11.9.12

ADDIO AL MONDO

Vita nel bosco.
di Gianni Lannes

Ogni anno si consumano un milione di suicidi sul pianeta Terra, mentre in Italia si registrano 4 mila “casi” di persone che staccano la spina. Il senso comune ignora e non s'interroga. Nel Belpaese - recitano le statistiche canoniche - il fenomeno è cresciuto nella fascia d'età che va dai 25 ai 69 anni, praticamente quella che lavora. La perdita di uno status lavorativo e la vergogna sembrano i fattori di rischio più importanti in questo contesto di crisi economica pilotata. Il fallimento agisce sulla vulnerabilità dell'individuo che si trova a vivere un dramma nel quale non vede vie d'uscita. Se però c'è un aiuto, queste persone mettono da parte l'idea di morire e tornano a combattere.

Ieri e oggi - Già nel 1897 Emile Durkheim pervenne alla conclusione, verificata ancora adesso che la causa determinante di un gesto così estremo e finale è la disintegrazione sociale, l'isolamento della persona, la già avvenuta rescissione dei suoi legami con la società. Secondo Durkheim non c'è un solo fenomeno sociale che va sotto il nome di suicidio. Ma il famoso sociologo ne aveva identificati almeno tre distinti e spesso inconciliabili.

Annientamento - “Fare ponti e viaggiare leggeri” ripeteva Alex Langer, prima di staccare la spina e andarsene per sempre. Non c'è parola adeguata al niente, anzi al “non” che si apre col suicidio. Le parole degli esperti non penetrano nella dimensione tra essere e non essere. Forse è un ribelle alla natura il suicida, infrange ogni vincolo, calpesta ogni norma. Ma la la libertà cui attinge (muoio, quindi sono) resta inutilizzabile. E' forse l'ultima illusione dell'essere umano che ha ucciso tutte le illusioni. Ma è anche grido e protesta di chi è rimasto impigliato nella vita. Il suicida varca una soglia invalicabile ai comuni mortali. Il disagio dell'esistenza, l'incertezza del proprio posto nell'universo. La fosca ossessione del fallimento assoluto, proprio nella civiltà dell'efficientismo e della valutazione dell'individuo sulla base del guadagno e della posizione sociale. I tempi correnti di relazioni umane commercializzate volano senza interrogativi verso l'autodistruzione. La morte è il gesto estremo di chi non vuole saperne del mondo e delle cose o un'imposizione di sé? Un consiglio d'ascolto: l'Arte della Fuga di Bach e le Variazioni cromatiche di Bizet.

5 commenti:

  1. Stanotte si è suicidata Francesca Bonfanti, una speaker radiofonica,Francesca Bonfanti è morta suicida in via del Mandrione, si è lanciata dal viadotto della ferrovia di via Casilina Vecchia al Mandrione, da un'altezza di decine di metri a con lei tanti altri nel mondo per i motivi più disparati oppure per qualche recondito segnale di chissà quale provenienza, non escluso il DNA che è un'antenna vera e propria. Non so cosa scatta nella mente dei suicidi. Rispetto la loro libertà d'azione, la decisione tragica anche se non condivido perché penso che a tutto c'è un rimedio, tranne alla morte. ..

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  2. Nell'era cybernetica sono da mettere in conto anche i suicidi telecomandati dal sistema di potere bellico.

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  3. Concordo con le tue analisi.
    Credo che occorra un grande coraggio per suicidarsi, cui si perviene soltanto per grande disperazione.

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  4. In questi giorni un'assistente sociale mi ha detto che ogni settimana almeno una persona trova il coraggio di dirle piangendo che pensa a farla finita. Le ho chiesto come mai questo fatto viene tenuto nascosto e la risposta è stata che temono l'effetto emulazione. Non so se ho fatto bene ma istintivamente ho detto che per me è il contrario. Sentendo che il gruppo è numeroso, ci sarebbe la consapevolezza della situazione. Di più, ci sarebbe il coraggio di comportamenti diversi da quello dell'accettazione remissiva degli eventi.

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  5. La morte è il gesto estremo di chi non vuol saperne del mondo o un imposizione di sè ?
    Stò ascoltando l' Arte della fuga di Bach, mi son sempre chiesta a che livello di disperazione si arrivi
    per desidersre di morire e ne ho timore!
    Amo la vita.
    Angelica domenica ha cercato per l'ennesima volte di farla finita, e ancora quà!
    Si vuole imporre o è un grido di protesta di chi è rimasto impigliato nella vita.....per me è uguale .

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