2.3.24

OCCHI BIANCHI

 


 

di Gianni Lannes

La Palestina non rappresenta un conflitto locale incancrenito su una riva del Mediterraneo, bensì evoca la questione cruciale del nostro tempo; è inutile eluderla poiché tocca tutti. In Europa è vietato parlare pubblicamente del genocidio dei palestinesi perpetrato impunemente dal regime totalitario di Israele. Eppure passato e presente ci interrogano continuamente, nonostante censure generali, omissioni internazionali e punizioni istituzionali. I giovanissimi e pacifici studenti picchiati dalla polizia italiana a Pisa e Firenze per aver protestato contro la guerra e contro il genocidio di Gaza indicano la bancarotta morale dell'Occidente. Tra gli schietti sentimenti popolari e le artefatte istituzioni politiche che dovrebbero rappresentarli si delinea una gigantesca divergenza. I governanti (fatta eccezione per il Sudafrica e il Brasile) si accodano agli assassini, nonché ai criminali di guerra stanziati a Tel Aviv.

Il razzismo non è una patologia individuale, bensì una struttura di potere interiorizzata nel senso comune che organizza la realtà sociale, ovvero la visione del mondo, a vantaggio di alcuni e a discapito di altri (sottomessi e subordinati). La nostra cultura vanta una configurazione razzista. Antisemitismo e Shoah non c'entrano, peraltro i palestinesi sono un popolo semita, al pari degli ebrei.

Una delle strategie più collaudate per rappresentare il proprio nemico di turno è disumanizzarlo, vale a dire degradarlo a uno stato animale destinato all'annientamento anonimo. Tale strategia non è stata inventata da Israele. Come per tutte le imprese coloniali, tuttavia, è parte del lessico politico e militare incubato di Tel Aviv. L'adozione da parte dei media occidentali della narrazione a senso unico sponsorizzata dallo Stato ebraico, rivela, inavvertitamente, il razzismo che struttura ai giorni nostri il sistema di dominio nell'Occidente e le sue regressive modalità di pensiero che rendono le altre storie non autorizzate e dunque marginalizzate.

I palestinesi non hanno mai voce, ridotti a corpi straziati e mutilati dalla ferocia sionista. Al massimo i nativi sono vittime, mai protagonisti con la loro versione dei fatti in ogni caso  evidente al mondo. Il tema è indicibile: l'ipocrisia amorale della democrazia (incompiuta) occidentale in versione tecnocratica.

Oggi parlare dello sterminio del popolo di Palestina nelle società occidentali significa alimentare la democrazia. Il sistema di potere teme i buchi neri del passato e pretende di annientare l'umana memoria. La storia dimostra che il progresso e la civiltà si nutrono del dubbio e della disobbedienza civile, mai dell'autoritarismo che va messo per sempre al bando nel pensiero critico e nell'azione politica.

Riferimenti:

https://sulatestagiannilannes.blogspot.com/search?q=israele https://www.pellegrinieditore.it/israele-olocausto-finale/  

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