BIOGRAFIA

14.5.24

CHE NE SAI DI UN CAMPO DI GRANO?

 

 

di Gianni Lannes

Quale sicurezza alimentare? Magie tricolori: grano importato dall'estero - sovente contaminato dalle radiazioni o imbottito di glifosato - che diviene italiano dopo lo sbarco nel Belpaese. Non è un caso: le importazioni europee di grano duro straniero continuano a crescere mentre le navi cargo approdano in Italia spesso senza controlli. E la gigantesca frode continua impunemente con l'avallo delle autorità di ogni ordine, livello e grado. Ma che ne sa la gente dell'origine di un campo di grano?

Secondo i dati della Commissione UE, dal mese di luglio al 17 settembre 2023, sono arrivate in Europa 585.000 tonnellate di grano duro di cui 482.000 arrivate in Italia (pari all'82 per cento); il grano che sbarca in Europa proviene in prevalenza dalla Turchia per 255.000 tonnellate (43,6 per cento), dalla Russia per 154.000 tonnellate (26,3), dal Canada per 85.000 tonnellate (14,6 per cento), dal Kazakhstan per 69.000 tonnellate (11,9) e dagli Stati Uniti per 15.000 tonnellate (2,7 per cento).

In sostanza il 70 per cento di grano importato dal 1° luglio al 17 settembre 2023 è prevalentemente grano turco-russo, e che oltre l'80 per cento di questo grano - spacciato per italiano - finisce nel piatto degli italiani con pasta, pane e altri derivati.

Da gennaio a novembre 2023 le importazioni italiane di grano duro dalla Federazione Russa sono ammontate a circa 400 mila tonnellate, rispetto alle 32 mila tonnellate dello stesso periodo dell'anno precedente, con un aumento del 1.100 per cento. Nello stesso periodo, il grano duro in partenza dalla Turchia, sempre di origine russa, ha inciso per il 40 per cento sul totale delle importazioni italiane.

Per quanto riguarda il grano tenero, grazie alle agevolazioni gli arrivi in Italia di grano ucraino per il pane sono quadruplicati (+283 per cento) nel 2023 rispetto al 2021, arrivando a quota 470 mila tonnellate, secondo l'analisi Coldiretti su dati Istat.

Le aste turche del frumento affossano i prezzi del grano italiano, con il crollo delle quotazioni a poco più di 300 euro la tonnellata a Bari, mentre nei porti pugliesi continua il via vai di navi mercantili provenienti dalla Turchia.

Il 20 marzo 2024 è stato raggiunto un accordo provvisorio con i negoziatori del Parlamento europeo sulla proroga delle misure di liberalizzazione commerciale per l'Ucraina fino al 5 giugno 2025, ma con freni di emergenza nel caso di difficoltà per gli agricoltori europei.

La Commissione dell'Unione europea ha presentato al Consiglio la proposta di introdurre dazi straordinari su cereali, semi oleosi e prodotti derivati da Russia e Bielorussia; le proposte licenziate dalla Commissione forniscono solo una risposta parziale alle richieste degli agricoltori. La crisi dei mercati dimostra che la Pac in vigore non è in grado di tutelare la stabilità dei mercati e i redditi dei produttori.

In ogni caso si aggrava il deficit alimentare del nostro Paese che produce appena il 36 per cento del grano tenero necessario, il 53 per cento del mais, il 56 per cento del grano duro per la pasta.

I danni prodotti dalla siccità vedono il comparto agricolo in prima fila: nel 2022 il 10 per cento dei raccolti è andato perso, con un danno stimato da Coldiretti in 6 miliardi di euro; i cali produttivi sono stati del 45 per cento per il mais e i foraggi, del 20 per cento per il latte nelle stalle, del 30 per cento per il frumento duro per la pasta di oltre 1/5 delle produzioni di frumento tenero, del 30 per cento del riso, del 15 per cento per la frutta.

L'Italia ha perso un terzo dei raccolti in 10 anni, l'import di mais salito dell'80 per cento nel 2022 e senza un nuovo accordo russo-ucraino si blocca l'arrivo in Italia di oltre 1,5 milioni di tonnellate di grano, mais e olio di semi di girasole che sono sbarcati in Italia nell'ultimo anno.

L'Italia è il primo produttore di grano duro in Europa con circa 4 milioni di tonnellate all'anno che provengono da 200 mila aziende agricole che investono su 1,2 milioni di ettari- Il prezzo del grano duro fino - secondo la rilevazione dell'ufficio studi di Borsa Merci Telematica Italiana di maggio 2023 - ha di fatto chiuso l'annata su un valore medio di 340 euro alla tonnellata, più basso di quasi il 40 per cento rispetto ad un anno fa. Il crollo dei prezzi del grano duro è intervenuto proprio mentre sono saliti i costi di carburanti e mezzi tecnici per gli agricoltori.

Il prezzo del cereale simbolo italiano lo determinano i grani esteri prodotti con standard qualitativi, di salubrità e costi di produzione molto più bassi. La borsa merci di Foggia ha riaperto, dopo quattro settimane di chiusura estiva, con un calo di 60 euro a tonnellata rispetto alla seduta del 2 agosto 2023, senza che ci siano stati scambi adeguati in tal senso e in controtendenza rispetto al mercato internazionale.

L'inspiegabile crollo delle quotazioni del grano duro in Italia preoccupa dinnanzi alle elevate quotazioni internazionali (USA 446 euro a tonnellata e Canada 524-527) e al deficit produttivo mondiale. In questo scenario, con i prezzi americani in crescita, a preoccupare gli operatori del mercato è l'inattesa esportazione di grano dalla Turchia a prezzi «da saldo», prezzi dietro cui si nasconderebbe un comportamento sleale, che giustificherebbe l'intervento immediato delle autorità italiane ed europee. Una concorrenza sleale tesa a destabilizzare il mercato italiano, anche per ragioni legate al conflitto russo-ucraino e all'embargo.

L'ingresso inaspettato di tutta questa merce - spesso priva di controlli - genera due motivi di preoccupazione. Il primo riguarda la sicurezza alimentare dei consumatori. Quel grano proviene da aree in cui c'è un conflitto fatto con munizioni e missili infarciti di sostanze indesiderate (radioattive come l'uranio impoverito) che indurrebbero molta prudenza e precauzione da parte delle istituzioni italiane. Giova ricordare soprattutto che esso proviene da Paesi terzi in cui, a seguito dell'incidente verificatosi il 26 aprile 1986 nella centrale nucleare di Chernobyl, si sono disperse nell'atmosfera considerevoli quantità di elementi nocivi per la salute; tale contaminazione può ancora costituire una minaccia per la salute pubblica nell'Unione.

La Turchia e la Russia, infatti, rientrano nell'elenco di cui all'articolo 1, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2020/1158 della Commissione del 5 agosto 2020 relativo alle condizioni d'importazione di prodotti alimentari originari dei Paesi terzi a seguito dell'incidente verificatosi nella centrale nucleare di Chernobyl; l'elenco include anche altri Paesi: Albania, Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Moldova, Montenegro, Serbia, Svizzera, Ucraina, Gran Bretagna esclusa l'Irlanda del Nord.

Già il regolamento (CE) n. 733/2008 del Consiglio aveva fissato le tolleranze massime di radioattività per determinati prodotti agricoli originari dei Paesi terzi, e aveva inoltre disposto che gli Stati membri procedessero a controlli su tali prodotti prima della loro immissione in libera pratica, al fine di garantire l'osservanza delle tolleranze di radioattività fissate; la centralità del tema della sicurezza alimentare è stata ribadita anche dall'alto rappresentante per gli affari esteri dell'Unione europea, Josep Borrell, che ha affermato all'ONU: "La Russia continua a prendere di mira l'agricoltura, le aziende e le infrastrutture con effetti globali devastanti".

I consumatori italiani sono al primo posto al mondo per consumo di derivati del grano duro (pasta, pane, focacce, biscotti, eccetera), ma assumono sostanze provenienti da territori altamente bombardati ed inseriti nell'elenco dei Paesi terzi che possono costituire una minaccia per la salute pubblica nell'Unione.

In assenza di un sistema di tracciabilità del prodotto nazionale, questi volumi di grano importati a prezzi da saldo favoriscono la speculazione finanziaria, costringono gli agricoltori italiani a vendere sottocosto e mettono a rischio anche la pasta prodotta in Italia, con risvolti negativi per i consumatori italiani.

Il principio di precauzione si fonda sulla necessità che, a richiesta dello Stato di destinazione della merce, l'importatore dimostri la non nocività del bene da importare; il principio di precauzione previsto dall'attuale legislazione alimentare (regolamento (CE) n. 178/2002) può essere invocato quando è necessario un intervento urgente di fronte a un possibile pericolo per la salute umana.

Appare legittimo da parte dei produttori di grano duro, e dei consumatori di prodotti a base di cereali, invocare l'applicazione di una regolamentazione più restrittiva e protettiva adducendo motivazioni introdotte dalla clausola di salvaguardia di cui all'articolo 23 della direttiva 2001/18/CE, già adottata per gli OGM.

Il governo Meloni quali urgenti iniziative intende assumere per tutelare la salute dei consumatori e la competitività dei cerealicoltori italiani? Perché non esiste una griglia di qualità tossicologica, nell'ambito della Commissione unica nazionale del grano duro, per armonizzare le quotazioni nazionali rispetto al mercato internazionale?

Come mai non è stata ancora istituita la Commissione unica nazionale del grano duro e il registro telematico dei cereali, di potenziare i contratti di filiera tra agricoltori e industria per promuovere la pasta con grano italiano e implementare un sistema di tracciabilità? 

Che fare? Occorre attenzione e trasparenza per i produttori ed i consumatori, maggiori controlli sull'etichettatura per sostenere e promuovere la pasta prodotta con grano italiano, l'istituzione della Commissione unica nazionale del grano duro per una maggiore trasparenza dei prezzi, il potenziamento dei contratti di filiera tra agricoltori e industria e l'avvio immediato del registro telematico dei cereali meglio noto come «Granaio Italia».

Riferimenti:

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/12616

https://sulatestagiannilannes.blogspot.com/search?q=grano 

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