6.1.12

MARCEGAGLIA & VENDOLA
UCCIDONO IL NERO DI TROIA

di Gianni Lannes

In Germania viene premiato mentre in Puglia il governatore Vendola ne decreta la morte a tavolino. Uno dei più antichi e prestigiosi vitigni italiani, nativo della Daunia, si aggiudica la medaglia d’oro al concorso internazionale Mundus Vini bio-fach 2012 di Norimberga, ma è insidiato in provincia di Foggia dal costruendo inceneritore assolutamente fuorilegge della società Eta, autorizzato in deroga alle normative italiane e comunitarie, prima da Fitto e infine da Vendola. In particolare, si tratta del Nero di Troia vinificato in bianco (“Blanc de Noir”), prodotto dalla cantina Duca D’Ascoli di Castelluccio dei Sauri. 

Uno dei vitigni più rappresentativi dell’enologia pugliese (doc Tavoliere) rischia di essere irreversibilmente inquinato dalle diossine della fabbrica di veleni impiantata in località Paglia dell’agro di Manfredonia, esattamente al centro della Capitanata, in procinto di inquinare aria ed avvelenare irreversibilmente terra, cibo e persone. L’affare bipartisan Marcegaglia-Fitto-Vendola - con annessi e connessi è costato per il momento all’ignaro contribuente, complessivamente 30 milioni di euro - fondi comunitari e del contratto d’area - elargiti alla società Eta (Marcegaglia) ed al consorzio Cogeam (Columella & Marcegaglia). Nel procedimento amministrativo non vi è un atto che sia legale, tant’è che gli irresponsabili autori a tutti i livelli gerarchici dovranno risponderne in due sedi giudiziarie: italiana ed europea. Un solo esempio rinfrescherà la memoria dei politicanti pugliesi che hanno barattato la vita di oltre 700 mila persone - proprio come ai tempi dell’insediamento dell’Anic-Enichem - e di un intero territorio, ipotecandone il futuro. A metà degli anni ’90, fu presentato il primo sedicente progetto Eta, relativo ad una piccola centrale a biomasse, poi trasformato previa traslocazione dell’ubicazione dopo alcune bocciature in consiglio comunale, in un mastodontico inceneritore di rifiuti. Le linee guida dell’affare sono state dettate nero su bianco nel 2003 da Antonio Marcegaglia (fa fede un’eloquente lettera) a Campo e Fitto, poi recepite nel 2005 anche da Vendola che avrebbe potuto in autotutela annullare l’operazione. Quando viene stipulato l’accordo di programma l’Eta non è ancora proprietaria dei suoli. Ergo: la famiglia Marcegaglia ha dichiarato il falso in un atto pubblico. La ditta Marcegaglia si è annessa per pochi spiccioli anche il comprensorio turistico di Pugnochiuso nel Gargano, incredibilmente escluso dalla perimetrazione del parco nazionale. I Marcegaglia in loco non pagano le tasse, come ha accertato il comune di Vieste. Ma ecco cosa si legge in un lancio Ansa del 15 giugno 2010: « “Non avevo alcun dubbio sul fatto che la Marcegaglia potesse lodare Vendola, perché non è certo la riconoscenza che manca alla leader di Confidustria”. Lo afferma il segretario nazionale del Psdi, Mimmo Magistro, a proposito delle dichiarazioni fatte ieri da Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, secondo la quale “Vendola è il miglior governatore del Mezzogiorno, la Puglia è una regione ben gestita”. Per Magistro, Marcegaglia è riconoscente a Vendola perché “il suo gruppo, da tempo, fa ottimi affari in Puglia. Prima ha acquisito per un 'piatto di lenticchie' il centro turistico di Pugnochiuso e poi la Puglia di Vendola ha spianato la strada, contraddicendo anche la propria storia ambientalista, nel settore energia e rifiuti, ovviamente tutto fatto in tempi burocratici record, per consentirgli di realizzare qualche ‘mostro’ tipo l’inceneritore di Modugno, una struttura questa per la quale Verdi ed Ambientalisti di tutta la regione hanno gridato allo scandalo. Se la Marcegaglia - conclude Magistro - avesse finanziato, legittimamente e nel rispetto delle leggi, l’onerosissima campagna elettorale di Vendola, sarebbe stata ampiamente giustificata come giustificato appare il suo apprezzamento che, però, non coincide con quello della totalità degli imprenditori pugliesi, bloccati dalla burocrazia”».  

Un’altra contraddizione ecologica: in provincia di Foggia la differenziata vanta insignificanti punti percentuali: altro che 65 per cento. Cosa brucerà l’Eta se non i rifiuti speciali raccolti dalla premiata ditta Marcegaglia nella piattaforma di Ravenna? 




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