BIOGRAFIA

3.11.23

GLIFOSATO PER SEMPRE?

 


di Gianni Lannes

In Italia viene sparso dagli elicotteri soprattutto sui vitigni di prosecco in Veneto e sul grano in gran parte del Belpaese. Il glifosato è un erbicida il cui utilizzo è notevolmente aumentato negli ultimi 20 anni: oggi il 60 per cento degli erbicidi al mondo contiene questo principio attivo. Ogni anno ne vengono utilizzate dalle 600 mila alle 750 mila tonnellate e si stima che il suo utilizzo possa arrivare alle 920 mila tonnellate entro il 2025. Il composto, utilizzato nei campi e in ambito urbano e domestico, ha un effetto ad ampio spettro contro le piante infestanti. Fin dal 2015 il glifosato è classificato dalla Iarc, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro collegata all'Oms, come «probabile cancerogeno» (gruppo 2A) per gli esseri umani, mentre due agenzie europee (Efsa e Echa) hanno dato parere diverso, pur confermando effetti negativi del prodotto sull'ambiente. L'eterodiretta Commissione europea - il 20 settembre 2023 - ha proposto il rinnovo all'uso per altri dieci anni.

Sulla sua tossicità si discute da anni e di conseguenza sulla possibilità di vietarne l'utilizzo. Una prova del rischio di esposizione a questa sostanza viene da studi che ne rilevano la presenza nell'essere umano. Ulteriori studi dimostrano che il glifosato è una sostanza ad elevata tossicità ambientale capace di alterare la funzionalità degli ecosistemi e degli habitat naturali e ridurre drasticamente la biodiversità.

Un recente rapporto Ispra sui pesticidi nelle acque italiane evidenzia che le sostanze più diffuse sono proprio il glifosato e il suo metabolita Ampa, dimostrando la sua persistenza in ambiente.

Una recente ricerca - pubblicata su Environmental Science and Pollution Research - rileva come nel 99,8 per cento dei campioni di urina presenta il glifosato, dimostrando la preoccupante diffusione della contaminazione nella popolazione. Non sono solo gli agricoltori a essere esposti all'erbicida, anche anziani, giovani e bambini che nulla hanno a che vedere con i campi coltivati. Se l'esposizione professionale si conferma come la più elevata, per la popolazione generale la principale fonte di contaminazione è dovuta al consumo di cibo e acqua.

Il glifosato è altamente dannoso per la biodiversità; in particolare è stato collegato a tossicità cronica nelle specie acquatiche dal comitato di valutazione dei rischi dell'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA); la scienza indipendente ha rivelato che i prodotti a base di glifosato influenzano negativamente, tra l'altro, il comportamento, la crescita, lo sviluppo, i processi metabolici e il sistema immunitario di diverse specie di api e che costituisce una sostanza problematica per l'estrazione dell'acqua potabile.

In Europa il glifosato è sottoposto a una severa regolamentazione, ma il suo uso viene prolungato grazie all'approvazione di continue proroghe dell'autorizzazione in deroga all'impiego del glifosato.

La sua licenza per il mercato della UE è stata rinnovata l'ultima volta nel 2017 e per soli 5 anni, dopo una lunga disputa anche scientifica iniziata nel 2015, quando l'organizzazione mondiale per la sanità aveva classificato per la prima volta il glifosato come «probabilmente cancerogeno».

Il 23 settembre 2023 la Commissione europea ha proposto di rinnovare per altri dieci anni l'autorizzazione del glifosato con la condizione che l'utilizzo venga accompagnato da misure di mitigazione del rischio riguardanti i dintorni delle aree irrorate dal pesticida.

La proposta della Commissione UE dovrà essere esaminata dai rappresentanti dei 27 Stati membri, che dovrebbero poi votarla a maggioranza qualificata nel voto del 13 ottobre 2023. L'attuale autorizzazione del glifosato, rinnovata nel 2017 per cinque anni, era scaduta il 15 dicembre 2022, ma è stata prorogata di un anno, fino al 15 dicembre 2023, in attesa di una valutazione scientifica. Su alcuni danni sanitari e ambientali c'è un largo consenso.

Le decisioni sull'autorizzazione dei pesticidi devono rispettare il principio di precauzione e garantire un elevato livello di protezione della salute umana e dell'ambiente, e l'industria dovrebbero sempre dimostrare che i prodotti immessi sul mercato non danneggiano la salute umana o animale o l'ambiente. In caso di incertezza sui rischi di danno, come nel caso delle conclusioni dell'Efsa, il diritto dell'UE e il principio di precauzione impongono alle autorità di regolamentazione di adottare misure di protezione, senza dovere aspettare che i rischi diventino manifesti.

Oltre un milione di cittadini europei ha chiesto alla Commissione UE con la petizione ICE «Salviamo api e agricoltori» azioni per ridurre l'uso e la pericolosità dei pesticidi. Glifosato: per la Commissione Europea merita altri dieci anniLa Commissione Europea, dopo aver fatto propri i pareri di Efsa ed Echa, accende la luce verde al rinnovo dell'erbicida. Scaduta nel dicembre 2022 l'autorizzazione europea per glifosate, l'erbicida è stato prorogato temporaneamente in attesa delle valutazioni delle 2 agenzie di riferimento del Vecchio Continente, ovvero Efsa ed Echa.

La proposta della Commissione prevede il rinnovo dell'approvazione Ue del glifosato per 10 anni, durata ridotta rispetto ai 15 previsti per i principi attivi non candidati alla sostituzione ma pur sempre il doppio del compromesso raggiunto nel 2017. Non si prevede l'imposizione immediata di restrizioni, eccetto quella di limitare l'impiego del glifosato al solo uso come erbicida, pratica desueta ma giudicata necessaria per scongiurarne l'uso come accelerante della maturazione dei cereali a paglia e non solo.

 La risoluzione delle ancora numerose criticità è stata invece interamente demandata agli Stati membri che dovranno dirimere i dubbi su coformulanti, esposizione del consumatore, protezione delle acque superficiali e sotterranee nelle zone vulnerabili, protezione dei piccoli mammiferi erbivori (con già una restrizione nei dosaggi), protezione delle piante non bersaglio dagli effetti della deriva del prodotto, effetti indiretti delle interazioni a livello trofico sulla biodiversità (quando sarà disponibile una linea guida), uso non professionale, rispetto degli intervalli di sicurezza per proibire l'uso come disseccante in pre-raccolta (ma come, non bastava la limitazione al solo uso come erbicida?). Altra cosa curiosa è l'imposizione d'ufficio di misure minime di mitigazione da adottare nella ri-registrazione dei formulati: buffer zones di almeno 5-10 metri e ugelli antideriva di almeno il 75%.

 Ma se la valutazione è stata praticamente già fatta, perché è stata demandata agli Stati membri, che tra l'altro potranno richiedere studi di monitoraggio e proibire l'uso del glifosato nelle zone vulnerabili previste dalla direttiva sugli usi sostenibili dopo aver rilasciato le autorizzazioni nazionali? Ma la cosa più singolare è la richiesta ai notificanti di presentare dati sugli effetti indiretti dell'uso del prodotto sulla biodiversità, entro tre anni da quando sarà disponibile la relativa linea guida. Gli Stati membri, cui è stata richiesta la stessa cosa, non potranno che aspettare gli esiti della valutazione dei dati confermativi richiesti a livello europeo per licenziare la valutazione dei formulati, con conseguente allungamento dei tempi e del periodo di protezione dati per gli studi presentati dai notificanti, che mediamente raddoppia rispetto ai 30 mesi concessi dal regolamento 1107/2009 (ma questa è un'altra storia, sulla quale ritorneremo). Insomma, un gran pasticcio.

 Croazia, Austria e Lussemburgo, pari a poco più del 3% della popolazione Ue, hanno votato contro la proposta. Nel 2019 il parlamento austriaco si era pronunciato contro il glifosate, ma nel database curato dal Baes risultano 23 formulati autorizzati. In Croazia sono 26 le registrazioni a base del celebre erbicida e nel Granducato del Lussemburgo 6. La principale criticità è la pesantissima astensione di Francia, Bulgaria, Belgio, Germania, Malta e Olanda, che sommati totalizzano il 41,96% della popolazione Ue. Due di questi (Francia e Olanda) fanno parte, assieme Ungheria e Svezia, del quartetto di Stati relatori che si è preso l'incarico di valutare l'amplissimo dossier di rinnovo. La Germania, invece, è il relatore della prima approvazione Ue del glifosato, quella che ha principalmente combattuto, attraverso il suo istituto Bfe, contro il responso Iarc sulla cancerogenicità del prodotto. Quali sono allora le motivazioni dell'astensione di questi Stati, sia dal punto di vista dell'agricoltura che dal punto di vista dell'autorevolezza scientifica? Per quello che è stato possibile recuperare in rete la Francia non è contraria al glifosato ma lo vedrebbe utilizzato solo dove non esistono alternative e avrebbe preferito che le restrizioni, già ben delineate ma demandate agli Stati membri nella valutazione dei formulati, fossero state comminate con più rapidità, magari – interpretiamo noi – assieme alla restrizione al solo uso come erbicida, che entrerebbe in vigore pochi mesi dopo l'entrata in vigore dell'eventuale rinnovo, anziché gli anni che occorrerà aspettare per il termine della valutazione dei formulati.

 

Per quanto riguarda la Germania, ci è noto il disappunto del ritardo con il quale verrà affrontata la questione biodiversità, che ben che vada comincerà ad essere presa veramente sul serio solo tra qualche anno (secondo noi 4-5). L'Olanda solitamente rende pubblica la propria posizione alle votazioni dello Scopaff, ma in questo caso si è pronunciata su tutto, riservando di condividere la propria posizione sul glifosato in una comunicazione separata, ancora non disponibile. Indubbiamente gli Stati membri sono presi tra due fuochi: da una parte gli agricoltori che temono per questo importantissimo mezzo tecnico e dall'altra l'opinione pubblica fomentata, spesso a sproposito, dagli ambientalisti. Un'imposizione piovuta da Bruxelles avrebbe fatto comodo a tutti.

E adesso? Siamo in attesa della data in cui si terrà a novembre il comitato di appello dove i rappresentanti dei paesi membri si troveranno a votare una proposta, non sappiamo quanto modificata. La commissione potrà non applicare la proposta solo in caso di maggioranza qualificata contraria, eventualità che appare improbabile, mentre potrà andare avanti anche senza maggioranza qualificata favorevole, eventualità che, a meno di colpi di scena come sei anni fa, sembra la più probabile.

 Le altre decisioni. La proposta della proroga della scadenza dell'approvazione di 29 sostanze attive (1-naphthylacetamide, 1-naphthylacetic acid, 2-Phenylphenol (incl. its salts such as sodium salt), 8-hydroxyquinoline, amidosulfuron, bifenox, clofentezine, dicamba, difenoconazole, diflufenican, dimethachlor, esfenvalerate, etofenprox, fenoxaprop-P, fenpropidin, fenpyrazamine, fluazifop P, lenacil, napropamide, nicosulfuron, due tipi di oli di paraffina, penconazole, picloram, spiroxamine, sulphur, tetraconazole, tri-allate e triflusulfuron) è stata approvata col voto contrario di Francia e Svezia. 

Come ricordano le associazioni ambientaliste, ogni ulteriore proroga è in contrasto con quanto indicato dalle strategie europee From farm to fork e Biodiversity 2030 che chiedono di puntare sulla sostenibilità ambientale dell'intero settore agroalimentare attraverso il raggiungimento di obiettivi al 2030 come la riduzione del 50 per cento dei pesticidi, del 20 per cento dei fertilizzanti e del 50 per cento degli antibiotici utilizzati negli allevamenti, il raggiungimento del 25 per cento di terreni agricoli dedicati al biologico a livello europeo, il raggiungimento del 10 per cento di aree agricole destinate a fasce tampone e zone ad alta biodiversità.

A quando il rispetto del principio di precauzione, la tutela effettiva degli esseri umani e la salvaguardia concreta degli ecosistemi?

Riferimenti:

https://sulatestagiannilannes.blogspot.com/search?q=glifosato

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