31.12.16

MANFREDONIA: ALLEVAMENTI DI PESCI NEL MARE INQUINATO




di Gianni Lannes

Manfredonia è inserita tra i siti contaminati di interesse nazionale dal 1998, in base alla legge 426. Il ministero dell’Ambiente con decreto del 10 gennaio 2000 ha perimetrato un’area di appena 10,7 chilometri quadrati, di cui 8,5 in mare, che ingloba interamente il cosiddetto "porto alti fondali" e si protende al largo. Stranamente, la carta dell'Istituto Geografico Militare (in scala 1:50.000) pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 26 febbraio 2000 (serie generale numero 47) è una vecchia mappa che non riporta il porto industriale (alti fondali) ultimato nel 1978.







Proprio qui, nei sedimenti marini l’Ispra nel 2008 ha scovato in mezzo ad una miriade di veleni industriali scaricati dall’Enichem, anche il pericolosissimo mercurio. Sempre in loco, le autorità locali hanno autorizzato impianti d’allevamento di spigole e orate, nonché di ostriche. Com'è potuto accadere?  
 Ma gli imprenditori ittici sono stati informati dei rischi e pericoli? In un comunicato stampa del comune di Manfredonia si fa riferimento "all'impianto di maricoltura “Tortuga – Gargano pesce” di Algesiro Cariglia, ubicato alle spalle del porto Alti fondali, al cospetto del Gargano". Le autorità giudiziarie sono al corrente e la Commissione europea dell'Ambiente è stata informata dal sindaco? E gli ignari consumatori? Insomma, si possono coltivare pesci in un'area notoriamente inquinata? I tecnici e i funzionari dell'Arpa Puglia sono forse caduti in letargo?


Ben tre sindaci del partito democratico, Prencipe, Campo e l’attuale pro tempore Riccardi Angelo, invece di vigilare e di denunciare la mancata bonifica e il ripristino ambientale, si sono girati dall’altra parte, alla stregua degli ufficiali comandanti della capitaneria di porto. Evidentemente la salute della popolazione conta meno degli affari economici. 






Addirittura la regione Puglia ha elargito denaro pubblico per l’allevamento di specie ittiche in aree contaminate. Singolare casualità: nessun ambientalista e nemmeno il presidente del Caons, l'ingegner Matteo Starace, ex dipendente dell'Enichem, si è accorto della gravissima situazione denunciandola pubblicamente. Un'omissione non da poco. Ma non è che per caso lo Starace ha qualche azienda inserita nel contratto d'area? A proposito: chi ha piazzato Matteo Starace a capo del Caons? Sempre alle porte del Gargano, l'Energas/Kuwait Petroleum intende realizzare un'industria a grave rischio di incidente rilevante (secondo le direttive Seveso), movimentando 300 mila tonnelate all'anno di gas a petrolio liquefatto, ovvero un combustibile fossile che avvelena l'ambiente.

 riferimenti:












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http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2016/12/mercurio-eni-nelladriatico.html 

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http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2016/07/addio-adriatico-la-spectrum-da-il-colpo.html 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/04/il-mistero-di-is-arenas.html 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/04/navi-dei-veleni-in-adriatico-e-jonio.html 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2016/12/gas-tangenti-rifiuti.html






 

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