7.11.15

SCIE BELLICHE: IL TABU’ DEL 21° SECOLO

Italia: rilascio NATO a bassa quota di scie chimiche sui centri abitati



di Gianni Lannes

Gli studenti universitari della facoltà di sociologia, se non l'hanno ancora capito, al primo anno di corso apprendono che la realtà è una costruzione sociale. Parimenti chi studia Fisica, sa che le scie di condensa dalle nostre parti si formano a partire dagli ottomila metri di altitudine e sempre più in alto, inoltre con determinati parametri (temperatura, pressione, umidità, eccetera).

L’origine di una proibizione di massa è spesso una diretta conseguenza delle condizioni ambientali ed economiche determinate da chi detiene il potere economico, politico e militare. Il caso più emblematico è quello della guerra ambientale, vietata sulla carta dalla convenzione dell’Onu, detta Enmod, entrata in vigore nel 1978, di cui le scie chimiche sono la manifestazione più evidente, ma non l’unica. E' in atto una guerra ambientale non dichiarata e non convenzionale che sfrutta le forze della natura per provocare disastri, ma non solo. Ora, chi infrange un tabù - su cui poggiano interessi giganteschi, ma soprattutto indicibili alle masse silenti e ossequienti - viene etichettato dal potere come "folle" e non ha il diritto di parola pubblica. Non è un caso se l'eterodiretto dall'estero Matteo Renzi abbia minacciato di trattamento sanitario obbligatorio in televisione (un programma della Rai), e senza alcun contraddittorio. Insomma, il nulla che avanza nel baratro scavato per la moltitudine di cavie obbedienti. Non è altro che il vecchio e classico metodo totalitario della censura. Ma altro che leggende metropolitane. Le prove di tutto sono sotto gli occhi di tutti. Ma chi vuol vedere? Il resto del lavoro sporco lo compie il conformismo. A proposito: paghiamo sempre noi, in termini di perdita della salute e di esborso economico. Allora: la tecnocrazia ha sostituito la democrazia (apparente).


Il termine chemtrails è stato coniato dall’US Air Force: l’espressione è stata addirittura codificata nei manuali operativi dell’aviazione militare di Washington, già dai tempi della guerra di aggressione al Vietnam.

Sono visibili anche su internet centinaia di brevetti tecnici, regolarmente depositati negli USA. Ogni giorno ormai sistematicamente dal 2002, l’Europa viene irrorata da velivoli della NATO sotto mentite spoglie, che volano a bassa quota sui centri abitati rilasciando scie che hanno ridotto l'orizzonte ad una coltre chimica sempre più irrespirabile.

Esistono inoltre, una miriade di prove ufficiali, eppure chiunque osi parlare di questo fenomeno che ha ridotto il vecchio continente in una gigantesca camera a gas, viene tacciato di complottismo dai politicanti eterodiretti e venduti, dai mass media e da negazionisti dementi.

Evidentemente chi nega questa realtà sopravvive in un’altra dimensione, forse parallela. Comunque, dietro le apparenze c’è una verità taciuta che violenta il buonsenso, o la mera osservazione di chiunque. Senza scomodare Weber e Adorno, o perfino Pasolini, il problema con cui fare i conti è quello dell'omologazione culturale.

Secondo l’etimologia il complottista è colui che analizza certi strani fenomeni, poco noti,  e non chi invece li realizza. Come nell’era profetizzata da Orwell (“la guerra è pace”), il sistema dominante ha rovesciato il piano della logica, grazie all’analfabetismo funzionale (di ritorno) ormai dilagante, così oggi il complottista viene definito impropriamente chi racconta ciò che accade. Come per gli eretici di un tempo, pensate ad esempio a Galilei, chi osa contrastare la versione dominante viene infine etichettato negativamente come un visionario, un mitomane, uno sconclusionato. Ma basta scavare appena un pò dietro le apparenze, per scovare il luogo comune dominante.

La fabbrica militare del falso: il  vero scoop è oggi dire la verità. La menzogna è la protagonista assoluta delle chiacchiere pubbliche contemporanee. Il suo ruolo è emerso prepotentemente in occasione della guerra ambientale e non convenzionale in atto. Una volta le verità indicibili del potere erano coperte dal segreto. Oggi il silenzio e il segreto sono armi spuntate, che qualche raro giornalista investigativo può però svelare. Perciò la verità inconfessabile deve essere occultata o neutralizzata in altro modo. Quindi si propinano all’opinione pubblica versioni di comodo dei fatti, cioè mere opinioni e così si distrae l’attenzione generale. Ma prima di tutto si inquina l’argomento, etichettandolo come folle o “complottista”. L’immagine rinvia evidentemente alla situazione in cui un minimo quantitativo di veleno, gettato in un pozzo, riesce ad uccidere un’intera comunità: l’avvelenatore compie una sola azione, ma gli effetti sono disastrosi.

Etichettando a livello sociale come “folle” l’argomento delle scie chimiche, si emargina, si negativizza e si liquida un fatto drammatico accertabile da chiunque alzando semplicemente lo sguardo al cielo. Non a caso mister Renzi alla Rai (trasmissione Ballarò) ha minacciato di trattamento sanitario obbligatorio gli iscritti del piddì che osano parlare di scie chimiche. Uno così, oggettivamente piazzato dal Napolitano ma non votato dal popolo sovrano, al massimo potrebbe aspirare ad amministrare un minuscolo condominio sulla Luna. Invece, detta legge per conto straniero al gregge dei pecoroni italidioti.  

Nell’aria dell’Europa dal 2002 di certo non spruzzano acqua di colonia, altrimenti ce l’avrebbero detto e la bontà della cosa sarebbe stata pubblicizzata ed enfatizzata ovunque. Invece, così non è affatto. Il lessico parla chiaro: il complottista è colui che realizza i cosiddetti complotti, non chi li analizza. La negazione ostinata ed illogica delle straripanti scie chimiche che hanno reso il cielo ormai plumbeo, e conseguentemente un pericolo per la salute di ogni essere vivente, non è un’affermazione scientifica, ma una mera opinione personale, a differenza delle prove oculari quotidiane del tragico fenomeno. Un'evidenza accessibile anche ai non vedenti che vantano un buon olfatto.
Il terreno su cui si combatte la guerra contro la verità imbarazzante per i governi telecomandati dal complesso militar-industriale, è quello del linguaggio. Si tratti di convincere l’opinione pubblica dell’utilità di una guerra di conquista sotto mentite spoglie, oppure di tranquillizzarla con la falsità del surriscaldamento della terra: il potere delle parole è decisivo per la costruzione e il consolidamento del consenso. Esistono, non a caso, luoghi comuni e parole-chiave. Esse presuppongono che la realtà debba essere occultata. Comprendere significa “prendere assieme”, ovvero “considerare un evento nel suo contesto”.

L’altra faccia della messa in scena è per l’appunto ciò che viene spinto fuori scena. Fotografare significa inquadrare, e inquadrare vuol dire escludere, selezionare a monte. Le chemtrails sono soltanto l'aspetto palese della guerra ambientale scatenata non solo per modificare il clima, ma soprattutto per sottomettere definitivamente e globalmente il genere umano. Quindi, un nuovo sistema di controllo sociale con ricadute sanitarie e ambientali. A una verità gridata e messa in scena corrisponde sempre una verità taciuta e rimossa. L’importanza di un riflettore non dipende da ciò che illumina, ma da quello che decide di lasciare al buio. Siamo all’estetica dell’occultamento e della rimozione. Verità rimossa sta per verità negata. Siccome però le prove esistono. Negare la verità significa sempre negare dei fatti, rimuoverne l’esistenza. Perché? La verità può venire coperta in senso tutt’altro che metaforico. Come sapeva Adorno, “appartiene al meccanismo del potere vietare la conoscenza del dolore che produce”. La rimozione pura e semplice della verità è un atteggiamento che può ritorcersi contro chi lo mette in atto. Ciò è evidente nel caso estremo della censura che se scoperta ha il difetto di rivelare cose molto più importanti e significative di quante ne avrebbe rivelato la notizia censurata. Anziché censurare una notizia, si può ottenere lo stesso effetto limitandosi a distorcerla. Per questa strada si può giungere agevolmente sino a capovolgere completamente la verità dei fatti. Questa tecnica è il metodo della sineddoche indebita. Si tratta di una figura retorica antica usata dai mass media in Italia, ma non solo. E consiste nel trascegliere all’interno di una fenomeno complesso (modificazioni artificiali del clima) un elemento irrilevante e comunque non caratterizzante e utilizzarlo quale elemento qualificante per descrivere e definire tutto quel fenomeno.

Non è necessario che la verità non esista. Basta cambiarle i connotati. In questo caso lo strumento più diffuso è l’eufemismo, espressione di una delle malattie politico-morali più diffuse attualmente: l’ipocrisia. Prendiamo le scie di condensa (contrails). Gran parte degli eufemismi comporta una semplice riformulazione tranquillizzante e rassicurante attraverso il quale il fenomeno viene addomesticato e reso apparentemente innocuo, ossia non più in grado di suscitare reazioni ostili, ossia indignazione e protesta. E’ fin troppo evidente, allora, l’importanza che assume il dominio del linguaggio. Il nuovo approccio nordamericano al controllo sociale non consiste tanto nel controllo di ciò che pensiamo, bensì nel controllo di ciò a cui pensiamo. La verità messa in scena ha il suo doppio necessario nella verità rimossa. In alcuni casi essa non è necessaria. La verità può essere semplicemente ignorata: quando l’informazione mediatica si riduce a intrattenimento, chiacchiericcio, quando l’agenda politica getta sul proscenio il pupazzo multiuso della guerra al terrorismo ricacciando indietro i cruciali problemi ambientali e sociali. Con questa mossa la gente pensa ad altro. Le persone hanno smesso di guardare il cielo e avanzano a testa china.

Il campionario delle bugie e dei silenzi che circondano la guerra ambientale è impressionante. Non abbiamo a che fare con una singola menzogna o serie di menzogne. Siamo dinanzi a una strategia complessa, a un’autentica politica istituzionale della menzogna di Stati, multinazionali, univeristà e centri di ricerca cooptati (leggasi comprati) con fiumi strariopanti di finanziamenti: basti pensare al workshop NATO sui terremoti. Su ognuno di questi aspetti esistono alla portata di tutti, cioè di chi vuol vedere e capire, ormai prove e testimonianze addirittura sovrabbondanti.
L’avvelenamento del pozzo è un strategia retorica attualmente in uso contro chi svela fatti destabilizzanti come il genocidio in atto per stravolgere il clima: si delegittima in anticipo qualunque cosa un avversario possa dire, insinua od il sospetto circa la sua cattiva fede, o scarsa correttezza, o scarsa credibilità; l’eventuale verità proposta in seguito dalla persona scomoda sarà pubblicamente ignorata, considerata priva di rilevanza, o decisamente accolta come falsità. In tal modo qualsiasi verità risulta fin da principio contaminata da uno sfondo di preliminare sospetto. I negazionisti non argomentano, ma urlano, inveiscono, intimidiscono, usano la violenza verbale sulla base i un’irrazionalità di fondo. L’analisi dell’argomentazione è legata alla logica (teoria del ragionamento), alla retorica (teoria della persuasione), alla filosofia (teoria della verità).
Chi e come ha messo in scena le menzogne che circondano l’aerosolchemioterapia bellica contro i popoli dell’Europa? In apparenza lo schema è lineare: il regista è rappresentato dagli interessi delle corporation belliche USA, l’attore principale è la politica ammaestrata, lo strumento l’informazione. In realtà regista e attore sono una cosa sola, come dimostra il fatto che gran parte dei membri più importanti dei governi a stelle e strisce ha svolto ruoli di comando nelle industrie militari.

La cosiddetta informazione è attualmente l’amplificatore dell’ideologia dominante. Essa si basa sui luoghi comuni e sui cliché dominanti, sulle metafore influenti. Questo insieme di luoghi comuni, di cliché e frasi fatte, di pregiudizi e metafore rappresentano le griglie concettuali entro cui si collocano le singole informazioni di cui ogni individuo viene in possesso. Sono queste cornici che strutturano l’esperienza umana. E sovente, quando i fatti non si adattano a questi schemi, sono questi ultimi a prevalere e i fatti vengono ignorati. Schemi falsi di lettura della realtà hanno conseguenze durature dell’affermare cose non vere su un singolo avvenimento. Un punto di vista sbagliato non si cambia con la stessa facilità con cui si individua la falsità di un singolo fatto; inoltre, un punto di vista errato fa intravedere una serie di fatti e di eventi in modo distorto.

L’etichettatura di complottismo è una paccottiglia di infima categoria inventata a proposito per imbrigliare la percezione critica della realtà degradando moralmente ed intellettualmente chi osa esprimerla. Se consentiamo ad entità telecomandate dall’alto come il Cicap o Wikipedia, oppure a tuttologi ed esperti venduti al miglior offerente, di dirci cosa è vero e cosa no,  allora l’intelligenza di ogni essere umano non ha senso di esistere.

I fatti e non le mere opinioni, non sono mai tuttala verità, al di là di essi c’è un altro livello di realtà. La nostra conoscenza del mondo è ancora molto limitata.
E’ imbarazzante per gli scientisti tuttologi, in realtà nulla saccenti alla ribalta dei mass media, non sapere un bel niente e tacciare il prossimo con l'etichetta di complottismo. La conoscenza non ha colore, non ha religione, non ha passaporto, e non conosce frontiere perché è un ideale universale che corrobora il senso della vita.

Uno dei falsi miti del tempo corrente è lo scientismo, ovvero l’illusione che di poter conoscere la realtà nelle sue varie servendosi esclusivamente della scienza moderna, nonché di risolvere ogni problema umano grazie ad essa e alle sue applicazioni tecniche. Lo scientismo si basa su due postulati: che la sola realtà quella misurabile e quantificabile, e che il progresso della conoscenza scientifica e della tecnologia liberi l’umanità dalle tenebre. In fondo, la storia della scienza è tutta una sequela di verità che si dimostrano poi errori, alla luce di nuovi fatti, di nuove verità e di nuove scoperte.

L’universo che noi vediamo, a occhio nudo, o con gli strumenti di cui disponiamo, è solo il 5 per cento del totale; il resto è fatto di forme di materia ed energia sconosciute. Di tale preponderante frazione, il 25 per cento è appunto materia che non interagisce con i nostri strumenti, e quindi ne deduciamo l’esistenza, ad esempio, dagli effetti gravitazionali esercitati sul moto delle galassie. Non essendo costituita da nessuna delle 17 particelle elementari osservate finora, è stata definita dagli scienziati materia oscura.


riferimenti:



Gianni Lannes, IL GRANDE FRATELLO. STRATEGIE DEL DOMINIO, Modena, 2012.

Gianni Lannes, TERRA MUTA, Pellegrini Editore, Cosenza, 2013.

Nessun commento: