BIOGRAFIA

11.4.14

ARMI CHIMICHE: DUE FABBRICHE SEGRETE ITALIANE, NON BONIFICATE DALLO STATO IN ABRUZZO E PUGLIA

 Bussi sul Tirino (gennaio 1994): fabbrica segreta di gas bellici - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)





di Gianni Lannes


Sono armi subdole, ad orologeria, perché uccidono a distanza di tanto tempo. Peggio delle mine anti essere umano, e rilasciano nell'ambiente circostante i loro veleni. Oggi, proprio con loro dobbiamo fare i conti, visto che lo Stato le ha subdolamente nascoste, ma senza inertizzarle. Ne avevo parlato nel programma radiofonico "Verso Sud" della Rai nel 1999. Ne avevo scritto sui giornali nazionali già 20 anni fa. Ho pubblicato un libro nel 2012 (IL GRANDE FRATELLO STRATEGIE DEL DOMINIO) con un intero capitolo (BOMBE AMARE) dedicato al fenomeno. Eppure lo Stato si è girato dall'altra parte.

Dove i parchi nazionali della Maiella e del Gran Sasso si incontrano c'è un'amara sorpresa. Inerpicandomi sulle gole di Popoli in provincia di Pescara, e poi risalendo il fiume Tirino, prima di arrivare a Bussi, sono giunto tempo fa al sito in cui sorgeva la più grande fabbrica italiana (ex Dinamite Nobel poi Montecatini) di aggressivi chimici proibiti dalla Convenzione di Ginevra del 1925. Dove sonnecchia il campionario di iprite, adamsite, lewisite e così via, scaricato in parte sul popolo etiope da Graziani e Badoglio su ordine di Benito Mussolini. Come è evidente l’aerosolterapia bellica - l'irrorazione aerea - l’hanno inventata certi italiani in camicia nera e poi l'ha ereditata lo zio Sam. Allora, che ne è stato dei micidiali depositi di mustard gas? Chi li ha sepolti e dove? Ho avuto il fiuto di imbattermi in alcune memorie storiche: ex operai già ottuagenari da cui ho attinto informazioni preziose. A Bussi sotto la montagna adiacente l’attuale insediamento Solvay (Montedison fino al 2002) le caverne in riva al fiume Tirino sono state tombate con i veleni di guerra. E sulle ceneri della fabbrica di morte, in tempi più recenti l'Edison ha tirato su una centrale turbogas, in barba alle normative di protezione sanitaria, ed ambientale, nonché al semplice buon senso. E c'è pure qualche ambientalista di fama, un ex direttore di Greenpeace Italia, che ha dato il parere favorevole all'operazione.

 

  Bussi sul Tirino: centrale turbogas Edison - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

E tutto filato liscio, grazie alla connivenza politica a tutti i livelli e alle distrazioni dei prefetti di turno. Prima della gigantesca discarica targata Montedison, a valle sul letto dove i fiumi Tirino e Pescara si incontrano, c'è n'è un'altra anche più pericolosa, di cui i magistrati e gli stessi autoctoni non hanno mai sentito parlare, se non qualche operaio passato a miglior vita.

Durante la seconda guerra mondiale sono state le armi più segrete, infernali, vietate  eppure ugualmente prodotte, da Germania e Stati Uniti d’America in primis. Ma anche l’Italia fascista dei Savoia non è stata da meno: i gas che accecano, soffocano, producono vesciche terribili ed infine ammazzano senza pietà. Oppure i batteri tipo antrace, vaiolo, malaria, brucellosi o tetano, che uccidono la vita umana attraverso malattie indotte artificialmente dall'uomo.

Bombe a carica chimica e batteriologica: armi a cui ha lavorato alacremente anche il regime mussoliniano. Ma proprio perché vietato, in fondo ambito dai vincitori della guerra, sull’arsenale chimico e batteriologico del casato Savoia è calato il silenzio per 70 anni. E’ la storiaccia finale di una vicenda che ci riguarda a distanza ravvicinata, perché tocca la nostra salute.
  
Fantasmi dimenticati rimossi dalla conoscenza comune: i laboratori segreti di Roma sotto l’ospedale militare Celio, la cittadella chimica nei pressi di Viterbo, le fabbriche che produssero veleni a pieno ritmo anche a Rho, Cengio, Melegnano, Foggia, Napoli, Pieve Vergonte, Carrara. Insediamenti industriali altamente nocivi e mai bonificati, semplicemente oscurati dall'oblio.

Gli armamenti proibiti furono usati in Libia, Etiopia, e durante la guerra civile di Spagna. Le fabbriche certo allora come oggi, non si preoccupavano dei loro micidiali scarichi: i danni si riscontrano ancora adesso a scrutare le statistiche, altrimenti inspiegabili di cancro, tumori, malformazioni e patologie rare, o apparentemente inspiegabili in determinate aree del Belpaese. I governi italiani hanno sempre negato la presenza di gas bellici di propria produzione sul territorio nazionale. Nel 1985 - dinanzi al Parlamento - Andreotti (prescritto per mafia) aveva addirittura spergiurato.

Foggia: fabbrica segreta di gas bellici, area contaminata - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Allora, proseguiamo il viaggio verso Sud. La tappa d’obbligo è alla periferia di Foggia, ad un soffio dalle civili abitazioni dell’ignara popolazione, circondate da coltivazioni agricole, sorge in condizioni di totale abbandono, un’altra fabbrica di morte del regime fascista. Ecco, altri veleni “proibiti” che queste armi bandite sulla carta, hanno lasciato in eredità al popolo italiano. 

foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Il documento inviato al prefetto del capoluogo di Capitanata reca la data dell’11 giugno 1948, a firma del ministro della Difesa. E non lascio spazio a dubbi. Infatti c’è scritto:

«Oggetto: Foggia – lavori di bonifica dell’ex centro Chimico Militare – Con riferimento a quanto segnalato con il telegramma a cui si risponde, si fa presente quanto segue: a) - i lavori di bonifica e sgombero macerie e materiali degli ex impianti di produzione aggressivi chimici di Foggia, non possono essere eseguiti che da personale specializzato, in quanto il personale stesso, durante il lavoro, deve essere munito di maschere antigas, guanti e indumenti protettivi, dati che esistono ancora sotto le macerie apparecchi contenenti quantità considerevoli di yprite e di fosgene; b) - i menzionati aggressivi, per il modo col quale vennero effettuate le distruzioni dai tedeschi, hanno inquinato, oltre le parti costituenti gli impianti, anche le macerie dei fabbricati crollati. Questo Ministero, pertanto, dopo attento e ponderato esame della questione, allo scopo di evitare possibili gravi infortuni, è venuto nella determinazione di far effettuare i lavori sopraccennati da personale di questa A.M., pratico di maneggio delle sostanze tossiche».

 Foggia: fabbrica segreta di gas bellici area contaminata - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

  Foggia: fabbrica segreta di gas bellici area contaminata - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

A tutt’oggi, non è stata effettuata alcuna bonifica dell’area militare su via del Mare, adiacente la cartiera del Poligrafico dello Stato. Nel 2007 avevo messo al corrente personalmente, fornendogli fotografie e documentazione rinvenuta presso l'Archivio di Stato, il comandante provinciale dell'Arma dei Carabinieri. Soltanto nel 2008 sono apparsi dei cartelli con un avviso: “Zona avvelenata”. E nient’altro. Una cosa è certa: quei terreni, il suolo ed il sottosuolo - in particolare i sotterranei - sono contaminati. Giusto per rendere l'dea: in questa fabbrica occulta - targata Seronio - si fabbricava mediamente una tonnellate di iprite al giorno.

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