24.7.17

IN ITALIA UN ARSENALE NUCLEARE UNITED STATES OF AMERICA




di Gianni Lannes

Bombe atomiche in grado di disintegrare il Belpaese, polverizzare tutta la popolazione italiana e danneggiare mezza Europa. La gente comune ignora il pericolo, ben noto ai governanti italidioti telecomandati dall’estero. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (a capo delle forze armate) non fiata e non fa rispettare la Costituzione repubblicana, nonché la sovranità nazionale mettendo a rischio il "popolo sovrano"; e così il presidente del consiglio Paolo Gentiloni (passato alla storia per aver regalato in gran segreto alla Francia ben 339,9 chilometri quadrati di mare italiano), il presidente del Senato Piero Grasso (assurto alla cronaca nel 2009 unitamente all'allora ministro del cosiddetto "Ambiente" Stefania Prestigiacomo, per aver insabbiato con menzogne ufficiali la torbida vicenda delle navi dei veleni) e quella della Camera, tale Laura Boldrini.


Nel 2014 dopo anni di ricerche sul campo ho pubblicato il libro Italia: Usa e getta, fornendo prove ufficiali di questa esplosiva e letale presenza nel belpaese, in palese violazione del Trattato di non proliferazione nucleare e della norma italiana di ratifica voluta da Aldo Moro (all’epoca ministro degli esteri, minacciato di morte da Henry Kissinger), ovvero la legge 24 aprile 1975, numero 131, assassinato all'ultimo momento prima della liberazione, anche perché aveva rivelato qualche segreto di troppo della North Atlantic Treaty Organization (ma questa è un'altra brutta storia). Comunque lo zio Sam persegue sempre lo stesso obietivo: destabilizzare l'Europa soprattutto in chiave economica (ma non solo).

Il TNP sancisce l'obbligo per l'Italia di non ospitare ordigni nucleari e per gli Stati nucleari, di non dispiegare tali armamenti al di fuori del proprio territorio. In particolare, l'articolo 1 stabilisce: «Ciascuno degli Stati militarmente nucleari, che sia Parte del Trattato, si impegna a non trasferire a chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, ovvero il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente; si impegna inoltre a non assistere, né incoraggiare, né spingere in alcun modo uno Stato militarmente non nucleare a produrre o altrimenti procurarsi armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, ovvero il controllo su tali armi o congegni esplosivi».

Nel 2016 l’ONU ha approvato una risoluzione contro le armi nucleari, ma l'Italia ha votato contro, grazie al solito Renzi (che vanta tra i suoi consulenti il famigerato Michael Ledeen, cacciato via dall’Italia tempo fa e coinvolto in alcuni stragi commesse nel nostro Paese). 

Le  Nazioni Unite hanno adottato a larga maggioranza una risoluzione che chiede di avviare nel 2017 i negoziati per un Trattato internazionale che vieti le armi atomiche. L'Italia però ha votato contro. A favore della risoluzione si sono espresse 123 nazioni, con Austria, Brasile, Irlanda, Messico, Nigeria e Sud Africa che si sono assunti il compito di redigere concretamente la Risoluzione. L’Italia, appunto, ha votato contro, insieme ad altre 37 nazioni guerrafondaie; 16 invece i Paesi astenuti. In sostanza la maggior parte delle nove nazioni nucleari ha votato contro la risoluzione ONU e molti dei loro alleati, compresa l’Italia e gli altri Paesi in Europa che ospitano armi nucleari sul loro territorio come parte di un accordo segreto NATO (ovvero, mai ratificato dal Parlamento italiano), non hanno sostenuto la risoluzione.
 
Altro che pace mondiale. Mentre vanno in onda continue esercitazioni nucleari della NATO, e gli italidioti sono distratti dalle melensaggini incivili del festival di San Remo unitamente al calcio e al gioco d'azzardo, legalizzato dallo Stato tricolore per conto terzi mafioso, in gran segreto atterreranno in Italia (ma anche in Germania, Olanda, Belgio e Turchia) gli ordigni nucleari B 61, modello 12, con potenza variabile da 50 kilotoni cadauno, ossia quasi 4 volte più potenti dell’esemplare sganciato su Hiroshima nel 1945. Questi strumenti di morte dello zio Sam andranno a sostituire le versioni a caduta libera, e manterranno in ostaggio l'Europa. Gli ordigni in grado di penetrare nel terreno saranno in dotazione ai cacciabombardieri nucleari F-35. Entro i prossimi tre anni gli Stati Uniti perfezioneranno 500 bombe atomiche B61, comprese le 180 testate dislocate nelle sei basi dell’Europa, Turchia inclusa. L’aggiornamento del Pentagono trasforma almeno sulla carta, l’attuale inventario nucleare “stupido” in “intelligente”, in sistema d’arma, a guida di precisione ed effetto chirurgico, grazie alle modifiche apportate dalla Boeing (appalto del 27 novembre 2012).

Secondo quanto affermato dall'Istituto affari internazionali nel documento «Il dibattito sulle armi nucleari tattiche in Italia» nonostante l'esplicito impegno a «creare le condizioni per un mondo senza armi nucleari», il nuovo Concetto strategico della Nato, adottato a Lisbona il 19 novembre 2010, ribadisce che «fintanto che ci sono armi nucleari nel mondo, la Nato rimarrà una Alleanza nucleare». Ultimo caso di dispiegamento avanzato (forward deployment), cinque paesi dell'Alleanza atlantica – Belgio, Germania, Italia, Olanda e Turchia continuano ad ospitare armi nucleari tattiche (Ant) statunitensi all'interno dei propri confini. Il tipo di arma nucleare a disposizione della Nato attualmente ospitata sul territorio europeo è la bomba B-61, che è comunemente classificata come tattica. Attualmente sono in servizio le versioni B61-3, B61-4 e B61-10, costruite tra il 1979 e il 1989, con varie opzioni di potenza da 0.3 a 170 chilotoni. Le bombe possono essere trasportate dagli aerei statunitensi F-15E e F-16C/D e dagli aerei delle forze europee come gli F-16 belgi, olandesi, turchi e i Tornado italiani e tedeschi. Le bombe sono custodite sotto il controllo americano dagli US Munitions Support Squadrons (Munss) ad Aviano e Ghedi. Peraltro, periodicamente si svolgono  esercitazioni per valutare la sicurezza delle armi nucleari e di addestramento specifico rivolto al personale militare per fronteggiare emergenze di carattere nucleare in caso di incidenti con queste stesse armi.

I portali Internet ufficiali dell'Aeronautica militare statunitense (US Air Force) attestano che nella base di Aviano, esistono apparecchiature specifiche per il controllo e la manutenzione di questo genere di armamenti. Anche nel bilancio 2018 dell'USAF si stanziano fondi per l'F-35A DCA (Dual Capable Aircraft) con capacità nucleare. In particolare, nel bilancio di ricerca e sviluppo 2018 per la US Air Force in discussione in questi giorni al Congresso statunitense sono previsti fondi aggiuntivi per lo sviluppo della versione DCA dell'F-35A Lightining II. La versione DCA è previsto possa portare nella stiva interna due bombe nucleari B61-12 (un modello potenziato dalla Boeing a partire dal novembre 2012).il programma di sviluppo del velivolo DCA (identificato nel bilancio USAF con il numero 676011) è iniziato nell'anno fiscale 2014 e si concluderà verosimilmente nell'anno fiscale 2025. I cacciabombardieri nucleari F-35 sono in dotazione anche all’Aeronautica Militare italiana e due di questi velivoli sono già stati schierati alla base di Amendola in Puglia, mentre altri due saranno dislocati a Grottaglie.

Per il 2018 l'Usaf chiede uno stanziamento di 27.731 milioni di dollari, in aumento rispetto allo stanziamento 2017 di 25.743 milioni. Il trend della spesa per questa specifica versione dell'F-35A segnala ulteriori aumenti nei prossimi anni fino a toccare i 50.433 milioni dell'esercizio fiscale 2021, ultimo anno per il quale sono pubblicate le proiezioni, per un totale complessivo presunto di circa 250 milioni di dollari. Tale spesa sarà sostenuta, oltre che dagli Stati Uniti, anche dai Paesi partner del programma F-35 che si doteranno di questa specifica versione. Tra questi vi sono indubbiamente l'Italia, i Paesi Bassi e la Turchia. La Gran Bretagna non è coinvolta avendo finora acquisito soltanto la versione B del velivolo priva di capacità DCA. Ugualmente fuori dal programma nucleare è la Germania che non partecipa al programma F-35.
Come affermato dalla Corte internazionale di giustizia in un pronunciamento storico ed esemplare, mantenere una minaccia nucleare nei confronti di altri Paesi è un illecito e per di più le armi nucleari in territorio italiano rappresentano un pericolo per la salute e la vita di chi vive nei pressi di una installazione nucleare militare.

In una risposta all'interrogazione a risposta scritta numero 4-01188 nel corso della XVII legislatura in corso, il ministro della difesa pro tempore, senatore Mauro, affermava testualmente che: «Anche l'Alleanza Atlantica ha aggiornato periodicamente la propria politica di difesa, inclusa la componente nucleare. Il processo di revisione è iniziato nel 2010 a Lisbona e ha portato all'approvazione, nel 2012, della Revisione della difesa e della deterrenza dell'Alleanza Atlantica (Defence and deterrence posture review – Ddpr), la quale delinea il mix ottimale (“appropriate mix”) di forze nucleari, convenzionali e di difesa missilistica necessarie per garantire la sicurezza e la difesa dell'Alleanza e per perseguire gli impegni annunciati nel nuovo concetto strategico relativi alla difesa collettiva, alla gestione delle crisi e alla sicurezza cooperativa. La Defence and deterrence posture review, nel ribadire che finché esisteranno armi nucleari la deterrenza nucleare rappresenterà un elemento indispensabile per la sicurezza dell'Alleanza e dei suoi Stati membri». Nella stessa risposta all'interrogazione il Ministro della difesa pro tempore affermava tra l'altro «Con riferimento alla questione della presenza di armi nucleari in Europa, si fa rilevare che l'Alleanza, pur mantenendo un atteggiamento assolutamente trasparente sulla propria strategia nucleare e sulla natura del proprio dispositivo in Europa, non può agire, tuttavia, a discapito della sicurezza di questo dispositivo e della riservatezza che è indispensabile avere in relazione ai siti, la loro dislocazione, i quantitativi e la tipologia di armamento in essi contenuti. Una riservatezza che non può essere violata unilateralmente da un singolo paese dell'Alleanza, perché la deterrenza nucleare è un bene ed un onere collettivo che lega collegialmente tutti i Paesi alleati. La tipologia e la qualità delle informazioni rilasciabili sugli armamenti nucleari è quindi una decisione politica collettiva ed unanime degli alleati, cui nessun Paese può sottrarsi, pena la violazione del patto di alleanza liberamente sottoscritto e del vincolo di riservatezza che da esso ne discende.» Questa affermazione appare, secondo gli interroganti, in contrasto però con il fatto che la presenza di armi nucleari tattiche nelle basi militari di Ghedi ed Aviano è stata resa nota unilateralmente evidentemente dal Congresso degli Stati Uniti d'America. Senatori e deputati degli USA, nonché semplici cittadini attraverso il Freedom of Information Act, evidentemente, godono di un potere di conoscenza superiore a quello degli altri Paesi membri.

La legge 9 luglio 1990, numero 185, vieta espressamente la fabbricazione, l'importazione, di armi biologiche, chimiche e nucleari, nonché la ricerca preordinata alla loro produzione o la cessione della relativa tecnologia; il divieto di cui alla predetta normativa si applica anche agli strumenti e alle tecnologie specificamente progettate per la costruzione delle suddette armi.
Ufficialmente l'Italia ha da sempre dichiarato di non far parte del «club atomico» con tutti gli obblighi internazionali che ne derivano; per ben due volte il popolo italiano ha rifiutato, con due referendum, l'opzione nucleare, anche solo per fini civili.

Inoltre il governo italiano nonostante l’inesistenza di piani di sicurezza per l’ignara popolazione, non vieta l’attracco in porti e moli nazionali di navi o sommergibili, anche di Paesi “alleati”, che hanno a bordo armi nucleari.
Dal 1968, appunto, è in vigore sulla carta il TNP sottoscritto da tutti gli Stati nucleari ad eccezione di Israele, India, Pakistan e Corea del Nord, che avrebbe dovuto limitare la fabbricazione di armi nucleari. Proprio nel suo articolo VI, impone a tutti gli aderenti di procedere ad un totale disarmo nucleare, un impegno mai rispettato, con la scusa che il possesso di armi nucleari da parte di una nazione, scoraggia altre ad usarle (deterrenza).

In un documento parlamentare si legge: «I principali trattati multilaterali sulla non proliferazione delle armi di distruzione di massa ratificati dall’Italia sono, in ordine cronologico:

§           il Protocollo concernente la proibizione di impiego in guerra di gas asfissianti, tossici o simili e di mezzi batteriologici  (Ginevra, 17 giugno 1925);
§           il Trattato per il bando degli esperimenti di armi nucleari nell'atmosfera, nello spazio cosmico e negli spazi subacquei (Londra-Mosca-Washington, 8 agosto 1963);
§           il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP) (Londra-Mosca-Washington, 1° luglio 1968);
§           il Trattato per il divieto di collocamento di armi nucleari e di altre armi di distruzione di massa sui fondi marini e oceanici e nel loro sottosuolo (Londra-Mosca-Washington, 11 febbraio 1971);
§           la Convenzione sull'interdizione dello sviluppo, produzione e stoccaggio delle armi batteriologiche (biologiche) e tossiniche e sulla loro distruzione (Londra-Mosca-Washington, 10 aprile 1972);
§           la Convenzione sulla proibizione, immagazzinaggio ed uso di armi chimiche e sulla loro distruzione (Parigi, 13 gennaio 1993);
§           il Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (New York, 24 settembre 1996)  non ancora in vigore».


riferimenti: 

































Nessun commento:

Posta un commento

Gradita firma degli utenti.