23.10.17

VACCINI? AMMALATI 15 MILA MILITARI ITALIANI



 
foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

di Gianni Lannes

Effetto gregge? Un salto nel buio che calpesta il principio di precauzione con l’introduzione di sostanze estranee all’organismo umano. Se fanno male agli adulti in divisa figuriamoci a neonati, bambini e adolescenti sani che subiscono anche più iniezioni vaccinali.  Il personale militare tricolore viene trattato peggio del bestiame. I dati ufficiali sono ben nascosti, anzi insabbiati dal ministero della Difesa e dal ministero della Salute. Eppure, a seguito dello scoppio di una bomba ad orologeria giornalistica s’è aperta una breccia e le prove istituzionali hanno iniziato a fuoriuscire. Così ho trovato la pistola fumante. Attualmente, i militari ammalati di cancro sono 5.135 e i morti 915, ma il numero è ampiamente sottostimato. I soldati malati sarebbero più di 15 mila, come si evince dai riscontri istituzionali ben celati ai diretti interessati nonché all’opinione pubblica. L’uranio impoverito? C’entra poco e niente, piuttosto le miscele di vaccini iniettati a grandi e piccini.

Ignote ai più le sentenze dei tribunali militari e civili, nonché le relazioni delle Commissioni di ufficiali medici, attestano ad esempio che

«l'eziopatogenesi delle patologie neoplastiche è sicuramente multifattoriale. Nel caso specifico è verosimile ritenere che l'ufficiale, nell'espletamento dell'oneroso servizio anche in missioni fuori area (area balcanica), sia stato esposto a potenziali fattori di rischio oncogenetico (radiazioni ionizzanti, vaccini), che possono aver svolto un ruolo determinante nella genesi della neoplasia linfoide. Da considerare altresì che il surplus lavorativo comporta una sollecitazione stressogena tale da indurre spesso una depressione immunitaria dell'organismo».

I vaccini sono molto contestati sul piano scientifico e, da decenni, sono sospettati di essere la causa - o la concausa - di gravi  malattie che hanno colpito un numero statisticamente spropositato di militari. Infatti, la stessa direzione generale della sanità militare del Ministero della difesa, il 15 luglio 2010 ha bandito un concorso per il reperimento di un progetto di ricerca sulla «sicurezza, immunogenicità ed efficacia» delle vaccinazioni anti-infettive, il che attesta i dubbi nutriti dalla stessa amministrazione circa l'innocuità dei cicli vaccinali imposti ai militari.

Inoltre, in un passato recente la Commissione parlamentare d'inchiesta sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato all'estero, nei poligoni di tiro e nei siti in cui vengono stoccati munizionamenti, in relazione all'esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici dal possibile effetto patogeno, ha accertato che l'85 per cento dei militari che hanno contratto gravi malattie non è mai uscito dai confini nazionali per partecipare alle missioni di pace. Per tale motivo, è lecito ipotizzare che le cause di tali patologie nulla abbiano a che fare con l'eventuale esposizione con l'uranio impoverito (seduta Commissione numero 23 del 9 marzo 2011).

A proposito di mercurio: ecco l'illuminante risposta fornita dal ministro della difesa all'interrogazione numero 4/02525 il 24 ottobre 2002:



L'ordine militare è normalmente un atto perentorio e incondizionato. Tuttavia, ai militari da sottoporre a vaccinazione, viene fatta sottoscrivere una previa dichiarazione di consenso informato; in particolare, al militare da vaccinare viene imposta la sottoscrizione di una «scheda anamnesticoinformativa» con la quale questi dichiara di essere stato adeguatamente informato in merito alle pratiche vaccino profilattiche programmate».

Senza contare gli atti militari sbianchettati alla meglio per cancellare le tracce troppo imbarazzanti della carneficina in tempo di pace.

E' fondamentale ora verificare concretamente, lo stato di salute di almeno 75 mila militari italiani impegnati - negli ultimi 4 lustri fino ai giorni nostri - in missioni all'estero. Insomma, un'ecatombe, ma siamo alla resa dei conti.

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