27.7.13

GIBILTERRA: COLONIA OFFSHORE DELLA MASSONERIA INGLESE





di Gianni Lannes


Nell'antichità era nota come una delle colonne d’Ercole: Mons Calpe. Poi fu ribattezzata dagli Arabi "Gebel Tariq": monte di Tariq, ad appena 10 chilometri dall’Africa. E’ uno degli ultimi pezzi di quello che fu l’impero britannico basato su colonialismo, soprusi e ruberie del casato terroristico Windsor.

Il calendario segna quasi tre secoli di esclusiva sovranità inglese (o meglio, massonica) sulla Rocca (6,5 chilometri quadrati) e sulla la maggioranza dei 32 mila residenti autoctoni, i Llanitos.   

Dominik Searle, già direttore del Gibraltar Chronicle non ha dubbi: «Crediamo che nel XXI secolo dovremmo essere noi stessi a decidere in modo democratico del nostro futuro politico. La Spagna, invece, dice che noi non ne abbiamo il diritto e quello deve essere risolto in colloqui bilaterali tra Londra e Madrid. Con la cessione della sovranità sul territorio, qualunque cosa noi pensiamo». 

Gibilterra è ormai una spina nel fianco nel processo di integrazione europea. Il regime speciale concesso alla colonia ha infatti fomentato uno sviluppo economico legato al riciclaggio di denaro sporco, a traffici illeciti tra Stati insopettabili e multinazionali del crimine, e alla corruzione. 

Questo è un paradiso fiscale dietro cui parcheggiare utili, plusvalenze e dividendi. E’ l’unica giurisdizione offshore - creata nel 1967, anno in cui la legislazione istituì la possibilità di stabilire entità esenti da tasse sul territorio del promontorio -  che fa parte dell’Unione europea di cui è membro in virtù dell’articolo 227 del Trattato di Roma come territorio sotto la responsabilità del Regno Unito per gli affari esteri. 

Tutte le regole dell’Ue sono quindi valide a Gibilterra tranne quelle relative ad iva, importazioni ed agricoltura. Le società offshore sono esenti da qualsiasi tipo di tassazione ad esclusione di una tariffa annua di registrazione. Gibilterra conta circa 60 mila società registrate. Il settore dei servizi finanziari include banche, fondi comuni, assicurazioni e servizi di investimento e gestione dei capitali, ed è sotto il controllo della Commissione per i servizi finanziari di Gibilterra. Il Gfsc dipende non dal Governo locale ma dal Regno Unito che ne sceglie i dirigenti. 

Nel 1996 il Governo ha approvato una legge che permette alle Società di riconciliarsi a Gibilterra attraverso la costituzione di un’entità uguale a quella nella giurisdizione precedente, in tempi velocissimi. Tale regolamento include la ri-domiciliazione da tutta l’area dell’Unione europea, dei Paesi membri del Commonwealth e di molti centri offshore. Recentemente le stesse regole sono state estese alle compagnie di assicurazione. I temi di frizione tra Europa, Spagna e Gran Bretagna sono però molteplici, dallo spazio aereo al porto, alla libera circolazione degli individui, al passaggio di petroliere monoscafo, all’attracco e sosta di sommergibili nucleari britannici. La lunga permanenza del Tireless (con crepe al reattore nucleare qualche anno fa) ha provocato forti preoccupazioni e un coro crescente di proteste dei cittadini e delle autorità spagnole a cui è stata negata la possibilità di compiere adeguati controlli.

La collocazione di Gibilterra tra Europa e Nord Africa, ha attratto investitori d’ogni genere. Imprenditori di Gran Bretagna, Germania e Francia hanno consolidato un’enorme varietà di nuove società. Ovviamente queste attività hanno necessità di disporre di assicurazioni, banche, servizi legali e Gibilterra è in grado di offrirli, proponendosi come centro offshore emergente e competitivo. 

Il modello delle società esenti si ispira a quello UK. Una società di Gibilterra posseduta da un non residente che non conduca nessun tipo di affare con i residenti, è idonea ad essere esentata da qualsiasi tassazione. Una volta ottenuto questo status il Governo locale le garantisce la totale esenzione dalle tasse per 25 anni. Tale tipo di società può avere degli uffici locali, assumere personale locale, avere dirigenti e amministratori a Gibilterra e utilizzare le infrastrutture finanziarie locali. I registri pubblici non fanno differenza tra società residenti, che pagano il 35 per cento di tasse, e quelle esenti. Per mantenere lo status di società esente, è sufficiente pagare al Governo una tariffa di 250 sterline all’anno. 

Il Trattato di Utrecht del 1713 sanciva lo status quo, assegnando Gibilterra alla corona britannica. L’articolo 10 del Trattato stabiliva precise condizioni per il momento in cui sarebbe terminata la sovranità britannica: «Gibilterra non potrà aspirare all’autodeterminazione e la Rocca sarà spagnola». Una risoluzione dell’Onu del 1963 ribadisce la non esistenza di un diritto all’autodeterminazione.

Dal 1964 la Spagna tenta di riconquistare il controllo politico della zona. Nel 1967, un plebiscito fra gli abitanti appoggiò la continuità della dipendenza coloniale. Nel 1968 le Nazioni Unite votarono a favore della reintegrazione di Gibilterra alla Spagna. Il quadro legale si complica però con la Costituzione che il Regno Unito concede a Gibilterra nel 1969: i Llanitos la accolgono con un referendum popolare e il dittatore Franco mandando le truppe a bloccare le frontiere (riaperte solo nel 1982, a transizione spagnola ultimata).

A chi appartiene dunque questo lembo d’Europa? Sicuramente ai 6 milioni di turisti che arrivano qui ogni anno. E forse anche alle famiglie di macachi insediatesi da secoli sulla Rocca e rispettate da tutti. «Si racconta che Winston Churchill in persona abbia spedito un telegramma con l’ordine di incrementare la colonia di scimmie sulla Rocca - spiega Erik Shaw, attivista della Società Zoologica - Credeva anche lui nella leggenda secondo cui quando i macachi spariranno anche gli inglesi se ne dovranno andare».  


Post scriptum (11 agosto 2013) 

Le navi da guerra britanniche hanno levato le ancore per il Mar Mediterraneo, mentre sale la tensione tra Londra e Madrid su Gibilterra, con entrambi i Governi pronti a ricorrere alle vie legali. La flotta guidata da Hms Illustrious passerà quattro mesi nelle acque mediterranee per una serie di esercitazioni militari.

Le tensioni tra Londra e Madrid sono affiorate di nuovo dopo la decisione di Gibilterra di creare una barriera sottomarina artificiale di cemento, che secondo la Spagna impedisce alle barche spagnole di pescare nelle acque intorno al promontorio conteso.

La Spagna sarebbe pronta ad allearsi con l'Argentina per organizzare un'offensiva diplomatica congiunta su Falkland e Gibilterra. Il mese prossimo ministro degli Esteri José Manuel Garcia-Margallo andrà in visita ufficiale a Buenos Aires e discuterà della questione con la presidente Cristina Kirchner, che ha preso una posizione molto battagliera sulle isole che l'Argentina chiama Malvinas chiedendo a Londra l'apertura di negoziati bilaterali.

Garcia-Margallo, secondo il quotidiano spagnolo El Pais, vorrebbe rivolgersi alle Nazioni Unite, chiedendo al Consiglio di sicurezza di occuparsi della questione di Gibilterra e delle Falkland. La Spagna infine sta prendendo in considerazione l'ipotesi di denunciare Gibilterra alla Corte internazionale dell'Aja per avere «occupato illegamente» l'istmo che collega la colonia britannica alla terraferma e che non fa parte degli accordi di Utrecht del 1713 che avevano concesso a Londra la sovranità sul territorio. 

Nel frattempo un portavoce dello stesso dicastero ha reso noto che il governo spagnolo sta «valutando la possibilità di rivolgersi» a enti internazionali quali le Nazioni Unite, il loro Consiglio di Sicurezza o la Corte internazionale di giustizia dell'Aja. Anche il governo britannico è pronto a ricorrere alle vie legali: secondo il ministero degli Esteri intende chiedere all'Ue di intervenire per porre fine ai «controlli di frontiera ingiustificati e inaccettabili imposti per motivi politici in violazione delle norme Ue». 

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