14.5.17

GRAN SASSO: MORTE PREANNUNCIATA

 
© Gianni Lannes

di Gianni Lannes

Abruzzesi maltrattati peggio delle cavie italidiote a cui le autorità nazionali e regionali hanno dato da bere per decenni acqua da laboratorio nucleare. Incidenti noti ed ignoti all’opinione pubblica a partire dal 2002, soprattutto all’ignara popolazione autoctona che ha bevuto per anni oro blu inquinato e contaminato. Lo Stato tricolore ha ridotto una delle più importanti falde acquifere d’Italia ad una latrina bellica, eppure la gente ancora non si ribella al degrado istituzionale e ambientale, con gravi conseguenze sanitarie a danno della salute pubblica.I documenti ufficiali smentiscono le versioni istituzionali di comodo. Nell'anno 2003 il presidente del Consiglio dei Ministri ha emanato un'ordinanza di dichiarazione dello stato di emergenza del Gran Sasso in seguito al riscontro di trimetilbenzene, che a tutt’oggi non è mai stata dichiarata terminata. La giunta regionale il 15 dicembre 2016 ha deliberato un atto mai pubblicato, ovvero reso di dominio pubblico, in violazione delle direttive Seveso e della Convenzione di Aarhus, ratificata dalla legge statale 108 del 2001.







Il recente comunicato stampa dell’Istituto nazionale di fisica nucleare recita:

«In merito alla disposizione del 9 maggio del SIAN dell’AUSL di Teramo di sospensione dell’uso a fini potabili delle acque in uscita dal Traforo del Gran Sasso, a seguito dei prelievi effettuati il giorno 8 maggio, i Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) informano che le acque provenienti dal punto di captazione interno ai Laboratori sono messe a scarico dal giorno 1° maggio. È quindi da tale data che tutte le acque provenienti dai LNGS non vengono immesse nella rete idrica dell’acquedotto del Ruzzo. Tale misura di messa a scarico è stata adottata in via precauzionale, d'intesa con la AUSL, in occasione dei lavori di parziale ripavimentazione in corso nei Laboratori sotterranei. Inoltre, i LNGS rendono noto che, dai monitoraggi costantemente eseguiti in tutti questi giorni, le acque di scarico in uscita dai Laboratori sono sempre risultate e tuttora risultano pulite e assolutamente conformi ai requisiti previsti per le acque potabili. Nessuna responsabilità è quindi da imputare a questi Laboratori per la disposizione di sospensione dell'uso a fini potabili delle acque in uscita dal Traforo del Gran Sasso».



Non c’è compatibilità tra l’utilizzo dell’acqua del Gran Sasso a fini idropotabili e l’attività che si svolge all’interno dei laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso. Lo ha messo nero su bianco l’Istituto Superiore di Sanità, in una lettera che porta la data di più di tre anni fa.

Nel 2008 l'ISS aveva puntualizzato:

"Emergenza antinquinamento Gran Sasso. Emergenza ambientale legata a fenomeni di inquinamento della falda acquifera del Gran Sasso sottostante i Laboratori nazionali di Fisica Nucleare evidenziata nell'agosto 2002. Le possibili implicazioni sanitarie del fenomeno hanno inizialmente indotto l'attivazione di una struttura speciale di supporto del Gabinetto della Presidenza della Regione Abruzzo all'interno della quale ha operato il Reparto. Successivamente con Ordinanza P.C.M. n. 3303 del 18 luglio 2003 è stata dichiarata l'emergenza socio-ambientale delle province di L'Aquila e Teramo. Nell'ambito degli interventi necessari alla messa in sicurezza del Sistema Gran Sasso, questo Reparto, quando richiesto, ha fornito il supporto di competenza".

“La lettera dell’Istituto Superiore di Sanità – commenta il Forum dei  Movimenti per l’acqua – da un lato conferma tutti i nostri timori ma dall’altro getta una luce sinistra su quanto hanno fatto o, meglio, non hanno fatto e non stanno facendo gli enti pubblici abruzzesi”.

Nel documento si ricorda che la legge impone una Zona di Tutela Assoluta attorno ai punti di captazione, costituita dall’area immediatamente circostante le captazioni o derivazioni: essa, in caso di acque sotterranee e, ove possibile, per le acque superficiali, deve avere un’estensione di almeno dieci metri di raggio dal punto di captazione, deve essere adeguatamente protetta e dev’essere adibita esclusivamente a opere di captazione o presa e ad infrastrutture di servizio.”).

Questo fa sì, secondo il Forum, che “ben 180 litri al secondo (80 dalla captazione e 100 dalle acque di stillicidio delle camere) di acqua di uno dei più importanti acquiferi d’Europa oggi non possono essere utilizzati per soddisfare un bisogno primario dei cittadini abruzzesi”.
 
E per questo che: “Costi ambientali e sociali che devono essere resi espliciti visto che ora lo stesso acquedotto del Ruzzo annuncia di adire alle vie legali per vedersi riconosciuti dai Laboratori i costi aggiuntivi della potabilizzazione (secondo le dichiarazioni rese alla stampa oltre un milione di euro l’anno), con la distribuzione ai cittadini di acqua potabilizzata dal fiume Vomano al posto di quella delle sorgenti. Alla preoccupazione sull’acqua captata a scopi idropotabili si aggiunge quella relativa allo stato di sicurezza del patrimonio idrico del Gran Sasso nella sua globalità”.
 
Secondo il Forum dell’acqua: “Bisogna partire dalla consapevolezza che oggi i Laboratori di Fisica Nucleare sono classificati ufficialmente come Impianto a Rischio di Incidente Rilevante in base alla direttiva Seveso. Non è un gioco, si tratta di una questione estremamente seria che, per dire, comprende la redazione e pubblicizzazione di un Piano di Emergenza Esterna rivolto alla popolazione.  È ora di finirla con sterili dichiarazioni, come quelle del vicepresidente della Regione Lolli, che cercano solo di mettere la polvere sotto al tappeto senza chiarire nulla”.



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