4.8.16

TERREMOTI IN BASILICATA INNESCATI DALLA RAPINA DI IDROCARBURI

 foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

di Gianni Lannes


Per gli addetti ai lavori è cosa nota, ma per la gente comune è fantascienza. Dopo il terremoto in Emilia, nel 2012, provocato dall’avida mano dell’uomo, le autorità italiane in carica sono perfettamente al corrente dei gravi rischi che corre l’ignara popolazione in Basilicata, in conseguenza e per effetto dell'estrazione di petrolio, nonché di reiniezione di scarti tossici e radioattivi nel sottosuolo. Una serie di studi di alta valenza scientifica hanno evidenziato il pericolo. Dopo il danno anche l'atroce beffa contro la popolazione: l'unica ricaduta è l'inquinamento dell'acqua, del suolo, del sottosuolo e degli esseri viventi; e in aggiunta pure i terremoti indotti. Attualmente, il dato cruciale in Italia, è l'incapacità di ribellione delle masse inebetite e apatiche.


 


«Petrolio e terremoti: bugie che sfiorano la verità» scrive pubblicamente un autorità in sismologia, come il professor Enzo Boschi. E aggiunge: «Insomma l'estrazione petrolifera sismogenetica è a tutti gli effetti una cosa seria! Dunque, l'iniezione di fluidi in zone sismiche della crosta terrestre è in grado di generare terremoti anche forti! È un fatto ufficialmente riconosciuto da organi scientifici e di governo. Desta meraviglia che la Protezione Civile con le sue centinaia di esperti interni e i suoi consulenti esterni non si sia pubblicamente pronunciata su una questione tanto delicata. Noi cittadini vorremmo essere informati. E ne abbiamo tutto il diritto. Su questi argomenti abbiamo scritto molti articoli sul Foglietto, evidenziando aspetti grotteschi e comportamenti che meriterebbero un'attenzione accurata da chi di dovere su questioni che attengono alla sicurezza dei cittadini. Per il momento ci limitiamo ad osservare che in Val D'Agri, zona ad altissima pericolosità sismica, si iniettano fluidi da una decina di anni. Se i fluidi iniettati per lungo tempo in Val Padana hanno scatenato terremoti non si capisce perché non possa succedere anche in Basilicata e non si prendano le dovute precauzioni. Siccome i personaggi in gioco (compresi quelli defilati) in Emilia e in Basilicata sono più o meno gli stessi, è lecito sperare in una spiegazione complessiva accettabile e augurarsi decisioni che salvaguardino la vita umana».

Cosa centra la NATO negli studi sulla sismicità indotta? Nello studio Ispra sulla sismicità indotta/innescata in Italia si cerca di evitare il discorso su quella innescata, vero problema per ENI ed enti pubblici di controllo, ma ad un certo punto si cita la NATO nell’ambito del progetto di ricerca sul tema della mitigazione del rischio da sismicità indotta in Val d’Agri, “sarà presentato nel quadro dell’iniziativa internazionale “NATO Science for Peace and Security” (collaborazione tra OGS, CNR-IMAA e ReLUIS)”.  

Attesta il Consiglio nazionale delle ricerche: «La sismicità indotta in Alta Val d’Agri. Recenti ricerche del CNR-IMAA svolte nell'ambito del progetto “Sistema per lo studio della sismicità locale” evidenziano la presenza di microsismicità indotta (Ml ≤ 2.7) dall’invaso del Pertusillo (area A tratteggiata in figura) e dalla re-iniezione delle acque di strato al pozzo Costa Molina 2 (area B tratteggiata in figura). Le localizzazioni in figura sono state eseguite utilizzando i dati sismici acquisiti dalla rete Eni in Val'Agri (triangoli blu) tra luglio 2001 e dicembre 2012, integrati con i dati del database ISIDe acquisiti dalla rete sismica nazionale INGV (triangoli verdi). Nell'ambito del Task n.7 del progetto S2 DPC-INGV, il CNR-IMAA mette a disposizione le forme d'onda di eventi sismici indotti che sono stati registrati da stazioni accelerometriche installate in Alta Val d'Agri».


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