13.5.19

SCRIVERE PER ANNULLARE LA MORTE E ANNIENTARE IL MALE

 Gilan

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Amore e gioia di vivere. Il ricordo è vivo: una donna di pace che ha realizzato il bene comune. Non avrei mai immaginato di scrivere queste parole, ma non riesco a tenere tutto dentro e desidero condividere questi pensieri per contenere la rabbia che si gonfia a dismisura. È sempre più dura.
  
Rosaria indossava cinquanta primavere d'energia inesauribile, eppure la sua vita è stata spezzata in un amen. Allegra, pungente, romantica, empatica in famiglia come a scuola (voleva bene come figli ai suoi numerosi alunni dell'Istituto tecnico Olivetti), instancabile, attenta, premurosa, pronta a condividere i suoi pensieri interessanti, a volte ingenui; sempre spigolosa, quasi una rompiscatole. Tagliente e mai scontata. Lei spalmava la sua ironia corrosiva un po’ ovunque: i confronti dialettici erano incredibili.  

Era tanto generosa che qualcuno dei suoi ingordi parenti (una sorella, un fratello ed un nipote), peggio di sciacalli o iene, ne hanno approfittato, tanto da giungere a sottrarle la fede nuziale - ed altro ancora - mentre era in coma all’ospedale. Talmente meschini che hanno tentato infruttuosamente anche di togliermi i bambini invocando il tribunale per i minorenni ed i servizi sociali, provando al contempo a molestarli subdolamente, cercando di sporcare l'amore altrui con il loro avido delirio. Una situazione inverosimile: dopo la fulminea scomparsa della madre volevano portargli via anche il padre. Ovviamente li ho denunciati, ma non calpestati. In questo momento di profondo dolore, chi avrebbe dovuto sostenerci (emotivamente), ci ha reso l'esistenza ancora più amara. Malvagità mescolata a stupidità. Io ricordo, sempre, e, non dimentico, mai!

La surreale banalità del male non rispetta nulla, neanche il dolore dei figli altrui, l'ingiusta sofferenza e l'angoscia di chi si è appena affacciato alla vita.

Non dimenticherò mai l'ultima carezza di Rosaria ad Andrea e Francesco che versavano lacrime, la mattina del 13 febbraio scorso, esortandoli a non piangere, a non disperarsi. Il loro ricordo è di una mamma viva, non di una lugubre bara o della sceneggiata parentale della veglia funebre.

Ho vissuto con Lei per quasi tre lustri e non s’è mai ammalata, neanche un raffreddore. Poi un fulmineo mal di testa è piombato ad infrangere l'incanto della nostra famiglia. L'incubo in ospedale è durato 74 giorni di sofferenza, tra un'operazione chirurgica, esami diagnostici e visite cliniche da un capo all'altro dell'Italia, senza mai un aiuto della sua famiglia d'origine. Rosaria ha sempre sperato di farcela ed io con Lei, pur di superare un'avversità così grande.

In un soffio temporale, un maledetto glioblastoma cerebrale l’ha portata via, strappandola improvvisamente alla dimensione terrena. Ha spiccato il volo tre mesi fa e ora, per i suoi due bambini, dimora su una stella.Tra i suoi appunti di rigorosa insegnante, di professoressa di Lettere d'altri tempi, dopo la felice trasposizione in un laboratorio teatrale con i bambini del Piccolo principe, ho trovato annotato: 

«Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi. Conosciamo innanzitutto noi stessi. Il tempo è alla base dell’amicizia. Dobbiamo esprimere i nostri sentimenti. La libertà è il dono più grande».

Un tesoro di donna e di madre non muore mai, ma vive nel ricordo indelebile. Dal 18 febbraio i giorni si susseguono, si accumulano, si conteggiano: oggi, domani, ma ieri non torna. Però le settimane non si annoverano; trascorrono con le lune e ci conducono da un mese in un altro, fra la linea del tempo che scorre in avanti e quella del tempo che si ripete ciclicamente.

Non sono un padre perfetto: per Andrea e Francesco la serenità è una conquista quotidiana. 

Il suo animo umano parla di lealtà, dignità, sentimenti e dell’importanza, anzi del valore delle radici. Non dimentico la sua refrattarietà ai luoghi comuni.

Una volta inventavo storie che salvavano la vita. Quando io dimentico la morte però ricorda. Scrivere è non solo la mia personale salvezza, ma anche quella di coloro accanto a me. Scrivere vuol dire sentirsi liberi. Leggere e entrare in un mondo; immaginarsi e assicurare l’abbraccio infinito alla vita di chi si ama. 

È una storia d’amore che inizia con le prime lettere dell’alfabeto, con un prato di fiori arcobaleno a primavera, con il mare smeraldo cullato dallo scirocco.

La danza dell'amore è eterna. La libertà, tuttavia, non serve a niente nella solitudine, perché tutto può precipitare da un momento all'altro. Non c'è futuro senza memoria e passione. Fino all'ultimo respiro ero pronto a donare la mia vita in cambio della sua sopravvivenza. Ma chi può dire con certezza cos'è la morte? E chi ha assaporato almeno il senso della vita?

È una vela la sua mente, prua verso l’altra gente, vento magica corrente. Ci manchi Rosaria... Questa notte ti ho sentita accanto a me, quando mi hai abbracciato. Non era un sogno, né una visione onirica o un'illusione affettiva. Tu sai che per i nostri figli messi al mondo con amore, ci sarò sempre: è la mia ultima missione sulla terra.