BIOGRAFIA

11.11.23

TRIVELLE E CAPODOGLI IN ADRIATICO!

Gargano (dicembre 2009) - foto Gilan

 

di Gianni Lannes

Quale salvaguardia ambientale nel Belpaese? Rischi e pericoli per le creature del mare, soprattutto nell'Adriatico dove le piattaforme che drenano idrocarburi si stagliano a poca distanza dai litorali e le attività militari non hanno mai tregua. 



Ecco una storia dimenticata che torna d'attualità con il via libera a nuove trivelle nel “Mare Nostrum” del governino Meloni. Il 12 settembre 2014, a pochi metri dalla riva della spiaggia di punta Penna, nella riserva di Punta Aderci di Vasto (Chieti), si sono arenati 7 capodogli, proprio come accade nel Gargano nel dicembre dell'anno 2009, a seguito della ricerca incontrollata di idrocarburi.

Grazie all'azione della Capitaneria di Porto, del servizio veterinario della Asl provinciale di Chieti, del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché di centinaia di volontari, 4 dei 7 cetacei arenati hanno ripreso il largo nel mare, mentre altri 3 sono deceduti. Secondo quanto riferito da alcuni esperti, la possibilità di sopravvivenza dei capodogli superstiti è minima.

È emerso sin dai primi momenti che tra le possibili cause che hanno portato i cetacei a spiaggiarsi vi sia il disorientamento dovuto a fattori non naturali, tra cui sicuramente l'uso in zona di sonar militari, nonché di tecnologie legate alle ricerche di idrocarburi e di prospezione dei fondali sottomarini per la posa di cavi elettrici.

Secondo alcuni esponenti del Centro studi cetacei onlus si è trattato di una riemersione troppo rapida, la cui causa potrebbe essere un trauma improvviso come quelli provocati dalle attività di prospezione con tecnica air-gun. Questo trauma porta i cetacei a una riemersione non corretta, la cui conseguenza è la permanenza di gas nei vasi sanguigni, simile a ciò che accade ai sub colpiti da embolia in seguito a una mancata decompressione (si veda un lancio dell'agenzia Ansa del 13 settembre 2014).

Una delle tecnologie maggiormente utilizzate per la prospezione dei fondali marini e per l'individuazione dei giacimenti di idrocarburi è l'air-gun, una tecnologia che si basa sulla produzione di segnali acustici attraverso l'uso di sorgenti artificiali. Essa consiste nell'emissione di aria compressa in mare per analizzare la struttura del sottosuolo, tramite la tecnica della sismica a riflessione, che rappresenta una tecnica invasiva e dannosa a disposizione dell'uomo per ricostruire la natura della crosta terrestre. La tecnica consiste nell'inviare spari ad aria compressa ad alta intensità ogni 5 o 10 secondi e dalle onde riflesse si cerca di ricostruire la geologia del sottosuolo e la possibile presenza di giacimenti. Ovviamente a causa dell'alto impatto ambientale, ci possono essere lesioni e ferite su animali malcapitati nelle vicinanze. Altra possibilità è che gli animali perdano l'udito e con quello il senso dell'orientamento.

Con la direttiva 2008/56/CE, recepita in Italia con il decreto legislativo 13 ottobre 2010, numero 190, è stato istituito un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino. Ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo il buono stato ambientale è identificato, tra le altre cose, dal fatto che gli apporti di sostanze ed energia, compreso il rumore, nell'ambiente marino, dovuti ad attività umane, non causino effetti inquinanti (comma 1, lettera d).

La Commissione europea definisce l'inquinamento acustico sottomarino come “l'introduzione intenzionale o accidentale di energia acustica nella colonna d'acqua, da fonti puntuali o diffuse” e ha applicato il fondamentale principio secondo cui l'assenza di certezza scientifica, qualora sussista il pericolo di danni gravi o irreversibili, non esonera gli Stati dal dovere di predisporre misure efficaci per evitare il degrado ambientale (principio 15 della Dichiarazione di Rio).

Le prospezioni geofisiche marine sono incluse fra le attività antropiche a potenziale rischio acustico in quanto responsabili dell'introduzione di rumore in ambiente marino. Infatti, si è giunti alla certezza che alcuni suoni antropogenici hanno effetti negativi su diversi phyla di organismi, in particolare sui cetacei, proprio perché questi ultimi comunicano, navigano, si orientano e individuano le prede grazie al suono.

Dal rapporto tecnico dell'ISPRA (al cui vertice figura il miracolato Berardo De Berardinis) pubblicato a maggio del 2012 sulla “Valutazione e mitigazione dell'impatto acustico dovuto alle prospezioni geofisiche nei mari italiani” si apprende che “l'esposizione al rumore di origine antropica può produrre un'ampia gamma di effetti sugli organismi acquatici, in particolare sui mammiferi marini. Un suono di basso livello può essere udibile ma non produrre alcun effetto visibile, viceversa può causare il mascheramento dei segnali acustici e indurre l'allontanamento degli animali dall'area esposta al rumore. Aumentando il livello del suono, gli animali possono essere soggetti a condizioni acustiche capaci di produrre disagio o stress fino ad arrivare al danno acustico vero e proprio con perdita di sensibilità uditiva, temporanea o permanente. L'esposizione a rumori molto forti, come le esplosioni a breve distanza, può addirittura produrre danni fisici permanenti ad altri organi oltre a quelli uditivi e può in alcuni casi portare al decesso del soggetto colpito”.

Dallo stesso rapporto ISPRA emerge che “diversi studi hanno messo in evidenza l'impatto comportamentale e fisiologico che l'air-gun può esercitare sui mammiferi marini. (...) In particolare, si ritiene che i cetacei che fanno uso di suoni a bassa frequenza per le loro comunicazioni siano la categoria più esposta a rischi in quanto capaci di percepire maggiormente i suoni prodotti dagli air.gun. I capodogli sono ritenuti specialisti delle basse frequenze con la migliore sensibilità dell'udito al di sotto di 3 kHz (Ketten, 2000)”.

L'industria petrolifera, sia attraverso le attività estrattive sia nelle operazioni di prospezione e ricerca di idrocarburi, aumenta la pressione antropica nei mari italiani, in particolare in quello Adriatico, già di per sé stressato a livello ambientale dalle numerose attività umane.

Oltre all'air-gun, vi sono altre metodiche di indagine in mare che possono interagire negativamente sulla fauna marina come il sonar multi-beam.

Per sapere e non dimenticare. Una singolare coincidenza? Proprio nei mesi che vanno da giugno a settembre dell'anno 2014 hanno operato nel mare Adriatico, sulla base del posizionamento satellitare (dati del traffico marittimo) e delle ordinanze delle Capitanerie di porto, diverse navi attrezzate per l'utilizzo di queste metodologie come, a mero titolo di esempio, la OGS Explora, la Franklin e la ARGO. Tali imbarcazioni potrebbero aver utilizzato tecniche di indagine che interagiscono con gli organismi marini. Tali imbarcazioni, proprio grazie alle strumentazioni presenti a bordo, potrebbero aver registrato informazioni utili ai fini dell'accertamento delle cause dello spiaggiamento.

L'attività industriale di esplorazione finalizzata alla scoperta di giacimenti petroliferi e di idrocarburi e loro sfruttamento - meramente economico - comporta per sua natura operazioni invasive dei fondali e degli ambienti marini; la possibilità offerta alle compagnie petrolifere di accrescere lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi nelle acque al largo delle coste italiane, favorita, tra l'altro, dalle recenti misure adottate dal Governo con l'articolo 38 del decreto-legge numero 133 del 2014 (“sblocca Italia”), aumenta notevolmente i rischi di contaminazione delle stesse, in particolare lungo la costa adriatica, destando forti preoccupazioni nelle comunità locali,

Alla luce della situazione vi è l'assoluta necessità di fermare la deriva petrolifera che l'esecutivo meloniano - a trazione industriale - intende perseguire attraverso la promozione di nuove trivellazioni, poiché ogni altra attività legata a prospettive di estrazione di idrocarburi in mare e a terra, ancorché meramente esplorativa, intacca l'integrità dei siti, marini e terrestri, nonché l'immagine del nostro territorio sotto il profilo naturalistico che sempre più assume rilievo nel turismo internazionale. È urgente avviare, anche nelle sedi internazionali e comunitarie, idonee e concrete iniziative, anche di carattere normativo, volte ad introdurre strumenti di intervento per limitare o meglio arrestare i rischi connessi alle attività di sfruttamento marino.

 

Riferimenti:

https://sulatestagiannilannes.blogspot.com/search?q=capodogli

https://sulatestagiannilannes.blogspot.com/search?q=BOMBE+IN+MARE

https://sulatestagiannilannes.blogspot.com/search?q=meloni

https://stopombrina.files.wordpress.com/2016/01/rapporto_ispra-1_airgun.pdf

https://www.isprambiente.gov.it/files/snpa/consiglio-federale/CF20121220Doc.25PrescrizioniVIA.pdf

 https://sulatestagiannilannes.blogspot.com/search?q=de+berardinis

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