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| Fitto, Moscarella e Giannatempo. |
di
Gianni Lannes
La
falda è gonfia di veleni: arsenico, cadmio, cromo, nichel, piombo, rame, zinco,
oli minerali, idrocarburi. A certificarlo è l’Arpa Puglia. Nel versante
meridionale dell’Antica Daunia l’acqua che scorre nel sottosuolo è impregnata
di metalli pesanti. Bentornati nei 5 Reali Siti, agro di Orta Nova. La terra
che produce cibo per sostentare gli esseri umani è contaminata. Il focolaio è
stato identificato in due discariche, ufficialmente di rifiuti solidi urbani (a cielo aperto) in violazione di legge negli anni ’90. Le autorità, nonostante la
gravità della situazione a tutt’oggi non hanno adottato alcuna azione
concreta per garantire il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della
Costituzione.
Prove scientifiche - La relazione a firma di Giuseppe Ciuffreda
(10 maggio 2006), direttore del Dipartimento provinciale di Foggia dell’Arpa,
attesta inequivocabilmente che «In uno alla presente, si trasmettono i
sottoelencati campioni di prova, unitamente a copia del verbale di prelievo,
contenenti le analisi effettuate, su campioni a fianco di ciascuno di essi
indicati prelevati in Orta Nova presso
discariche dismesse R.S.U. Sulla base dei risultati analitici ottenuti
questo Dipartimento ravvisa la necessità
di procedere ad una messa in sicurezza e caratterizzazione dei siti interessati
dalle discariche dismesse». Qual è il risultato a distanza di 6 anni da
questa certificazione scientifica di grave inquinamento? Sarà stato adottato
almeno qualche provvedimento cautelativo? Macché. Il nulla istituzionale:
infatti sia il sindaco Giuseppe
Moscarella, (oltretutto consigliere provinciale del Pdl) nel corso
dell’ultimo mandato 2006-2011, che in seguito la sindachessa Maria Rosaria
Calvio (Pd), non hanno adottato alcun provvedimento concreto di bonifica del
sito. Ma procediamo in ordine temporale.
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| Moscarella, Americo, Vece. |
Ordine del ras - Orta Nova, 2 dicembre 1994 (protocollo
23393): «Ordinanza numero 28 per la requisizione del terreno di proprietà Di
Lascia Nobile da destinare a discarica rifiuti solidi urbani. Il sindaco dott.
G. Moscarella ordina la requisizione, con la sua immediata destinazione a
discarica dei rifiuti solidi urbani, raccolti dagli automezzi della N.U. di
questo Comune». Il 31 maggio 1995 - con nota 10621 - il sindaco Moscarella (al
suo primo mandato) «chiede al sig. Presidente Amministrazione Provinciale di
Foggia) autorizzazione all’esercizio provvisorio della discarica innanzi
indicata». Il successivo 23 giugno ’95 l’ente Provincia risponde testualmente
con un netto rifiuto: «questa
Amministrazione non può più procedere al rilascio dell’autorizzazione
richiesta. In particolare l’applicazione dell’art. 12 del D.P.R. 915/82 è
una esclusiva facoltà del Sindaco», scrive il direttore amministrativo, dott.
Raffaele Tomaiuolo. Come hanno accertato in seguito le analisi dell’Arpa,
nonché di laboratori privati, in questo sito comunale sono stati occultati
rifiuti pericolosi, grazie anche alla provvidenziale disattenzione del “primo
cittadino” pro tempore, dei carabinieri di stanza locale, nonché dei vigili
urbani. In punta di diritto: il decreto
presidenziale richiamato aveva aperto la strada alla raccolta differenziata dei
rifiuti solidi urbani, un obbligo di legge eluso per decenni, soprattutto nel
Mezzogiorno d’Italia, al fine di ingrassare le ecomafie.
Atti maledetti - Il 23 novembre 2004 con delibera numero 36,
il Consiglio comunale aveva espresso parere urbanistico favorevole alla
realizzazione in località Ferranti, per una discarica di rifiuti speciali,
proposta dall’Agecos Spa dei fratelli Rocco e Maurizio Bonassisa. Tra i
firmatari - oltre al consigliere comunale del centro sinistra, Raffaele De Vitto (all’epoca marito
dell’attuale sindaco Maria Rosaria Calvio), un avvocato in affari con gli
stessi Bonassisa ed al contempo consulente dell’ente Provincia di Foggia –
figuravano anche Germano Meccariello (già assessore del centro destra
precedentemente in giunta con Moscarella), Gerardo Faramondi (cugino dei
Bonassisa), Francesco Novelli, Michele De Candia, ma soprattutto Bellino
Antonio, attuale consigliere di maggioranza sempre del centro sinistra.
Insomma, un trasversalismo affaristico senza distinzioni ideologiche. Meno di
un mese più tardi (16 dicembre 2004) con deliberazione di giunta numero 255,
era stata approvato un protocollo d’intesa attraverso il quale l’Agecos si
impegnava ad effettuare gli interventi di “bonifica e recupero ambientale delle
discariche esercitate per lo smaltimento di RSU dal Comune sul terreno di
proprietà comunale, Foglio 61 – particelle n. 281, 224 e 279 utilizzo delle
stesse a servizio dell’impianto da realizzarsi”. Le due discariche esaurite
erano state aperte con un pretesto d’urgenza, appunto, con provvedimenti
illegittimi del sindaco Moscarella, in aperta violazione del piano regionale
dei rifiuti. Poi, con deliberazione numero 525, esattamente il 5 luglio 2005,
la giunta provinciale, presieduta da Carmine Stallone, nonché dal suo vice
Franco Parisi e dall’assessore all’ambiente Pasquale Pellegrino, decideva di
“approvare il progetto anche ai fini dell’autorizzazione all’esercizio”,
limitandosi a “subordinare l’inizio dei lavori della nuova discarica” alla
“messa in sicurezza e alla bonifica delle discariche non controllate limitrofe
alla zona d’intervento”. Nel corso dell’anno 2005, Michele Vece, manifestò
pubblicamente un ripensamento: era intenzionato ad annullare i precedenti atti
deliberativi. Non bastarono a far retrocedere dal proponimento ben due
proiettili di pistola spediti in busta anonima al sindaco, come accertò
l’allora capitano dei carabinieri De Niso. Vece Non fece a tempo, perché la
maggioranza dei consiglieri comunali firmarono presso il notaio Bruno Di Carlo a Foggia (febbraio
2006), la sfiducia al sindaco, compreso Savino
Iorio, detto “Lelletto”, uomo di
Moscarella, nonché parente dell’onorevole missino Paolo Agostinacchio.
Vicenda oscura - Nel giugno 2006 (terzo mandato) venne
rieletto Moscarella Giuseppe (An). E contestualmente ripartirono i lavori di
realizzazione della discarica. Il nuovo sindaco per gettare come al solito un
pò di fumo negli occhi della popolazione credulona, in maniera propagandistica revocò
la delibera 36/2004. Un atto assolutamente privo di valenza giuridica: secondo
una relazione dell’avvocato Nino Matassa, consulente del Comune di Orta Nova,
“non serviva a niente revocare quella delibera, in quanto era in atto un
ricorso da parte dei sindaci di Cerignola, Carapelle, Stornara,e Stornarella al
Tar”, e poi al Consiglio di Stato. Di fatto, il sindaco Moscarella non ha mai
disposto uno straccio di ordinanza per arrestare i lavori abusivi dell’Agecos.
Neanche quando il 3 febbraio 2008, fu accertato che sul fondo della costruenda
discarica emergevano copiose polle d’acqua freatica. Proprio il 18 gennaio 2008, mentre ferveva la
lotta popolare pacifica per impedire che il cimitero di scorie fosse portato a
compimento, l’Agecos Spa inviava alla Provincia e per conoscenza anche Comune
di Orta Nova, la domanda di autorizzazione integrata ambientale. Quel
documento, mai reso pubblico dal sindaco Moscarella che tra l’altra aveva
ostacolato l’accesso pubblico alle informazioni basilari,, enumerava ben 392
tipologie di rifiuti industriali, gran parte dei quali tossico-nocivi, compreso
l’amianto cancerogeno. Contestualmente la durata d’esercizio passava da 5 a 10 anni, senza che l’allora sindaco avesse obiettato alcunché. Col terreno
che franava sotto i piedi, Moscarella ed un manipolo di seguaci adoranti, andò
ad incatenarsi a Palazzo Dogana - in vista delle imminenti elezioni provinciali
- per suscitare le simpatie della
popolazione, ma senza ottenere alcun seguito popolare. Sulla base di un
inchiesta giornalistica, acquisita dal tenente colonnello della Guardia di
Finanza, Giacomo Ricchittelli, scaturirono alcune informative alla magistratura
che aprì un fascicolo e nel luglio 2008 dispose il sequestro del sito, compresa
la cava abusiva imbottita di rifiuti dai Ciaffa di Ordona. In quell’occasione,
le Fiamme Gialle guidate dal luogotenente Ruggiero Tenore, colsero in flagranza
di reato, addirittura in pieno pomeriggio un rampollo del clan, difeso
prontamente proprio in quel frangente, dal legale Americo Francesco. Lo stesso “avvocato” già consigliere comunale
con Moscarella, all’epoca era fidanzato con tale Mercaldi che sulle pagine
locali della Gazzetta del Mezzogiorno fungeva da megafono moscarelliano, come
denunciarono al direttore del quotidiano barese, alcuni cittadini attraverso un
esposto. I fatti inequivocabili raccontano che Moscarella non sospese i lavori
della discarica Bonassisa senza prima bonificare quelle illegali da lui
“autorizzate”, come prevedeva la convenzione dell’Agecos con il Comune.
Insomma, lasciò fare. Un dettaglio: nell’ultimo contatto - una trappola per il
prenditore di Deliceto, orchestrata insieme alla Guardia di Finanza - col
patron Rocco Bonassisa, lo stesso tentò infruttuosamente di comprare il
silenzio del cronista promettendo ben 600 mila euro al rialzo e l’assunzione di
tutti i ragazzi del Comitato di lotta. Testuale di Rocco Bonassisa: “io mando
un mio uomo e tu una tua persona di fiducia; si incontrano e combinano; va bene
pure un conto all’estero ed è fatta. Pensaci: ti dò anche la testa di
Moscarella”. Inoltre, senza che gli fosse richiesto, Bonassisa mise su un
vassoio d’argento la testa del Moscarella, lasciando trapelare che lo stesso
fosse sul suo libro paga, come altri politicanti locali. L’indomani telefonò al
cronista per confermare il tentativo di corruzione, ma per lui scattò la
trappola. Agli atti processuali (procedimento numero 3298/08 R.G.N.R.) per cui
è stato rinviato a giudizio anche il responsabile dell’ufficio tecnico comunale
di Orta Nova, G.B. Vece, ci sono
anche le registrazioni consegnate alle Fiamme Gialle. Infine. Ben 15 mila tra
cittadine e cittadini dei 5 Reali Siti chiesero con una petizione scritta all’autorità
pubblica, di espropriare per fini di pubblica utilità la proprietà Agecos (acquistata
nel 2004-2005 con rogito notarile dello stesso notaio Di Carlo) per farne un parco
della pace. Né Moscarella, né la sua collega Calvio - che sottoscrisse quel documento
popolare - hanno mai dato avvio alla pratica che potrebbe scongiurare l’utilizzo
dell’immensa discarica fuorilegge, per stiparvi le scorie prodotte dall’inceneritore
Marcegaglia, voluto da Campo, Fitto e Vendola, grazie al silenzio-assenso dei
politicanti locali, inclusa l’Unione dei 5 Reali Siti.
Dito contro - Il 31 maggio 2007 sul giornale locale LA
VOCE DEI 5 REALI SITI (anno 3, numero 50), apparve un articoletto di Raffaele
De Vitto, ex marito dell’attuale sindaco Calvio. Ecco cosa aveva scritto
l’avvocato di Candela. «E chi se la dimentica l’assessore regionale Gentile
sempre pronta a garantire la sua presenza ad a solidarizzare (…) Urlava.
Indimenticabile il comizio dell’ex Sindaco Moscarella, che per acclarare oscure
manovre ai danni dei cittadini inventò la teoria del “collante della discarica”
dimenticandosi che era sto proprio lui ad autorizzare anni prima discariche
irregolari per lo sversamento di centinaia di migliaia di metri cubi di rifiuti
solidi urbani e che il Comune aveva subito delle condanne per risarcimento
danni e che per la sola rimozione di tale enorme quantitativo aveva
sottoscritto una richiesta di finanziamento alla regione per 11 miliardi di
vecchie lire (…) Non v’è più una voce che si leva per dire che qualcosa occorre
fare contro la bomba ecologica presente per centinaia di migliaia di metri cubi
di rifiuti sotto il terreno di Orta Nova. Tra i perplessi ci sono anch’io che
non so trovare una risposta al silenzio del consigliere provinciale che non tuona
più per difendere il territorio di Orta Nova e non interroga più il Presidente
della Provincia per sapere quali iniziative di risanamento ambientale intende
porre in essere (…) E le promesse dell’assessore regionale Gentile che fine
hanno fatto? Di quel famoso impegno regionale per la bonifica del territorio
non si mai visto un euro (…) L’oblìo è sceso, ma il problema resta, i rifiuti
restano».
Inceneritore moscarelliano - Recita l’atto dell’11 luglio 2001:
«Protocollo d’intesa. Il Comune di Orta Nova (FG) in persona del Suo Sindaco
protempore dott. Giuseppe Moscarella, a questo autorizzato con delibera di
Giunta Municipale n. 260 del 05.07.2001 e la Società E.R.B.A. - Energia
Rinnovabile da Biomasse Agricole, sede in Bari alla Via J.F. Kennedy 89 in persona
dell’Amministratore Unico e legale rappresentante Pietro de Simone (…) Premesso
che la società E.R.B.A,. intende realizzare un impianto di produzione di energia
elettrica alimentato a biomasse (…) ha individuato un terreno di circa 5 ettari
limitrofo alla sottostazione ENEL, attualmente con destinazione agricola (…)».
Diamo un’occhiata alla delibera che ha per oggetto “approvazione del protocollo
d’intesa E.R.B.A. srl per la realizzazione impianto produzione energia
elettrica alimentato a biomasse” ad uno sputo dal centro abitato, in località
La Palata, proprio dove la Caviro intende costruire la centrale elettrica
asservita ad un altro inceneritore. L’atto è stato approvato dal sindaco
Moscarella, nonché tra l’altro, dagli assessori Iorio Savino, e Meccariello
Germano. Così il 14 gennaio 2002 con delibera numero 11, l’allora sindaco
Moscarella e gli assessori Iorio, Gallo e Meccariello, accolgono la proposta
della ditta proponente per un “Accordo di programma, di cui al progetto redatto
dall’Ing. Stelio Fantini”. Più recentemente, il 7 marzo 2012, la Corte dei
Conti (deliberazione numero 35/PRSP/2012) ha certificato “leggerezza e
scelleratezza” della gestione Moscarella. La voragine di bilancio supera
abbondantemente i 14 milioni di euro. Un danno erariale che graverà sulla
popolazione residente, se la “nuova” amministrazione Calvio non perseguirà nelle sedi giudiziarie
l’ex sindaco.
Parola di ministro - Il ministro della salute, Ferruccio Fazio, in risposta ad
un’interrogazione parlamentare (numero 4/10606) il 10 ottobre 2011, a proposito
della condizione epidemiologica di Orta Nova (18 mila residenti), sia pure
estesa ad un arco temporale limitato ha puntualizzato: «Complessivamente nel
periodo 2000-2005 si sono registrati 377 decessi per tutte le cause negli
uomini e 276 nelle donne. Sia tra i maschi sia tra le femmine, i decessi per
malattie dell’apparato circolatorio rappresentano la causa più frequente di
morte (il 36,3 per cento tra i maschi, il 48,9 per cento tra le femmine). Tra
quelle non tumorali, seguono le malattie respiratorie nei maschi (9,8 per
cento) e i disturbi circolatori dell’encefalo tra le femmine (10,5 per cento). Tra i maschi, i decessi per tutti i tumori
rappresentano i 27,3 per cento della mortalità totale, mentre tra le femmine il
24,3 per cento. Tra tutti i tumori, quello al polmone rappresenta la causa di
morte più frequente tra gli uomini (24,3 per cento di tutti i tumori: il 6,6
per cento di tutte le cause); tra le donne, invece, i decessi per tumore più
frequenti riguardano la mammella (21 per cento di tutti i tumori e 5,1 per
cento di tutte le cause). Le
leucemie sono responsabili del 10,4 per cento della mortalità per tumori e
del 2,5 per cento dei decessi per tutte le cause nelle femmine (rispettivamente
3 e 0,8 per cento tra i maschi). In entrambi i sessi la mortalità per leucemia
risulta più elevata (circa + 13 per cento) dei valori regionali».
Strage silenziosa - Tutto contaminato, compresi i frutti delle
colture pagati sempre meno dal mercato globale controllato dalle agromafie. Per
un gioco di correnti idrogeologiche gli scarichi industriali iniettati grazie agli
occhi chiusi delle istituzioni fluttuano e ristagnano sotto terra, mentre gli
umani si spengono senza clamore. Nei 5 Reali Siti (Carapelle, Orta Nova, Ordona,
Stornara e Stornarella), che stanno sopra quel fiume di acqua moribonda
intossicato dalle scorie del Nord, nascondo ogni anno di più bambini malformati,
mentre gli adulti muoiono senza una ragione nota. Insomma, acque fetide e
tumori, mentre la fabbrica di morte Marcegaglia, assolutamente mai ostacolata
nel suo iter fuorilegge, preannuncia aria irrespirabile, anzi mortale per
grandi e piccini. Predomina il sostanziale disprezzo per la vita umana e
prevale al massimo un ecologismo di facciata. “Siamo per la difesa ambientale”
proclamano politicanti di centro, destra e sinistra, ma poi nei fatti,
approvano devastazioni di ogni genere al miglior offerente. In Capitanata si
scopre ogni giorno qualcosa di peggio sulla pelle della popolazione, qualcosa
di sempre più spaventoso. I malati e i morti non si contano, anzi non contano più
niente. Amen?
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| Giuseppe Moscarella, sindaco di Orta Nova (FG). |
ARPA:
INQUINAMENTO ORTA NOVA
DISCARICHE
E INCENERITORE MOSCARELLA



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