25.7.17

DONNE, FETI ABORTITI E VACCINI

di Juliette Deweze

La conquista della libertà non è mai definitiva e l’orrore in agguato. Io sono del parere che bisogna far riferimento alla propria esperienza. A maggior ragione perché ho usufruito di questo diritto per il quale donne coraggiose hanno lottato prima di me, mi è capitato spesso di difendere l’aborto di fronte a chi pretende negare questa possibilità alle donne per motivi religiosi o pseudo etici. Come diceva un comico francese “e allora anche un calcio alle palle è un attentato contro la vita”.

Facciamo qualche passo indietro. Perché le femministe degli anni 60 e 70 si battevano per l’aborto legalizzato?

Perché le donne abortivano comunque, lo hanno sempre fatto da che il mondo è mondo. Perché laddove una donna non ha sufficiente conoscenza del proprio corpo (o se la dimentica…) o peggio subisce veri e propri abusi, c’è sempre il rischio di una gravidanza non desiderata. Indubbiamente negli ultimi secoli, nelle società occidentali e in quelle tradizionali colonizzate, si è diffusa una grande ignoranza del proprio corpo, derivata in particolare dal dominio della chiesa cattolica.

Il problema dell’aborto clandestino erano le scarse condizioni d’igiene e i metodi pericolosi utilizzati. Non tutte le donne che lo praticavano, le cosiddette “faiseuses d’anges”, erano brave ed era davvero rischioso per la salute delle donne e delle ragazze. Oltre a quello, essendo illegale, le donne incorrevano pesanti sanzioni, oltre al peso del segreto e del giudizio sociale se e quando questo segreto veniva meno.

Io sono cresciuta con l’idea che la pianificazione familiare fosse una conquista delle società moderne. Oggi credo che questo sia un mito, come lo è l’idea che siano le vaccinazioni ad aver eradicato le malattie. Perché se facciamo ancora altri passi in dietro, di molti secoli intendo, cosa possiamo immaginare? Che le donne hanno sempre avuto la possibilità di abortire, perché esistevano delle donne sapienti che conoscevano le piante che potevano produrre un aborto spontaneo. Possiamo senza troppo sforzo pensare anche che le donne hanno la possibilità di conoscere il proprio corpo e di sapere quando devono evitare di avere rapporti sessuali. Non è che ci voglia molto.

Quindi è il lento lavoro di distruzione della cultura femminile ad opera in particolare della chiesa cattolica per mezzo dell’inquisizione e più in generale delle società patriarcali, che ha derubato le donne di un bene fondamentale: la conoscenza del proprio corpo e la possibilità di gestire autonomamente la loro fecondità, tramite la conoscenza del loro ciclo mestruale e tramite l’uso di appropriate sostanze naturali, anche abortive. Basta andare a sentire cosa dicono in proposito le culture tradizionali ancora esistenti dove conoscenze ancestrali femminili si trasmettono di generazione in generazione.

Bene. Io ho abortito a 14 settimane in un ospedale francese una decina di anni fa’. Forte della cultura che ho ricevuto, ero grata di poter fare questa scelta e ho ringraziato le donne che si erano battute perché io potessi usufruire di quel diritto. Perché io potessi decidere che in quel momento della mia vita e con quella persona, un figlio non lo volevo. Ho chiesto scusa con tutto il cuore a quella vita che aveva voluto venire alla luce e che io avevo deciso di interrompere. Ho sempre pensato di aver fatto la mia scelta con consapevolezza e non me ne sono mai pentita.

Ora però che ho scoperto che cosa si fa con i feti abortiti, si è aperto un varco nella mia memoria e ho cominciato a pensare agli eventi sotto un’altra luce.

Perché mi guardarono come se stessi dicendo una cosa folle quando chiesi se era possibile recuperare il feto? Avrei semplicemente voluto seppellirlo nella terra. Nel loro sguardo c’era molto…. L’idea forse che sarebbe stato “troppo” vederlo? Che ci avrei fatto qualche “stregoneria”? Mi fu detto che era “impossibile”, che ci avrebbero pensato loro…

Sarà stato usato “per la scienza”? Allora se secondo loro sarebbe stato “troppo” per una ragazza vedere il feto morto che era stato aspirato dal suo ventre, in vece non è troppo farlo a pezzettini all’insaputa delle donne che abortiscono e USARLO per fare ricerche o produrre medicinali. Oggi che si manomette il DNA degli esseri viventi, che si fa traffico di organi e di bambini nel segreto più totale, io mi chiedo chi siano veramente gli “stregoni”?

A me nessuno ha chiesto il permesso di fare queste cose. Quando espiantano organi a una persona, viene chiesto un consenso, uno è libero di rifiutare. Ma per un feto abortito no. Perché?
Se me lo avessero chiesto, io il permesso non gliel’avrei dato. E credo molte altre donne insieme a me.

Questo non mi porta a riconsiderare la possibilità dell’aborto, ma mi porta a rammaricarmi per il fatto che ciò che viene presentato come una delle maggiori conquiste per i diritti femminili, ossia l’aborto legalizzato e medicalizzato, ha il sapore amaro di una finta vittoria.

Perché il punto è questo, finché siamo dipendenti di un sistema, non siamo liberi. Finché le donne non potranno riavere il controllo sul loro corpo e recuperare le conoscenze ancestrali che si sono sempre tramandate, non saranno libere.

Ora dirò una cosa che potrà fare drizzare i capelli a molti e molte. Io pensavo che poter andare ad abortire in ospedale era un meglio rispetto al passato. Oggi vorrei, se avessi bisogno di farlo di nuovo, andare da un’ostetrica che possa consigliarmi sul metodo naturale più efficace per farlo in sicurezza e gestirmelo più autonomamente possibile.

Ora ho un figlio. Ho partorito a casa, con due ostetriche. Se qualche cosa fosse andata storta sarei andata in ospedale e magari mi avrebbero salvata. Non dico che gli ospedali non debbano esistere. Dico però che per tanti interventi non sono necessari, soprattutto per eventi nella vita del donne che potrebbero essere gestiti da rete paralleli, come il parto, l’aborto e in genere tutto quello che riguarda il ciclo mestruale femminile. A mio figlio non hanno fatto la vitamina K (piena di alluminio), non hanno rubato la sua placenta, il cordone e il sangue ricco di cellule staminali contenuto in esso.

Quello che ho avuto la possibilità di fare per il mio parto, ossia viverlo al di fuori del sistema ospedaliero accompagnata da persone che possiedono le conoscenze necessarie, le donne dovrebbero avere la possibilità di farlo anche quando decidono di abortire.

Questa è libertà, che deriva da conoscenza e consapevolezza.

3 commenti:

  1. dimmi ora sei felice ...

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  2. Non capisco il Suo commento.
    Forse si riferisce al fatto che io possa essere "infelice" perché ho scelto di abortire in un determinato momento della mia vita? Se è questo il senso, le vorrei dire che la vita è fatta di scelte, sopratutto di quelle più coraggiose. Per quanto mi riguarda questa decisione mi ha consentito di decidere dell’orientamento della mia vita, anche passando attraverso un processo doloroso. Ogni donna vive l’aborto in modo diverso, c’è anche chi ne soffre per tutta la vita. Io no, sono stata da subito in pace con questa scelta. Ciò non toglie che provo rabbia e disgusto sapendo ciò che si fa con i feti abortiti all’insaputa delle donne e sapendo anche che tanti aborti potrebbero essere evitati con una vera contraccezione, che passa per la conoscenza del proprio corpo e del proprio ciclo mestruale.

    Juliette Deweze

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  3. Comunque ricordiamo che nell inquisizione chi uccideva era il BRACCIO SECOLARE DELLO S T A T O. LO STATO! Per tutto il resto, NO COMMENT!!!

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Gradita firma degli utenti.