27.4.17

ITALIA: LA MAFIA DEL GAS




di Gianni Lannes

Altro che energie rinnovabili: la strada è ancora fossile. Non c’è alcuna emergenza gas in Europa: i dati ufficiali parlano chiaro. L’intenzione della Snam è palese: edificare in Italia una “piattaforma” per vendere gas nel resto del vecchio continente. Un lancio dell’Ansa attesta infatti: «Italia al centro di 16 progetti Ue, chiave per hub gas». Peraltro, secondo il cane a sei zampe ormai al guinzaglio straniero: «I volumi di gas naturale approvvigionati dalle società consolidate sono stati di 85,67 miliardi di metri cubi con un decremento rispetto al 2012 di 1,02 miliardi di metri cubi, pari al 1,2%”, così afferma l’E.N.I. s.p.a., holding controllante del sistema monopolistico dei gasdotti e del gas naturale in Italia insieme al gruppo S.N.A.M. in riferimento al 2013. Nel 2016 è stato registrato ufficialmente un ulteriore decremento. Non vi sono, quindi, aumenti della richiesta di gas naturale. I consumi di gas, nel nostro Paese, non hanno mai superato gli 85 miliardi di metri cubi l’anno, mentre le infrastrutture esistenti (metanodotti e rigassificatori) hanno la capacità di importazione superiore attualmente a 107 miliardi di metri cubi annui. Abbiamo, inoltre, un’ottima diversificazione degli approvvigionamenti di gas: l’85-90  per cento viaggia in gasdotti che arrivano dal nord Europa (Olanda e Norvegia), dall’Est (Russia) e dall’Africa (Algeria e Libia). Inoltre sono operativi due rigassificatori  (Rovigo e Panigaglia) che danno circa il 15 per cento del gas consumato in Italia.  Gli impianti di stoccaggio (8 strategici principali, 15 miliardi di metri cubi, di cui 5 strategici) sono in mano alla Stogit s.p.a., controllata dalla S.N.A.M. Allora, la questione centrale in Italia non è la carenza di gas, piuttosto la gestione del sistema gas, svolta in regime di monopolio. 





A cosa servono, allora, i 5 nuovi metanodotti che dovrebbero giungere nel belpaese dall’Africa, dall’Est Europa e dal Mediterraneo, nonché gli oltre 10 rigassificatori ipotizzati o progettati, dei quali 3 in dirittura d’arrivo, nonché l’antidiluviano impianto addirittura di gas a petrolio liquefatto (da 300 mila tonnellate all’anno) targato Energas/Kuwait Petroleum a Manfredonia? Senza contare la perdurante rapina del gas (mezzo secolo) nel territorio della Daunia. L’obiettivo è dichiarato con enfasi nella pubblicità che il gruppo Snam effettua sui mass media: «diventare l’hub europeo del gas».   




In altri termini, il gas che arriverà attraverso le nuove infrastrutture sarà rivenduto ai Paesi del centro Europa, trasformando l’Italia in una mera piattaforma industriale. E’ quanto scritto, nero su bianco, nella Strategia energetica nazionale, nel decreto interministeriale Ambiente – Sviluppo economico 8 marzo 2013, nonostante la previsione normativa che la riguarda sia stata annullata con il referendum antinucleare del 2011. Ecco perché i progetti del gasdotto “Rete Adriatica” (il gasdotto Appenninico), il gasdotto Galsi, il gasdotto Trans Adriatic Pipeline (T.A.P.). , il resuscitato South Stream ed infine l’Eastmed, e così via.


 
Perché una speculazione di simile portata - che ha per scopo quello di accumulare enormi profitti nelle casse dell’Eni e della Snam devastando il belpaese - deve essere pagata dalle nostre popolazioni in termini di rischi e costi elevatissimi per la salute, la sicurezza, l’ambiente e le economie locali.
La Rete Nazionale dei Gasdotti è priva della necessaria valutazione ambientale strategica, prevista dalla direttiva europea 42 del 2001, in vigore dal 2004 (recepita dall’Italia nel 2007).


Mentre per l’ennesima volta un gasdotto letteralmente esplode vicino ad Arezzo, (nel marzo 2015 un altro era saltato in aria a Pineto, in Abruzzo), è stata aggiornata e integrata ancora una volta la Rete Nazionale dei Gasdotti, con il decreto direttoriale del Ministero dello Sviluppo economico del 20 ottobre 2015. Inoltre, viene incluso nella Rete, a posteriori rispetto alla sua autorizzazione definitiva, il gasdotto Trans Adriatic Pipeline. 



LaRete Nazionale dei Gasdotti e le relative varianti non risultano assoggettate a preventiva e vincolante procedura di valutazione ambientale strategica – V.A.S., che consentirebbe, senza dubbio, una programmazione di interventi più consona alle effettive esigenze ambientali e di sicurezza pubblica.
Il gasdotto "Rete Adriatica" è un progetto che accresce il rischio nelle aree più sismiche d'Italia. Il progetto di gasdotto Snam dovrebbe attraversare tutto lo stivale, comprese zone ad alta sismicità, allacciandosi a TAP in un’area nel territorio di Mesagne (Brindisi). 




Questo scempio istituzionale è osteggiato oltre che da comitati di cittadini, anche da Regioni ed enti locali interessati. Questo metanodotto non è altro che l’artata suddivisione dell’unico progetto denominato gasdotto “Rete Adriatica”, noto anche  come “gasdotto appenninico”, opera che, nella sua attuale configurazione, riuscirebbe a unire lo scempio ambientale della dorsale dell’Appennino con l’aumento del pericolo per l’incolumità pubblica a causa del rischio sismico fra i più elevati in Italia per giunta con l’esborso di ingenti fondi pubblici.


Infatti, la “grande opera” d’interesse privato ma di finanziamento pubblico determinerebbe - per il suo folle tracciato - un autentico disastro ambientale (interseca pesantemente ben 3 parchi nazionali, 1 parco naturale regionale, 21 fra siti di importanza comunitaria e zone di protezione speciale) ed economico-sociale (basti pensare ai danni alle zone turistiche umbre e marchigiane, nonché alle pregiate tartufaie appenniniche), senza contare il gravissimo pericolo determinato dall’interessare numerose aree in zona sismica “1”, nel tratti abruzzese, umbro e marchigiano, alcune fra le zone maggiormente a rischio sismico d’Italia. Attenzione: quando il metano è a tutto spiano non ti dà una mano, parola delle multinazionali del crimine legalizzato dallo Stato di mafia.

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