13.5.12

VIAGGIATORI DI CARGO

di Gianni Lannes

«Il gusto della nave è sempre gioia di chiudersi perfettamente, di tenere sotto mano il massimo numero di oggetti, di disporre di uno spazio assolutamente finito: amare le navi è amare prima di tutto una casa superlativa, perché irrimediabilmente chiusa, e non amare affatto le grandi partenze per l’ignoto: la nave è un fatto di abitazione prima di essere un mezzo di trasporto». Così Roland Barthes in Miti d’oggi. Ma l’illustre semiologo francese forse ha torto. “No Alpitour? Ahiahiaiaia”… recitava un claim pubblicitario di qualche tempo fa. Allora, fai da te, che è meglio. “In cargo lasciate a casa le comodità”. Potrebbe essere il pay off di chiusura. Già, perché se una vacanza sulle navi mercantili promette emozioni e avventure indimenticabili è, assolutamente avara di accoglienze regali, corone hawaiane, gentili e aitanti animatori, suite, piscine, saune e bagni turchi. Ad attendervi, invece, lunghi viaggi, giornate quasi interminabili, scandite dal ritmo incessante del moto ondoso, settimane in mare aperto, il tutto a stretto contatto con l’equipaggio. Tanto che vi sembrerà di essere uno di loro. Gli uomini (in prevalenza) che vivono al suo interno sono poco più che ingranaggi: costretti a condizionare ogni momento della giornata, dal sonno ai pasti ai bisogni fisiologici, al ritmo della nave, strumento, sofisticato e terribilmente esigente: un’entità a sé, concepita per muoversi in un ambiente, il mare, mai del tutto rassicurante.

Girotondo marino - Da un minimo di 27 giorni ad un massimo di 84 per il giro del mondo: la curiosità di viaggiare sulle navi mercantili sbarca anche in Italia. Poche le comodità, molte le avventure. La risposta più spartana ai villaggi “all inclusive” per vivere in mare a tutto tondo, ossia a 360 gradi. Giorni interi con lo sguardo sulla linea dell’orizzonte. Dal Mediterraneo all’America del Sud fino a lambire l’Africa: senza animatori, né escursioni organizzate. Limite d’età: 89 anni. Passeggeri con più di 79 anni devono presentare al momento d’imbarco, un certificato medico che ne attesti idoneità per viaggiare su una nave cargo. Non si accettano animali. La fascia d’età dai 2 ai 12 anni è soggetta ad una riduzione del 50 per cento. C’è chi ha fatto del viaggio in cargo un’autentica filosofia esistenziale. L’esperienza racconta e descrive tramonti e albe da sogno, avvistamenti quasi quotidiani di gruppi di delfini e grandi cetacei, di onde alte anche 10 metri, di porti esotici, di chiacchierate al chiaro di luna con l’equipaggio: viaggi oceanici che hanno portato i protagonisti in giro per Gaia, il pianeta acqueo, seguendo rotte zigzaganti e impossibili di migliaia e migliaia di miglia nautiche. I passeggeri delle navi mercantili, che nonostante la presenza di gentili visitatori a bordo, continuano indisturbati la loro vita lavorativa (carico e scarico di merci) occupano l’interminabile tempo a disposizione “industriandosi” in mille lavori: chi pulendo la cabina (scordate la signora delle pulizie che vi rifà la camera) dotata di bagno, doccia spesso anche di tv e salottino; chi leggendo, chi, magari, prendendo appunti per un libro futuro. Durante i tanti scali delle navi cargo c’è anche il tempo di visitare città, porti, di fare shopping, scrivere cartoline, cercare un internet cafè tanto per far sapere ad amici e parenti che siete ancora vivi. 27, 54, 80 giorni (necessari per il giro del mondo completo) in mezzo all’oceano: un viaggio che spesso si affronta senza avere una metà apparente e per il quale ci si imbarca, sovente, solo per il gusto di farlo. Spartano, economico, se raffrontato ad altri tipi di crociera, ma allo stesso tempo esclusivo (visto l’esiguo numero di passeggeri che il cargo imbarca, mai più di 12), fedele alla filosofia del fai da te, il viaggio in cargo consente di scegliere fra itinerari diversissimi e su misura. Traversate lente per farsi cullare dall’onda dei pensieri, per ritrovare, forse, un contatto con la natura dimenticato e sepolto dalla vita quotidiana. Sovente è questa la motivazione che anima i viaggiatori estremi delle navi cargo, prototipo di vacanza alternativa che sta prendendo piede anche in Italia. Bananieri (i mezzi più veloci), portacontainer (quelli che hanno gli scali più brevi), cargo per cereali (usati per scali lunghi) e ro-ro (per scaricare anche l’auto), i mezzi sui quali affrontare lo slow travel, il viaggio lungo, ma soprattutto lento delle navi mercantili. E’ nata in Germania la passione per questo tipo di esperienza: l’idea appartiene, infatti, ad alcuni armatori tedeschi che agli inizi degli anni ’80 si diedero a questo tipo di vacanza. Li hanno seguiti, entusiasti, neozelandesi, americani, svizzeri, francesi, polacchi, inglesi. In Italia l’idea della vacanza in cargo ha fatto capolino timidamente da qualche tempo; attualmente, sono all’incirca un migliaio l’anno i temerari che si avventurano per mari ed oceani. Bontà loro.

2 commenti:

  1. hai qualche indicazione per organizzare il proprio viagigo in cargo in Italia? grazie!

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  2. Ritrovare il gusto del viaggio e del dare importanza anche alle distanze. Raggiungere New York prima di un vecchio " Milano-Villa San Giovanni" in treno: tutta questa velocità x cosa? La tecnologia può essere comoda ma non ha di certo lo stesso fascino del passato

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