8.8.16

ARRESTIAMO LO STUPRO DI MANFREDONIA!

il giovane popolo della Daunia - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

di Gianni Lannes


La città di Manfredi e la Daunia non hanno nulla da guadagnare dall'ennesima aggressione ambientale. Come può essere approvato adesso un progetto già bocciato dalle autorità ministeriali e regionali nel 2000, senza tener conto della terza direttiva Seveso e della Convenzione di Aarhus, nonché del parere contrario di cittadine e cittadini?

In attesa di una catastrofe annunciata con perdite di vite umane e danneggiamenti, il governo dell’ineletto Renzi si accinge a dare il via libera definitivo all’impianto da 60.200 metri cubi di gpl dell’Energas, collocato nella contrada di santo Spiriticchio classificata a rischio sismico di categoria 2, peraltro solcata da alcune faglie sismiche, a rischio di incidente rilevante sulla base di una progettazione datata, lacunosa ed imprecisa, risalente al 1997, spacciandolo addirittura di “interesse strategico nazionale”.

Il gigantesco deposito di gpl - prima Isosar ora Energas - è approdato in Puglia, in una zona politicamente malleabile, ma ad alto rischio ambientale, dopo aver girovagato negli anni ’90 inutilmente per alcune località della Campania, dove non ha trovato alcun ente locale ad ospitarlo. Lo stesso comune di Manfredonia sotto la giunta di Gaetano Prencipe, in cui figurava dal 1995 al 2000 in veste di assessore l’attuale sindaco, il geometra Angelo Riccardi, aveva espresso inizialmente parere favorevole al pericoloso progetto. Non a caso dopo aver sperimentato diverse ipotesi - prima veniva scelta l'area ex Enichem - fu proposta la sua rilocazione, non in un altro territorio, bensì in un'altra area sempre nel comune di Manfredonia.

Dal Registro delle imprese (Archivio ufficiale della Camera di Commercio) la Kuwait Petroleum Italia Spa detiene il 33.31 per cento delle quote sociali della Energas Spa, che rappresenta la società proponente il progetto per l’installazione di un deposito costiero di gas propano liquido  nel Comune di Manfredonia. Il 61.88 per cento della suddetta Energas è dalla Zetagas Spa, il 4,81 per cento da un privato. Kuwait Petroleum Corporation è la compagnia petrolifera nazionale del Kuwait, controllata direttamente dal governo del Kuwait.  Dunque i nuovi aspiranti stupratori di Manfredonia sono la multinazionale Q8 e i soci Menale.

Secondo l’Energas “in caso di incidente non succederà la fine del mondo”. Davvero? Solo in uscita: ci saranno fino a 50 navi gasiere da 2000 tonnellate, 7.300 autobotti da 18 tonnellate, 4000 autocarri da 5 tonnellate in bombole e, in particolare, 200 convogli da 480 tonnellate in 12 ferrocisterne. Quest’ultima movimentazione, per tutte le direzioni, si concentrerebbe nel passaggio obbligato tramite le aree ferroviarie di Foggia, circondate da aree residenziali densamente abitate, inevitabilmente coinvolte in caso di incidente. La linea ferroviaria , ovvero la Foggia-Manfredonia, è a binario unico.

Sul quotidiano Il Tempo leggo una significativa notizia:

«Palazzina esplosa a Pesche: cinque persone saranno processate per omicidio colposo. Per quella tragedia costata la vita al giovane papà Giovanni Di Caprio, ieri il gup del Tribunale di Isernia Quaranta ha rinviato a giudizio la proprietaria dell’appartamento Maria Mentino, il progettista Manlio Iadanza Lanzaro, l’installatore Rodolfo Campanile, l’ad dell’Energas Diamante Menale il dipendente della società Raffaele Cuccaro. Fissata all’11 febbraio la prima udienza del procedimento che dovrà far luce su un dramma rimasto impresso nella memoria di tutti, che si consumò in una manciata di secondi la mattina del 5 maggio 2010. Un boato fortissimo e una poi una potente esplosione scossero la quiete del piccolo centro».

Dunque, il presidente dell’Energas è stato rinviato a giudizio per omicidio colposo a seguito di un incidente, o meglio di un’esplosione, in cui è coinvolta proprio l’Energas.

E così mi tornano in mente due episodi di cronaca ormai morta e sepolta nella memoria sociale: l’incendio a Brindisi della nave gasiera Val Rosandra nel maggio del 1990 e il disastro ferroviario a Viareggio nel 2009. E che dire poi, del sequestro preventivo alla Kuwait Petroleum di beni pari a 240 milioni di euro, equivalente al vantaggio economico che l'azienda petrolifera avrebbe
tratto dal mancato rispetto delle norme in materia di smaltimento dei rifiuti pericolosi? Bastano come precedenti?

Il tratto terrestre del gasdotto (per 5 chilometri) attraverserà aree d’interesse archeologico e ambientale, nonché zone ad alta pericolosità idraulica. Il    tracciato lambisce l'area a vincolo archeologico Siponto Santa Maria.
La bomba ad orologeria Energas comporta la previsione di una movimentazione di ferrocisterne, autobotti e autocarri del tutto incompatibile con l'attuate rete stradale e ferroviaria del territorio interessato, con evidente rischio per la normale viabilità e lo sviluppo turistico della zona; il negativo impatto ambientale sul mare - attraversato da una condotta lunga 5 chilometri - determinerebbe irreparabili conseguenze per l’ecosistema marino e per i  pescatori nella zona, a fronte della davvero limitata offerta d'impiego.
Questo territorio della Daunia è stato martoriato dall'industrializzazione forzata e dalla violazione delle vocazioni territoriali da parte del petrolchimico Anic-Enichem, ora dismesso per la sua grave incidenza ambientale, dopo aver prodotto gravi danni per la salute pubblica e all'ambiente, con più fughe di arsenico, le cui conseguenze tante persone hanno pagato e stanno ancora pagando, sia in termini di vite umane, sia economicamente, per la bonifica delle aree ancora incompleta (attualmente appena al 12 per cento), tanto che con riguardo a tale territorio, considerato Sin (sito di interesse nazionale), come è stato evidenziato da una ricerca del Cnr di Pisa, svolta per conto del Ministero della salute, il dato statistico di malformazioni congenite (MC) ha una incidenza più alta dei 37 per cento, rispetto al resto della regione Puglia; e si tratta di Mc cardiopatiche, del sistema digerente e urinarie, con conseguenze non solo generazionali, ma anche transgenerazionali, ovverosia con incidenza prolungata nel tempo.
Manfredonia, dopo l'industrializzazione funesta ex Enichem (contratto d’area propugnato da Prodi, e poi sostenuto da Berlusconi) , ha avuto una reindustrializzazione che ha determinato solo licenziamenti e capannoni industriali non più in uso, nonché sperpero di denaro pubblico, e che ha già permesso troppo in termini di devastazione del proprio territorio; non è possibile sopportare oltre lo scempio contro le vocazioni pescherecce, turistiche, artigianali, agricole e di benessere.

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