BIOGRAFIA

21.4.20

L'ITALIA DOV'E'?


Ad Ornella Vanoni e Franca Valeri, ultime madri d'Italia!

di Paolo Canetti

Buongiorno Ornella, buongiorno Franca: quel "filino" di cui parla dovremmo avere il coraggio di riprendercelo. Più che del virus, mi preoccupo della deriva autoritaria, per non dire orwelliana, della nostra società.

Se per i più, ai primi di marzo la situazione appariva confusa e catastrofica, ai miei occhi e a quelli di alcuni coraggiosi professionisti, tra cui medici, essa mostrava chiaramente i segni dell'inganno. Non che si voglia sottovalutare la situazione sanitaria, ma essa ha dei contorni ben delineati, importanti ma non catastofici, che richiedono misure appropriate ed una giusta comunicazione alla cittadinanza: non inutile allarmismo, terrorismo sociale, disastro umano prima ancora che economico. Per questo ci siamo esposti in prima persona mettendo a repentaglio non solo la nostra carriera professionale, ma anche i nostri cari. Abbiamo scritto appelli, pubblicato ricerche, studi, analisi, articoli giornalistici, tentato perfino, a rischio dell'arresto, manifestazioni. Tutto censurato, tutto denigrato, tutto soffocato.

Esiste un' autorità deputata a stabilire la "Verità" ed un' altra fantomatica che sotto il nome di "Patto per la scienza", si arroga, con il beneplacido delle istituzioni e al soldo delle multinazionali farmaceutiche e finanziarie, il diritto di stabilire cosa e chi è scienza: chiuque esponga anche solo una visione critica è bollato con il marchio dell'infamia ed arso, come Giordano Bruno, per ora solo sulla pira giuridico-mediatico-professionale.

Nella "civile" Europa, il giorno di Pasqua l'Avvocato Beate Bahner di Heidelberg, esperta e premiata giurista in campo sanitario, rea di aver presentato ricorso in tutti i gradi della giustizia tedesca, perchè riteneva le misure adottate dal suo paese illegali ed anticostituzionali, è stata catturata con tanto di elicottero e polizia attorno alla sua casa, rinchiusa per due giorni in "manicomio". Ora non osa più parlare. Stessa sorte è toccata al cardiologo  Thomas Binder, nella pacifica e neutrale Svizzera. Per aver osato spiegare perchè secondo lui, in qualità di medico coscienzioso, le misure prese nel suo paese fossero errate.

In questo girone infenale il popolo italiano ha il primato da fungere da prima cavia. Ciò che si può imporre all'Italia, sarà poi sperimentato in Francia ed in fine nel resto del mondo "filo" occidentale (mercantilista). Il vero virus, quello che non mi fa dormire da mesi, si chiama egoismo.

In nome di un presunto accidenti, parafrasando il virologo Giulio Tarro, "uno dei miliadi di virus e batteri con cui ogni essere vivente deve trovare il giusto equilibrio e convivere, perché questo è il segreto ed il miracolo della vita, a ciò è preposto il sistema immunitario", si calpestano diritti civili costati un fiume di sangue lungo millenni, il senso stesso dell'umanità.

Su di esso una turbe di "esperti", "maghi della comunicazione" ed una classe politica inqualificabile hanno trasformato un "Popolo meraviglioso", come fummo appellati dai "Boat people" nell'agosto del 1979, nel peggior "homo homini lupus".

Il mondo è atterrito dalle immagini di disperazione provenienti dai barconi, in balìa della tempesta e dei pirati che affollano le acque del mar Cinese meridionale.

Mentre il consenso mondiale delle nazioni tergiversa su cavilli ed opportunità politiche, l'Italia rompe gli indugi e, senza aspettare autorizzazione alcuna, invia tre navi della Marina Militare a salvare i profughi.

Io allora avevo dieci anni e di quella missione ho un ricordo speciale. Sono figlio di una dinastia plurisecolare nella forze armate. Su quelle navi c'era anche un ufficiale dell'esercito, il cugino di mio padre. I racconti di quei giorni arrivavano a casa di prima mano. Anche papà, che era maresciallo e si chiamava esattamente come suo cugino, avrebbe voluto esserci. Dopo 12mila chilometri in mare aperto, senza la possibilità di fare scalo e con condizioni atmosferiche a dir poco avverse, la Marina militare utilizzò i suoi tre interpreti (tra i quali due sacerdoti messi a disposizione dalla Chiesa) per recapitare un messaggio di speranza ai naufraghi:

Le navi a voi vicine sono della Marina Militare Italiana e sono venute per aiutarvi. Se volete potete imbarcarvi sulle navi italiane come rifugiati politici ed essere trasportati in Italia. Attenzione, le navi ci porteranno in Italia, ma non possono portarvi in altre nazioni e non possono rimorchiare le vostre barche. Se non volete imbarcarvi sulle navi italiane potete ricevere subito cibo, acqua e assistenza medica. Dite cosa volete e di cosa avete bisogno”.

È il momento più duro della missione. I militari erano preparati allo scenario peggiore possibile, ma non a quello scenario: esseri umani allo stremo, con in braccio bambini denutriti e condizioni igieniche disumane. L’ammiraglio De Donno racconta: “Ricordo ancora i loro occhi: c’era il dolore di aver lasciato tutto, il senso di smarrimento, le incognite del futuro. E la sofferenza atroce, in molte donne, nell’aver subito violenze”.

A quel punto saltano tutti gli schemi, "le procedure per evitare contagi non esistono più".

Esistono solo persone al di là e al di qua di una barca, che devono essere portate in salvo e protette. In tutto la Marina militare salverà 907 persone, tra cui 125 bambini, percorrendo 2640 miglia marine e perlustrando 250mila chilometri quadrati.

Di questa storia resta una lettera, scritta dai vietnamiti portati in salvo e destinata all’equipaggio:

Ammiraglio, comandante, ufficiali, sottufficiali e marinai; grazie per averci salvati! Grazie a tutti coloro che con spirito cristiano si sono sacrificati per noi notte e giorno. Voi italiani avete un cuore molto buono; nessuno ci ha mai trattato così bene. Eravamo morti e per la vostra bontà siamo tornati a vivere. Questa mattina quando dal ponte di volo guardavamo le coste italiane una dolce brezza ci ha accarezzato il viso in segno di saluto e riempito di gioia il nostro cuore. Siete diversi dagli altri popoli; per voi esiste un prossimo che soffre e per questa causa vi siete sacrificati. Grazie”.

Dove sono quegli Italiani e quelle Istituzioni che ne erano espressione? Stanno tutti rinchiusi in casa, i Carabinieri interrompono in Chiesa durante i funerali (Parrocchia di Gallignano, Soncino),  la delazione è all'ordine del giorno, il linciaggio della prima famiglia che oserà portare alla luce del Sole i bambini, dietro l'angolo.

A Lei e Franca Valeri  che di quel popolo siete le ultime rappresentanti, il difficile compito di esserne non madrine, ma madri. Meglio morire affogati lottando, che consegnare i bambini ad un mondo così malvagio. Ombrellone, stuoia, costume da bagno e ciabatte,  le umili armi della lotta civile, sono pronte, il Sole della Libertà ci attende.