BIOGRAFIA

24.9.20

SOGNATORE SELVAGGIO!

 


di Anna Turletti


Trentun anni, di Roma e coraggio da vendere. Stiamo parlando dello scrittore e viaggiatore Valerio Petroni.

Dopo aver attraversato in solitaria gli stati del Nord e del Centro America, l’Africa e il Sud dell’Italia, Valerio ha pubblicato con Amazon un libro dal titolo “Dreamerwild”, che letteralmente vuol dire “Sognatore Selvaggio”.

L’autore del libro, racconta a cuore aperto le sue esperienze, i suoi incontri con “anime bellissime” e come questo suo viaggio sia stato un trampolino di lancio verso un cambiamento interiore che gli ha rivoluzionato l’esistenza.

Durante questo percorso di scoperta esteriore e interiore Valerio si è sentito connesso con il mondo intero. In questa intervista Valerio spiega come il viaggio possa essere terapeutico e come possa curare tanti mali e fare bene all’anima. Ci racconta come questa esperienza l’abbia reso estroverso e consapevole che la felicità è una cosa davvero semplice che si chiama “Amore”. Amore nei confronti di sé stesso e degli altri. Il suo sogno? Creare una Società Nuova fondata sui veri valori della vita: Amore e Rispetto di tutto ciò che ci circonda.

Valerio, che cosa ti ha spinto a intraprendere il tuo viaggio? Spiegaci i motivi della tua decisione di lasciare casa, parenti e amici e di percorrere una nuova strada.

Negli anni mi sono reso conto che il sistema in cui viviamo è un sistema completamente illusorio. Pensiamo che tutto ciò che facciamo sia voluto dal cuore, ma in realtà è solo voluto dalla mente, perché viviamo dentro credenze radicate in noi negli anni, che ci auto-convincono che bisogna studiare, lavorare e poi andare in pensione, ossia seguire uno schema piuttosto che seguire ciò che veramente desideriamo. In un periodo di ricerca interiore, dovuto a situazioni personali difficili, ho avuto un attacco di panico. Sono stato male, ma il giorno in cui si manifestò l’evento, fu per me una benedizione perché mi resi conto che non potevo cambiare la realtà al di fuori di me, se prima non facevo quel passo dentro di me: vivere la mia vita realizzando i miei sogni. Quell’attacco di panico mi consentì di pormi una semplice domanda: sono felice? Da lì mi resi conto che non lo ero e così iniziai a viaggiare e a seguire una strada diversa rispetto a quella mi imponevano di fare i miei genitori, i governi e le istituzioni.

Che cosa hai compreso durante il tuo cammino verso il mondo?

Nel mondo esistono tantissime realtà in cui poter vivere in pace e in armonia; le persone non sono tutte cattive o violente come spesso vengono descritte in televisione, anzi viaggiando ho compreso che l’umanità ha perso completamente il contatto umano e spirituale e ha dimenticato che questo contatto si chiama “Amore”. Amore” che ho sentito dentro di me durante il viaggio, sotto forma di euforia, di gioia, di appartenenza e di condivisione. Per la prima volta mi sono sentito veramente collegato con ciò che mi circondava e mi sono reso conto che siamo tutti uguali e che non esiste nessuna differenza tra me e il resto del mondo, perché siamo un’unica famiglia e abbiamo dentro di noi un’anima collettiva che ci fa sentire cittadini del mondo.

Com’eri prima di fare questa esperienza di viaggio e come sei oggi?

Ero un ragazzo timido e impaurito, cioè avevo paura di esporre agli altri il mio pensiero e le mie idee. Spesso venivo giudicato e messo da parte come un difetto di fabbrica e mi dava fastidio, quindi mi chiudevo in me stesso. Ora sono felice di esserlo, sono cresciuto come persona e ho iniziato ad amare non solo me stesso, ma anche il prossimo. Sono riuscito a far scivolare via molte paure, che mascheravano tratti di me che non mi rappresentavano. Sono diventato più coraggioso e ora difendo i miei diritti e il mio pensiero di fronte a tutto e tutti. Ho capito che non serve avere un voto alto in pagella o una laurea per essere maturo e integrarsi nella società, ma serve avere “Amore” e “Rispetto” per sé stessi, per la propria vita e per quella degli altri. Senza amore che cosa possiamo mai essere? Non è tanto un titolo di studio o il lavoro che fai a definire chi sei, quanto piuttosto che cosa fai per te stesso, per gli altri e per costruire un mondo migliore.

In cosa sei migliorato e in che modo il viaggio ti ha cambiato?

Beh, come in parte ho già risposto prima, penso di essere arrivato a capire quanto siano importanti, per crescere, certi valori umani, come appunto l’amore e il rispetto, valori che ho ritrovato soltanto ascoltando il mio cuore e la mia anima. Il viaggio, in questo percorso di crescita interiore, mi ha aiutato molto. Mi ha aiutato a scoprire che i limiti stanno solo nella mente e che i miracoli esistono, ma si realizzano quando iniziamo a pensare che noi stessi siamo l’unico vero miracolo.

 Secondo te si può parlare di viaggio come terapia, come crescita interiore? Perché?

Sicuramente sì, ed è per questo che dovremmo integrarlo nella nostra vita come elemento di crescita personale e inserirlo nelle scuole come materia di arricchimento. Purtroppo viviamo in una società dove si anestetizzano i problemi personali con medicinali e con antidepressivi. Nella mia vita ho sempre rifiutato questo modo di affrontare le situazioni difficili, perché il viaggio mi ha aiutato a fronteggiare le mie paure, mi ha permesso di superare i soliti schemi mentali che mi imprigionavano e mi ha consentito di uscire dalla miazona comfort. Viaggiando ho capito che preferisco una tenda da campeggio immersa nella natura, piuttosto che quattro mura di cemento considerate sicure. Da qui si comprende che basta poco per vivere, per viaggiare e per essere felici.

Che consiglio daresti ai ventenni di oggi che si affacciano alla vita in questo mondo un po' complicato?

Il consiglio che è di avere il coraggio di parlare dei propri problemi, di staccarsi da inutili mode presenti sui social, di smettere di seguire personaggi di bassa cultura e infine smettere di considerare questi personaggi come esempi da emulare perché portano solo in direzioni sbagliate. Quello dei giovani è un contesto molto complesso e anche io ho avuto dei momenti in cui ho fatto cose che pensavo fossero normali e invece non lo erano: ho compreso che non serve ubriacarsi per sorridere, piuttosto serve domandarsi se si è felice di ciò che si sta facendo. Bisogna iniziare a porsi domande su cosa è giusto o su cosa è sbagliato della propria vita. Credo che in tutto questo ci sia una carenza educativa da parte della scuola, ma anche da parte delle famiglie, e cioè, non si educa più all’amore e al rispetto, perciò è necessario valorizzare la vita di ognuno di noi nella direzione di questi due principi.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Mi piacerebbe organizzare presentazioni in giro per l’Italia riguardo il mio libro DreamerWild - Attraverso i miei occhi, raccontando un po’ le mie esperienze di vita in viaggio. Dopodiché avrei un altro progetto che credo vada oltre a quello personale perché riguarda tutti.  In questo periodo stiamo vivendo situazioni complicate sotto tanti aspetti che purtroppo il governo sta completamente ignorando e per questo ho deciso di sviluppare un progetto che si chiama “Una Nuova Società. Questo progetto ha l’obiettivo di riunire persone che siano determinate a riscoprire il vero senso della vita e a vivere in armonia e in equilibrio con tutto ciò che le circonda. Ho creato un gruppo Facebook proprio per raggiungere quante più persone possibili e far maturare le loro coscienze, affinché sviluppino la consapevolezza che il sistema da noi finanziato non è in equilibrio con i nostri reali valori e le nostre reali esigenze, cioè di condurre una vita felice e prospera. Perché dico questo? Perché sono stanco di sentire governi che da mesi parlano di sicurezza per contrastare una pandemia, quando da anni ci sono violenze, guerre, povertà, fame e tante altre epidemie di cui nemmeno ci preoccupiamo, anzi le accettiamo come fossero normali. Per questo bisogna cambiare rotta, costruire una nuova società e se non lo facciamo noi del popolo nessuno lo farà. Dobbiamo iniziare a educare all’amore e al rispetto, dobbiamo cambiare il sistema economico basato sul debito, e crearne uno basato sulla prosperità come diritto di tutti. Tutti meritiamo di vivere in sicurezza economica e tutti meritiamo di essere felici e di vivere la vita che desideriamo. Dobbiamo, inoltre, migliorare il sistema lavorativo perché pensare di dover lavorare dalle dieci alle dodici ore giornaliere per sei giorni la settimana e dedicare un solo giorno a noi stessi, è disumano. Così facendo come possiamo pensare di inseguire i nostri sogni? Come possiamo pensare di essere felici se costruiamo intorno a noi un’esistenza alienante e frustrante che ci porta a lavorare tanto e a stare male? È ora di cambiare visione: questo è il momento giusto per farlo, non possiamo rimandare a unaltra volta, la nostra evoluzione è in pericolo e con essa anche il nostro futuro.

Ringraziamo Valerio Petroni per le sue risposte ricche di concetti importanti e cariche di una gran voglia di cambiare in meglio il nostro mondo e la nostra vita. Gli auguriamo successo in questa duplice iniziativa editoriale ed umana! Alla prossima intervista!

 

 


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