1.1.15

IL DEBITO ECOLOGICO CON MADRE TERRA

il tramonto di Gaia - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

 

di Gianni Lannes


 
L’economia capitalistica è una lente deformante della realtà: qualsiasi ricetta riformistica è priva di buonsenso. Il fatto che le sedicenti società “avanzate” misurino il progresso attraverso l’aumento del prodotto interno lordo (pil), implica erroneamente che si può progredire nello sviluppo soltanto producendo e consumando più merci, e pertanto sfruttando sempre più le foreste, le miniere, il suolo, il sottosuolo, le acque, i mari, gli oceani, e gli esseri viventi compreso l’essere umano, ed inquinando sempre più l’ecosistema terrestre. L’attuale economia di mercato, ovvero di rapina, è però incompatibile con l’integrità ambientale. 

Finché il diritto imperante considera le creature viventi “cose” e non esseri viventi, esso sarò cieco di fronte alla possibilità che questi possano diventare soggetti di diritti.
La conseguenza è la negazione di qualsiasi dimensione sacra o spirituale a qualsiasi forma di vita della Terra. Gli unici diritti riconosciuti dal diritto dominante sono quelli applicabili in tribunale, e possono essere detenuti solo dagli umani o dalle persone giuridiche come le aziende. Dalla prospettiva distorta dei sistemi giuridici in vigore sul pianeta Terra, ciò significa che miliardi di altre specie viventi sono fuorilegge e come tali sono effettivamente trattate.



Acqua:  il principio della vita -   foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Il decantato “progresso” della moderna civiltà è solo una sottile copertura della catastrofe globale in atto, acuita dalle sperimentazioni militari e dalle guerre per sete di dominio.

A parte le risorse limitate in Natura, il possesso di beni materiali - macchine, denaro, case, oggetti, persone - non ha niente a che vedere però con il benessere, la giustizia sociale, la felicità, la libertà e la democrazia. Ergo: va mutato il paradigma, altrimenti sarà la fine.

Mediterraneo -   foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Viviamo tre crisi simultaneamente: ecologica, energetica, finanziaria. Ma tutte e tre hanno un’unica causa: il dominio dell’avidità. Non esiste alcun debito economico, ma solo un debito ecologico con la Natura. Vale a dire: la sommatoria di tutti i sovraconsumi accumulati negli anni; ovvero, eccedere le capacità rigenerative degli ecosistemi sfruttati dall’uomo.


  foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

La Terra perde una superficie forestale pari a 65 campi di calcio al minuto: la deforestazione miete superficie alberate ad un ritmo di 13 milioni di ettari l’anno.
L’uomo ha svuotato mari e fiumi delle varie forme di vita rubando più di quello che Gaia offre. Negli ultimi 30 anni i vertebrati selvatici sono diminuiti del 30 per cento. La salinizzazione colpisce 30 milioni degli attuali 260 milioni di ettari di terre irrigate. Il consumo energetico tra il 1961 e il 2001 è cresciuto del 700 per cento. E stanno per scatenarsi le guerre per l'oro blu. La prossima sete: c'è chi spreca l'acqua e chi neanche beve. 10.400 litri d’acqua per produrre un solo hamburger. Capitolo a parte lo zio Sam: una minaccia bellica per tutto il mondo civile. E il tasso di voracità disumana continua ad aumentare. Se vivessimo tutti come gli abitanti degli Stati Uniti d’America, avremmo bisogno di altri 5 pianeti. Mentre se vivessimo come gli inglesi ce ne vorrebbero solo tre. In Italia ci accontentiamo di un pianeta e mezzo. In compenso è stata chiusa la banca mediterranea del seme naturale a Bari, e la vicenda non ha avuto l'eco di una notizia.


Patriarchi verdi-  foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Per migliaia di anni gli esseri umani hanno soddisfatto i loro bisogni utilizzando solo gli interessi del capitale Natura. La soglia critica è stata superata nel 1986. E siamo in rosso da allora, in attesa di rimanere a secco da un momento all'altro.
E piomberà la fame nera. Così inizierà la resistenza dura contro l’impero dei consumi e il  saccheggio della Natura. I mass media controllati dai fantasmi arroganti del capitalismo diffondono apatia, disimpegno, modelli artificiosi, l’idea che ogni resistenza è velleitaria. Invece. Occorre tornare all’essenza della vita, approdare alla bellezza primigenia, e mutare il paradigma: dalla velocità alla lentezza. La Terra è anarchica per natura, rigetta le scelte calate dall’alto, imposte da mutanti telecomandati.

 Mediterraneo -  foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Gli esseri umani non sono gli unici figli della Terra ad avere diritti e la fonte dei diritti non risiede nelle leggi dell'uomo. Il primo principio del nuovo diritto universale deve basarsi sulla salute e sulla prosperità dell'intera comunità di Gaia, al di sopra degli interessi di qualsiasi società di capitali.

Sulle ali del vento -  foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

La biosfera può soddisfare i bisogni di tutti se l'economia globale rispetta i limiti imposti dalla sostenibilità naturale e dalla giustizia sociale. 
Come ci ha ricordato Gandhi: "La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l'avidità di alcune persone".


 foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)
Allora, vanno sovvertite realmente le priorità: allo sfruttamento delle risorse naturali ed umane, è necessario contrapporre la tutela dei beni, ma soprattutto della vita.


Adagio in G Minor di Albinoni:

1 commento:

  1. fantastico articolo ne condivido ogni parola
    luigi toso

    RispondiElimina

Gradita firma degli utenti.