BIOGRAFIA

5.6.15

ITALIA: DOVE VANNO A FINIRE I RIFIUTI RADIOATTIVI MILITARI?


San Piero a Grado (Pisa): Centrale nucleare militare - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


di Gianni Lannes


Nel belpaese sono state impiantate ben 5 centrali nucleari, non soltanto quattro civili (a tutt'oggi non ancora bonificate dalla Sogin Spa). La centrale nucleare del ministero della Difesa è a San Pietro a Grado, in riva al Tirreno, precisamente nel parco di Migliorino San Rossore. Ho visitato il Camen, Cresam, oggi Cisam ed ho scoperto che il reattore Galilei è stato disattivato, ma ha prodotto scorie ad alta attività solide, liquide ed aeriformi, scaricate impunemente nell’ambiente: interrate nella pineta nel primo caso, sversate in mare, ed infine immesse nell’atmosfera. Non è tutto: in loco sono state condotte numerose sperimentazioni segrete.


  foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Che fine fanno i rifiuti radioattivi prodotti dalle forze armate tricolori e da quelle nordamericane? Ma, soprattutto che impatto hanno questi pericolosi rifiuti sull'ecosistema e sulla salute della popolazione italiana? Chi vigila sulla sicurezza delle procedure di smaltimento? Risposta? Nessuno. Da Aviano a Sigonella, transitando per Livorno (Camp Darby) e Vicenza. Per non dire dell'inquinamento radioattivo scientificamente accertato nell'arcipelago della Maddalena (parco marino di carta velina) che ha ospitato sull'isola di Santo Stefano dal 1972 fino all'avvento del governatore Soru, i sommergibili a propulsione ed armamento nucleare della sesta flotta USA. E ancora: come mai proprio ed esclusivamente in quest'area della Sardegna, nascono da decenni bambini con gravissime malformazioni congenite? E perché nella Sicilia orientale il tasso di leucemie fulminanti che colpisce i bimbi in zone non industriali, ovvero nei paesi limitrofi alla base aeronavale USA di Sigonella - come hanno accertato alcuni studi epidemiologici dell'Asl 8 di Siracusa - sono i più elevati d'Europa?

Addirittura, la Marina militare nostrana che ha in gestione la base di ricerca e sperimentazione segreta in Toscana dal 1956, anno di nuclearizzazione a stelle e strisce dell’ex giardino d’Europa, ha trasformato l’area in una discarica a cielo aperto, come avevano già rilevato un decennio fa, alcune interrogazioni parlamentari al governo Berlusconi, rimaste a tutt’oggi, senza risposta.

Quale tipologia e quanti rifiuti radioattivi sono stati prodotti finora dallo smantellamento, non ancora ultimato, del reattore nucleare sperimentale “Galileo Galilei” in dotazione al Centro interforze studi per le applicazioni militari (Cisam). Inoltre, a quanto ammontano i rifiuti radioattivi, compresi quelli degli ospedali militari italiani, prodotti dall’amministrazione della Difesa, dove vengano smaltiti e se anche i rifiuti radioattivi derivanti da attività riconducibili al ministero della Difesa sono destinati a finire nel Deposito nazionale delle scorie nucleari. Infine, qual è l’organo terzo, estraneo all’amministrazione della Difesa, che vigila sulla corretta gestione dei rifiuti radioattivi» prodotti in ambito militare?

Oltre all’attività di ricerca nel campo dell’energia nucleare, il Cisam ospita anche il deposito di rifiuti radioattivi dell’amministrazione della Difesa. Una collocazione temporanea, almeno dal tenore della segnalazione che, il 7 agosto 2014, l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (Aeegsi) ha trasmesso al governo e al Parlamento. E dalla quale si evince, che «confluiranno nel Deposito nazionale per i rifiuti radioattivi», ancora da realizzare, anche «quelli di origine sanitaria» e «afferenti al ministero della Difesa», stoccati (si fa per dire!) presso il deposito temporaneo di San Pietro a Grado.

Nell'ordinanza 3267 del 7 marzo 2003, il primo ministro Silvio Berlusconi nomina il generale Carlo Jean (assurto alle cronache nebulose per gli omissis in Gazzetta Ufficiale e per il tentativo coercitivo di imporre un deposito di scorie nucleari a Scanzano Jonico) commissario con poteri speciali per il nucleare, ed elenca gli impiuanti atmomici d smantellare, previo stoccaggio delle scorie in un deposito unico. In questo atto, come in altri non si fa riferimento al reattore militare Galilei, né al Cisam, tantomeno viene elencata la Toscana tra le regioni in emergenza nucleare in ragione della presenza di plutonio, uranio arricchito e di altre sostanze radioattive estremamente pericolose per la salute collettiva. A proposito, come mai nel Mar Ligure e nel Mar di Sardegna l'IAEA, ovvero l'agenzia dell'ONU per il nucleare, nonché numerosi altri studi scientifici, hanno rilevato la presenza di plutonio 239 e 240, notoriamente due radionulici artificiali che annientano la vita, letali per 24.400 anni? 
 

Perché l’Italia non ha aderito effettivamente all’Austrian Pledge, ovvero all’impegno internazionale per la messa al bando delle armi nucleari nel mondo? Esiste un vuoto giuridico che ancora impedisce il divieto e l’eliminazione delle armi atomiche. E quel vuoto va colmato al più presto. Il nostro Paese deve fare la sua parte senza ipocrisie, rispettando il Trattato di non proliferazione nucleare sottoscritto nel 1968, obbligando il governo di Washington a smantellare immediatamente il gigantesco arsenale nucleare occultato in Italia. L’articolo VI del TNP impegna i Paesi firmatari, tra cui l’Italia e Stati Uniti d'America, a prendere iniziative per un trattato che porti al disarmo nucleare generale e completo. 



riferimenti:

Lannes Gianni, ITALIA, USA E GETTA, Arianna Editrice, Bologna, 2014;






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