30.1.17

I CRIMINI DELL’ENI IN ITALIA





di Gianni Lannes

Bombe industriali ad orologeria. Nel sottosuolo e in questo versante del mare Adriatico ma non solo, la multinazionale di Stato ha occultato e scaricato rifiuti estremamente pericolosi. Ora l'Eni con il cosiddetto "Progetto Italia" vuole nascondere per sempre le aree inquinate piazzandoci sopra impianti fotovoltaici. Il sindaco di Manfredonia, tale Angelo Riccardi, dopo aver fiutato l'affare è d'accordo? Perché questo "primo cittadino" pro tempore del partito democratico, non ha denunciato la drammatica situazione a danno della salute pubblica, all'autorità giudiziaria e a Bruxelles?


Un rapporto del NOE Carabinieri di Roma, datato 27 maggio 1988, fotografa le discariche dell’Enichem a Manfredonia e Monte Sant’Angelo. Un documento dell’Enichem dell’1 agosto 1995, inviato all’Amministrazione Provinciale di Foggia, attesta inequivocabilmente: 

«Consapevoli tuttavia che l’uso del territorio per produzioni chimiche può avere contribuito, nel tempo, a degrado dell’ambiente, soprattutto con riferimento agli acquiferi sottostanti, e venuti a conoscenza di recente di evidenze sintomatiche, anche pregresse (es.: istruttoria del Proc. Pen. 32921/90, concluso con archiviazione) che suggeriscono gli opportuni approfondimenti, abbiamo già conferito (in data 28.7.1995) ad una società specializzata l’incarico di effettuare uno studio idrogeologico dell’area dello stabilimento. I risultati di tale studio indicheranno se e quali compromissioni esistono, la loro entità e gli eventuali interventi necessari per porvi rimedio…».





L’anno successivo, Romano Prodi manda in onda il contratto d’area per favorire la speculazione (Sangalli e così via). Nel 1998 Manfredonia rientra nel Sin con la legge 426/1998, ma sull’area palesemente inquinata le autorità italiane consentono insediamenti di ogni genere, compreso l’ipermercato Leclerc, edificato su una discarica radioattiva. 


A tutt’oggi, secondo i dati ufficiali del ministero dell’Ambiente, i 150 ettari del petrolchimico unitamente agli 8,5 chilometri quadrati perimetrati con decreto il 10 gennaio 2000 (in Gazzetta ufficiale del 26 febbraio 2000) a mare, non sono stati ancora bonificati (il termine della Commissione europea scadeva il 30 novembre 2012), nonostante la gran quantità di denaro pubblico elargita ai soliti prenditori, con gravissime conseguenze per l’ambiente e la salute umana.  

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