti, tanto più si allontanano dalle legge naturale quanto maggiori novità tentano di escogitare e finiscono col distruggere se stessi, avendo bestialmente distrutto la natura. Che è sempre l’ultima a vincere. Tutto ciò sarà ed è una triste utopia di un uomo di studio. Forse un uomo, nella sua singola essenza può capirla, non la capirà mai un complesso di uomini, i quali continueranno a distruggere credendo di migliorare e di contrapporre il nuovo al vecchio; poi, a misfatto compiuto, piangeranno sulle loro rovine».



Se vuoi bene a qualcuno gli devi dire la verità, altrimenti è omertà. Vero Touring Club? Ora, tralasciando l’ampia e variegata bibliografia relativa a questo sito, vale la pena citare il professor Emilio Benvenuto, che nel suo saggio Siponto e la Daunia, edito da Adriatica Editrice, a Bari, nel 1974 (pagine 8-11) ha descritto questo territorio. 

«Nell’agro di Manfredonia, a distanza di 500 metri, appena, dall’abitato, sulla via di Scaloria, nella tenuta denominata “Giulia”, tutta circondata da terreni seminativi, si apre un’accessibile voragine, che ha il diametro di circa 12 metri. A poca distanza, scorre il canale aperto, che trasportava le acque pluviali di Scaloria e di Pulsano nelle cisterne di S. Lorenzo e di Cessa, quando il Sele non dissetava ancora gli abitanti di Manfredonia. Allorchè le piogge erano abbondanti, le acque disalveavano, riversandosi nella spelonca e quivi depositavano la terra vegetale in essa coinvolta, senza riuscir mai, in tanti secoli, a colmare la spelonca stessa, facendo tal cosa presupporre che le acque avessero un loro corso sotterraneo. Scendendo, infatti, per un malagevole sentiero, in fondo si rilevano i bordi, distanziati di qualche metro, di un viadotto, quasi interrato. Le pareti, escavate in uno strato calcareo duro, mostrano che la faticosa operazione venne compiuta in tempi preistorici, quando non erano ancora manovrati paramine e martelli (cioè all’epoca del ferro) e si adoperavano ancora armi di selce. Procedendo carponi nel camminamento interrato, si penetra in vaste gallerie, disseminate di preziose stalagmiti e stalattiti. Sul letto della terra addensata, sono stati raccolti alcuni frammenti di vasi… Ma la spelonca di “Occhiopinto” non è limitata in circa duecento metri di larghezza. Essa prosegue e si inoltra più estesamente. All’incrocio, infatti, della strada di Scaloria, col cunicolo dei tubi, che portano l’acqua potabile del Sele a Monte S-. Angelo, in direzione del camminamento di “Occhiopinto”, è visibile, in una delle pareti, un foro, che accenna a un’interruzione del camminamento stesso. La Sopraintendenza dei Monumenti e Scavi di Taranto vi inviò, nel 1931, un proprio dipendente, Francesco Piepoli, il quale penetrò, dal foro, nell’interno della grotta e percorse cica 24 gallerie, disposte a forma di labirinto, per la lunghezza di circa 600 metri, con burroni e caverne, assicurandosi che altre gallerie proseguivano, immergendosi nelle viscere della colonna subappenninica garganica. Qui, senza dubbio, ha abitato pure gente primitiva, giudicando dai frammenti di vasi dalla doppia creta arrossata dal fuoco nelle due pareti esterne, restando cruda all’interno. Pare che a quella gente sia succeduta un’altra, in tempo posteriori, ma sempre antica, come si osserva da altri frammenti di creta, diversamente conformata. Si sono pure rinvenute schegge di selce lavorata dalla mano dell’uomo. Si sono rinvenute disparate ossa umane. Infine si sono osservate abbondanti stalattiti e stalagmiti, che scendono dalla volta naturale o si ergono dalla base delle grotte intercomunicanti, a guisa di fungaie, tutte fulgenti di quarzo e di età imprecisata… Pare dunque che questa meravigliosa caverna possa rassomigliarsi a quella di Postojna… Le vicende dei secoli l’hanno geologicamente arricchita. Essa non dovrebbe essere abbandonata…».

riferimenti:
























foto AQ

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