BIOGRAFIA

6.6.13

IL PARADISO PERDUTO



 
 Gargano - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)



La realtà: il preludio d' Oriente e la magia d' Occidente si fondono nel Gargano. Poi c'è la cartolina per i turisti: microcosmo primordiale, sereno e godereccio, ideale per vacanze e villeggiature distensive. Ahimè, resta fuori dal mito paradisiaco l’altro Gargano. Una colonia subalterna e sofferente, dove tre quarti del sistema di lavoro sono caratterizzati dall’assenza della più elementare tutela legale; dove imperversa il lavoro nero, sfruttato e precario; dove la disoccupazione raggiunge picchi vertiginosi e attecchiscono soltanto speculazioni e usura.

 
 Gargano - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

In una terra rimorchiata da lontano che continua a produrre soprattutto emigranti, migliaia di giovani sopravvivono consumando nel vuoto i giorni e l’intelligenza. Così, sebbene sia assente nel Belpaese la pena di morte, vige inesorabile la morte per pena.

Perché accettare questa sorte di destino ineluttabile? Il Gargano, l’altro Gargano va alla deriva in silenzio, con rassegnazione, rabbia, senso dolente di emarginazione, disagio.
Eppure il nemico è anche interno: un solido intreccio di politica, mafia e affari: un potentato che controlla banche, imprese, consorzi, enti locali, partiti, e che si serve delle articolazioni dello Stato.

 
 Gargano - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Per i parassiti della politica il Gargano è soltanto un utile serbatoio elettorale. Basta vedere come i garganici ed i tremitesi sono stati presi in giro sulle trivellazioni di petrolio in mare, da chi detiene il potere istituzionale.

 
 Gargano - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

La montagna del sole continua ad essere saccheggiata sotto l’occhio indulgente dello Stato, sconvolto dall’ininterrotta spoliazione del finto progresso, devastato dalla ininterrotta rapina di suolo, dall’abbandono progressivo della terra che, ormai incolta, finisce ingabbiata da agglomerati edilizi, autentica quintessenza dell’illegalità.

 
 Gargano - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)



Disarmato e inascoltato anche il sociologo pugliese Sabino Acquaviva: «L’immagine del Gargano si è offuscata a poco a poco. Per impedire la sua fine, anni fa avevo tentato di abbozzare un discorso per un parco nazionale che salvasse il Promontorio, e so di altri che hanno fatto lo stesso, ma tutto è stato inutile».

 
 Gargano - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Infatti l’ente parco assolutamente incapace dopo un ventennio di articolare almeno una difesa dell’esistente, è in mano alla solita cricca di politicanti, in primis Stefano Pecorella in quota Pdl, e di altri come lui e prima di lui. Sviluppo? Ma di che?
A cancellare con ritmo incalzante la variegata bellezza del monte-isola è l’uomo con l’inquinamento da rifiuti. Ad esempio, il noto ospedale di padre Pio, dapprima per anni ha usato impunemente un inceneritore per bruciare le scorie pericolose, poi le ha occultate in una voragine carsica.

  Gargano - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


A farla da padrone sono gli incendi dolosi, frequenti e disastrosi, come nel luglio dell’anno 2007. Poi, non manca il taglio indiscriminato del manto arboreo, anche in Foresta Umbra, il cuore di carta del parco, ed il massacro ossessivo della fauna - soprattutto ad opera di legioni di cacciatori del nord - che ha portato all’estinzione di lupi e rapaci ed alla decimazione di ogni altro essere vivente. L’artificiale sta invadendo tutto lo spazio della natura: ovunque asfalto e cemento a tutto spiano.

  Gargano - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Tutto abusivo, tutto legalizzato in fretta e furia, il turismo di rapina con le sue spregiudicate lottizzazioni costiere e i residui borghi storici assediati e mercantilizzati come Vieste, Peschici e Rodi Garganico in particolare.

  Gargano - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Il promontorio garganico - caro all’archeologo Silvio Ferri che amò e difese questa terra - muore in silenzio, con tutto il suo patrimonio storico, architettonico, naturalistico, sociale, umano, per via di una valorizzazione effimera che induce sfruttamento, abbandono, emarginazione, precarietà, omologazione e disamore per le proprie radici.

A tutt’oggi le coste del Mediterraneo hanno perso l’80 per cento dei litorali sabbiosi, quasi esclusivamente a causa dell’ indiscriminata cementificazione.

  Gargano - foto Gianni Lannes (tutti diritti riservati)


L’Istituto Geologico italiano ha da tempo lanciato l’allarme: l’alterazione dell’equilibrio naturale è alla base dell’erosione costiera: il 90 per cento del fenomeno è provocato dalla massiccia e diffusa antropizzazione. All’Italia resta soltanto un quinto degli arenili che aveva agli inizi del secolo scorso.

  Gargano (Asciatizzo) - foto Tomaso Angelicchio (tutti diritti riservati)


Questo deleterio fenomeno si è tradotto in un disastro sulle coste garganiche, dove le onde si rincorrono ancora fra le nuvole, ma il litorale sabbioso è ridotto ad una fascia striminzita che la speculazione - favorita dalle istituzioni - seguita a divorare implacabilmente.

 
 Gargano - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

I buoni intenditori i luoghi in cui impiantare i loro alveari ad aria condizionata, li sanno scegliere bene. In poco meno di un trentennio, più di un terzo dell’area arenosa è scomparsa o risulta gravemente compromessa da un arrembaggio che degrada e svilisce. Colate di cemento e tumori di asfalto - su spiagge, scogliere, terreni demaniali - hanno sconvolto l’orografia della montagna del sole. Il buon esempio l'ha dato lo Stato negli anni '60 con la fagocitazione del tenimwento Pugnochiuso. In tempi recenti la Snam ha ceduto ai Marcegaglia (specializzati in rifiuti ed inceneritori illegali) che non hanno pagato nemmeno le tasse al comune di Vieste.

 
  Gargano: i Cantori di Carpino - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Ecco alcuni documentati esempi litoranei di speculazione. Basta fare un salto in questi luoghi per capire quanto è stato sconquassato il Gargano: Lesina, Capojale, Foce Varano, Molfe (ribattezzata Lido del sole), Costaripa, Baia Santa Barbara, San Menaio, Valle Clavia, Valle Scinni, San Nicola, Manaccore, Calalunga, Usmay, Sfinale, Sfinalicchio, Crovatico, La Chianca, Scialmarino, Merino, Porticello, Molinella, Difensola, San Lorenzo, Portonuovo, Gattarella, San Felice, Baia Campi, Portogreco, Portopiatto, Pugnochiuso, Cala della Pergola, Vignanotica, Monte barone, Baia delle Zagare, Mattinatella, Montelci, Tor di Lupo, Gravaglione.

 
  Gargano - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Approfittando di provvidenziali distrazioni amministrative i soliti affaristi - dagli interessi inconfessabili - hanno privatizzato ormai quasi tuta la costa, recingendo muri insormontabili e recinzioni invalicabili.

 Gargano - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


50 chilometri costieri sono gravati da questa crosta immonda che continua a proliferare. Perché le autorità non demoliscono le costruzioni abusive?  

 
  Gargano - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Il futuro è nel risanamento ecologico, nella riqualificazione dei nuclei storici, nel recupero armonioso delle originarie identità etniche, nella salvaguardia dei beni culturali diffusi, nel restauro dell'immenso patrimonio architettonico (per esempio le abbazie di Calena e Monte Sacro), nelle scelte di politica territoriale a favore dell’agricoltura di qualità biologica, nell’artigianato, nella pastorizia, nell’educazione e nella ricerca scientifica.

  Gargano - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Solo se le genti che amano questa antica terra in mezzo al mare luminoso e tragico, capiranno che il grande spazio libero e  comunitario che dà fascino e linfa ai boschi, alle colline, ai valloni, ai pianori, ai laghi, alle marine, ai sogni; solo se questo luogo accarezzato dal vento e baciato dal sole saprà essere difeso con responsabilità dagli autoctoni, il Gargano come proposito di vita e di libertà nel tempo, disegnato da fatiche d’altri tempi, potrà continuare a vivere.

la musica:

http://www.youtube.com/watch?v=JL_UMiN08U0 

http://www.youtube.com/watch?v=kxz9PQ6fBKE 

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