BIOGRAFIA

20.9.18

MONDI DAUNI


Daunia - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

di Gianni Lannes

L'isola che non c'è. Una mareggiata di verde antico introduce alla terra cara a Federico II, scrigno di storia e di narrazioni nel cuore della Puglia. Qui con gli ulivi ci vanno a parlare come si va a pregare sotto un altare. In loco la vita non corre mai, ma scorre, come ovunque in questo Sud del Mediterraneo, mai trasformato o diventato un diversamente Nord colonizzato. I naufraghi moderni approdano nel Levante d’Italia abbandonando un’esistenza fatta solo di cifre, di indici di produzione e di fretta sconclusionata. Essi vengono in una lentezza che non collima con la velocità.

La Daunia è un altro mondo: terra di confine in ogni senso possibile; terra d’acqua sotterranea scossa dagli scuotimenti tellurici. Forse è questa indefinitezza geologica a fornire l’alibi all’idea poetica di un luogo che esiste e non esiste. Nella terra dei margini lo spirito umano sembra più accogliente e pronto al coraggio.

I Monti Dauni sono i luoghi dove si sale e si scende. Ci si arrampica guardando verso l'alto. Luoghi di riflessione, di ricerca, di dialogo con la profondità dell'esistenza.  

I Monti Dauni sono contemplazione e meditazione, scavo e approfondimento, memoria e utopia, esodo e ritorno. Terra che non è più oriente e non è ancora occidente, eppure li contiene entrambi. 

I Monti Dauni sono il luogo dove perdura l'agricoltura, grazie alla nostalgia fecondatrice di umani ostinati, ed è assente l'industria. Le colture arboree disegnano le fiancate collinari: ulivi, pini, meli, peri, ciliegi; una flora non da giardino curato bensì bosco selvatico. Le siepi di rovi e biancospini inframmezzate dai canneti delimitano i campi coltivati a lino e lupino, e ovunque senti l'odore pregnante dei funghi e del muschio arrampicatore. Sui tronchi d'albero e sulla pietra la barba riccia dei licheni temprati dal sole rende arcaico e fabuloso il paesaggio. I vigneti si adagiano silenziosi a spalliera e a ceppaia.

La nebbia è la vera abitatrice di queste lande temprate da terremoti e frane dilaganti, dove il frastuono della modernità è ancora marginale.
La lingua che esprimono i Monti Dauni è quella dolce, tonda delle colline e delle valli silenziose. La poesia in loco è impastata di cavità e di luce improvvisa che scioglie la penombra. 

Le architetture umane orbitano intorno a un campanile o a un castello diruto in cima ad alture arroccate.Solcando i sentieri si avvertono gli animali solitari: il tumulto del cinghiale il passo felpato della volpe, l'avanzare ardito del lupo, il quieto scivolare di ricci e tassi. Un mondo cacciato via dalla storia, relegato nel dimenticatoio dalla caotica modernità. I Monti Dauni sono il luogo dove le favole del vento regalano l'essenza dei sogni.