BIOGRAFIA

11.2.20

ITALIA: IDROCARBURI E DANNI AMBIENTALI

"Ufficialmente: zone marine aperte alla presentazione di nuove istanze di sfruttamento degli idrocarburi".


di Gianni Lannes

La prima vittima è il mare tricolore, grazie alla disattenzione e al disinteresse generale. Inquinamento a tappeto e terremoti indotti dalla speculazione, sfruttamento ambientale e degrado politico. Stamani è andato in onda uno scossone nel Mar Jonio, al largo di isola Capo Rizzuto per intenderci, con ipocentro ad appena 8 chilometri (profondità) nel fondale. Il 4 febbraio scorso, ben due scosse hanno colpito l'Adriatico centrale (al largo di Vasto) con ipocentro a 6 e 10 chilometri.

Carte ufficiali alla mano, il belpaese ha ormai ipotecato alle multinazionali straniere anche il mare sopravvissuto al peggio. La ricerca e lo sfruttamento di gas e petrolio mette in pericolo lo Stivale, isole tutte comprese. La legge 11 febbraio 2019, numero 12, pur in vigore sulla carta, viene rispettata? Chi controlla i controllori? Il cosiddetto “piano per la transizione energetica” è stato realizzato?



Come recita il portale online del Mise:

«La Legge prevede che fino all'adozione del Piano i procedimenti amministrativi per il conferimento di nuovi permessi di prospezione e di ricerca di idrocarburi sono sospesi, così come sono sospesi i permessi già in essere, sia per aree in terraferma che in mare, con conseguente interruzione delle relative attività. La sospensione non riguarda le istanze di concessione di coltivazione già presentate né le attività di coltivazione in essere... Le attività di coltivazione esistenti che dovessero risultare incompatibili con le previsioni del PITESAI manterranno invece la loro efficacia sino alla scadenza. Qualora il piano non dovesse essere adottato entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore della citata legge, cessa la sospensione prevista sia per i procedimenti che per le attività esistenti».

Il ministro Luigi Di Maio, nel corso della conferenza stampa "Ortona live" del 3 febbraio 2019, tenutasi al teatro "Tosti" di Ortona (Chieti), ha dichiarato che «solo il 7 per cento del petrolio estratto in Italia rimane nelle nostre disponibilità, essendo destinato il più alle multinazionali francesi, americane e australiane, che possono comprarlo a prezzi bassissimi e versando tasse irrisorie all'Italia». Il suddetto ministro Di Maio, sempre nel corso della stessa conferenza stampa, ha affermato che «le multinazionali straniere concessionarie delle trivellazioni pagano all'Italia appena 4 euro a chilometro quadrato per le trivellazioni e che " è molto più intelligente in una fase storica di transizione energetica come questa e di tensione internazionale, tenerlo lì a riserva il petrolio che abbiamo evitando di trivellare ovunque ed estrarlo». 

Il grillino Di Maio in veste ministeriale ha, inoltre, spiegato che «fermare le attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi nel nostro Paese avrebbe creato risparmio da destinare a incentivi e sgravi sulle nuove energie rinnovabili». Come mai il Di Maio (già capo del Mise) e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, non hanno mai risposto alle decine di interrogazioni parlamentari relative agli idrocarburi? Nel corso della XVIII sono attualmente ben 35 gli atti parlamentari (interrogazioni ed interpellanze prive di chiarimento governativo. Il ministro Luigi Di Maio ha per caso mentito? E il primo ministro Conte perché tace?



Riferimenti:



















http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/02060&ramo=S&leg=18

https://sulatestagiannilannes.blogspot.com/search?q=trivelle 

Atti parlamentari a cui il governo Conte (1-2) non ha risposto:

3/01080 (25 luglio 2019), 4/01942 (9 gennaio 219), 4/00089 (29 maggio 2018), 4/01940 (9 gennaio 2019), 4/02557 (2 dicembre 2019), 4/02060 (1 agosto 2019), 4/02640 (17 dicembre 2019), 4/01958(15 gennaio 2019), 4/01536 (3 aprile 2019), 4/01393 (16/10/2018), 4/02258 (9 ottobre 2019), 4/00913 (2 agosto 2018), 3/01281 (16 dicembre 2019), 2/00473 (26 luglio 2019), 3/00889 (5 giugno 2019), 3/00618 (21 febbraio 2019), 3/00929 (31 luglio 2019), 3/00743 (28 marzo 2019), 4/04284 (9 dicembre 2019), 4/02499 (19 novembre 2019),4/01985 (18 luglio 2019), 4/03117 (19 giugno 2019), 4/02975 (29 maggio 2019), 4/01417 (19 marzo 2019),4/00605 (4 luglio 2018), 4/00130 (29 maggio 2018), 3/00162 (2 agosto 2018), 4/01291 (21 febbraio 2019), 4/03591 (17 settembre 2019), 4/00831 (30 luglio 2018), 4/03754 (4 ottobre 2019), 4/01253 (19 febbraio 2019), 4/01479 (26 marzo 2019), 4/00892 (1 agosto 2018), 4/01954 (16 luglio 2019).