BIOGRAFIA

24.7.12

LAGHI IN FIN DI VITA

Lago di Garda.

di Gianni Lannes

Scarichi fognari e industriali, siccità, prelievi idrici, cementificazione delle coste. Il sistema lacustre nazionale è allo stremo. Dulcis in fundo: bombe Nato mai bonificate. A vederli dall’alto non si direbbe. I laghi italiani sembrano luoghi da cartolina, eppure soffrono e alcuni sono addirittura in fin di vita. «Il problema dell’eutrofizzazione è comune alla gran parte dei bacini lacustri italiani - spiega Letizia Garibaldi, biologa, ricercatrice del Consiglio nazionale delle ricerche e dell’università di Milano Bicocca - uno dei casi più gravi è quello del lago d’Iseo: non ha adeguati sistemi di depurazione e quelli costruiti non sono mai entrati in funzione. Soffre inoltre di una grave forma di anossia nelle acque profonde, cioè manca l’ossigeno». E’ la presenza eccessiva di fosforo nelle acque a determinare l’iperproduzione di alghe, soprattutto nei medi e grandi bacini del Nord. La causa è la pressione antropica: la presenza dell’uomo che con gli scarichi aumenta la concentrazione di fosforo nelle acque. Il fenomeno è fin troppo evidente nei bacini lombardi: Iseo, Idro, i laghi mantovani, il lago di Varese e quello di Pusiano. Molti altri specchi d’acqua dolce devono vedersela con l’abbassamento dei livelli per siccità, che colpisce in particolare i laghi del centro Italia. Emergono poi i problemi legati agli eccessivi prelievi d’acqua per uso agricolo, la speculazione edilizia sulle coste - rilevante sul Garda - e il fenomeno delle cave selvagge che devastano irrimediabilmente il paesaggio. Quello lacustre è un patrimonio ambientale strategico, ma per avere il primo catasto dei laghi italiani si è dovuto attendere l’inizio degli anni ’70.
Lago di Varano.

Inquinamento - Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) con il database Limno, ha fotografato nei minimi dettagli il degrado. Sul banco degli imputati siedono le fognature degli abitati rivieraschi, che andrebbero calettate e ripulite in moderni impianti di depurazione. A ritardare i piani di intervento è la mancanza di un’attendibile mappatura nazionale dei comuni che scaricano a lago le proprie acque reflue. «Per ridurre il carico di inquinanti che soffoca i laghi - riprende la biologa Garibaldi - la terapia è semplice: basta chiudere i rubinetti del fosforo. Tra i grandi laghi il Maggiore è costretto a convivere con un fondale avvelenato con ddt, arsenico, mercurio e altre sostanze tossiche, eredità degli scarichi nel fiume Toce dell’Enichem di Pieve Vergonte in Val d’Ossola, l’azienda che fino al 1996 ha prodotto il pericoloso insetticida. «I veleni del lago non se ne andranno mai: sono inquinanti insolubili che hanno formato uno zoccolo duro di centinaia di tonnellate e che periodicamente risalgono con la catene alimentari e con le piene - spiega Amelia Alberti, di Legambiente Verbano - da anni in prima linea contro il polo chimico - azienda sanitaria locale e università oggi controllano il livello di ddt nei pesci e, di volta in volta, indicano libertà o divieto di pesca. L’Enichem, dopo aver patteggiato la pena nel 1999, ha la responsabilità di bonificare le aree attorno agli impianti e di mettere in sicurezza la falda, ma poco o nulla si può fare per i danni ormai irreversibili». Oltre all’aspetto biologico ci sono altri problemi che riguardano la cattiva gestione della risorsa lago, che per le comunità locali significa economia, turismo, paesaggio.
Discarica Nato - Accadde il 16 aprile del 1999. Quel giorno, un  F15 dell’Alleanza atlantica in ritorno dal bombardamento del Kosovo, a causa di un incidente in corso all’aeroporto di Aviano, venne dirottato verso la pista di Ghedi, per raggiungere la quale fu costretto a sganciare i suoi ordigni  nel lago di Garda. Quel micidiale carico bellico non è stato ufficialmente mai  ritrovato. Numerosi abitanti di Toscolano Maderno, comune bresciano sulle rive del lago, raccontarono di aver visto in quel pomeriggio un aereo volare basso e sganciare sei bombe al centro del lago, tra Punta San Vigilio e la costa bresciana. Lo stesso bombardiere aveva sganciato anche i due serbatoi sui monti di Asiago. All’epoca, per sicurezza, fu imposto il fermo pesca su tutto il lago anche perché il procuratore capo di Brescia, Giancarlo Tarquini, avviando l’indagine per la ricerca degli ordigni, aveva reso noto in una relazione che per quanto attiene al tipo di bombe sganciate dall’aereo Nato, sussisteva la possibilità, concreta e oggettiva, della rottura del contenitore - conosciuto dagli addetti ai lavori come “canister” - all’impatto con l’acqua, e quindi della presenza nelle acque del Garda di numerose “bomblet” che potevano essersi innescate sulla base di una semplice rotazione. Quelle che il procuratore aveva chiamato “bomblet” sono piccoli ordigni contenuti in bombe aeree più grandi, che se non scoppiano all’impatto possono divenire pericolose, alla stregua di mine antiuomo. Esperti biologi e medici denunciarono la pericolosità delle conseguenze che la presenza di uranio avrebbe comportato, ma gli organi istituzionali smentirono sempre questa possibilità.  A sconfessare le istituzioni  giunse l’ordinanza del prefetto di Brescia che impose quattro chilometri di raggio di sicurezza dal presunto luogo di deposito delle bombe, uno spazio che in quella parte del lago, che da sponda a sponda è inferiore a sette chilometri, impedisce praticamente ogni attività. Il “caso Garda” era stato inserito nei lavori della commissione parlamentare sull’uranio impoverito.   
Minaccia umana - Una storia emblematica è quella del lago d’Idro, un grazioso bacino d’origine glaciale in Val Sabbia, nelle Prealpi bresciane, per cui sono state raccolte in pochi mesi 12 mila firme in calce alla petizione “Salviamo il lago” e dove i residenti si sono autotassati per pagare un avvocato che lo difenda. Da decenni il lago sopporta prelievi massicci di acqua per usi agricoli e idroelettrici regolati da vecchissime concessioni, e rischia di essere prosciugato. «Entro qualche anno sarà scomparso, ma ben prima sarà un lago morto - denuncia il comitato locale – A morire sarà la vita subacquea, non ci sarà più pesca né navigazione e chiuderanno i campeggi». Più a sud, in Puglia, i più grandi laghi costieri d’Italia, Lesina e Varano, risultano già ampiamente compromessi dall’inquinamento civile e dall’abusivismo edilizio dilagante. Cosa accade nell’occhio del vulcano? E’ la siccità il problema maggiore dei bacini dell’Italia centrale: Trasimeno, Bracciano, Bolsena e Vico, oltre a essere rilevanti poli turistici, costituiscono preziose risorse idriche, per l’uso irriguo e potabile. La città di Roma, per esempio, in caso di necessità attinge acqua al lago di Bracciano. I notevoli prelievi, i prolungati periodi di siccità e l’aumento della temperatura media stanno però causando una forte preoccupazione per i livelli sempre più bassi. Al conto bisogna poi aggiungere la pressione sull’ecosistema causata dall’aumento di popolazione nei mesi estivi e dall’allargarsi delle zone urbanizzate che incidono negativamente sui carichi inquinanti. Il Trasimeno che ha una profondità molto scarsa e variabile dai tre ai sei metri, negli anni ’50 visse una gravissima crisi idrica. In seguito, per scongiurare il pericolo di essiccamento, il bacino è stato ampliato artificialmente, riportando il livello allo zero idrometrico. Ma nelle estati del 2003 e del 2004 le scarse piogge hanno nuovamente fatto raggiungere i livelli minimi, con conseguenze sull’economia e sull’assetto ambientale. Negli ultimi anni la scarsità d’acqua ha riguardato anche il lago Maggiore, dove  a causa di prelievi massicci l’abbassamento ha messo in difficoltà il sistema di navigazione.  Numerose altre realtà soffrono di degrado costiero a base di cemento. E’ il caso del Garda, con i suoi 370 chilometri quadrati di superficie, il più esteso lago d’Italia, dove seconde case e piani regolatori impazziti stanno devastando le colline moreniche. A Toscolano Maderno, in provincia di Brescia, le abitazioni occupate dai residenti non arrivano al 55 per cento, il resto sono case vacanza costruite in alcuni decenni di spietata edilizia speculativa. E lo stesso discorso di paesi a metà, vale per molti comuni a vocazione turistica del Garda: da Sirmione, dove gli alloggi dei residenti sono meno del 50 per cento, a Malerba, da Gardone Riviera a Limone. La situazione è simile sul fronte Veneto, come da anni denunciano gli ecologisti veronesi. A Lavena Ponte Tresa, sul lago di Lugano, un caso di speculazione urbanistica che avrebbe visto sorgere un albergo al posto di una vecchia filanda ha portato allo scioglimento del consiglio comunale.  A Trebbia, sul lago Maggiore, avanza il progetto di un’immobiliare olandese di costruire appartamenti, piscine, campi da tennis e parcheggi in una zona umida, protetta, a ridosso della spiaggia. Infine, sul lago d’Iseo, disseminato di cave, spicca quella gigantesca di marna da cemento di Tavernola Bergamasca, un panoramico comune con poco più di duemila anime. Identica situazione per molti piccoli laghi della Brianza, dove è il paesaggio stato inghiottito da enormi cave di cemento e granito.
Bacini a confronto - Sono circa 500 i laghi con una superficie superiore a 0,2 chilometri quadrati: 150 miliardi di metri cubi d’acqua dolce, di cui oltre 130 miliardi concentrati nei grandi laghi subalpini (80 per cento). Laghi alpini: piccoli specchi d’acqua nelle conche scavate dai ghiacciai, quasi sempre oltre i duemila metri di quota. Hanno problemi di acidificazione. Laghi pedemontani o subalpini: i principali sono Garda, Maggiore, Lugano, Como, Iseo e Idro. Laghi vulcanici: i principali sono Bolsena, Vico, Bracciano e Albano. Laghi appenninici: il più grande è il Trasimeno. Laghi costieri. formati dal mare. I principali si trovano in Puglia, Lazio, Toscana e Sardegna.
Lago Trasimeno.

Lago d'Iseo.

1 commento:

  1. AGGIUNGO QUALCHE DETTAGLIO SUL LAGO DI VICO CHE VERSA IN BRUTTE ACQUE...:

    Armi chimiche: La Chemical city del Lago di Vico

    http://www.ilcontestoquotidiano.it/?p=15937

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