19.5.19

L'ULTIMA DOMENICA


  Gilan ©
 
Nebbia, pioggia, nuvole, freddo, gelo, vento, sole, buio, silenzio. Lei è volata in cielo su una stella. Una madre: giovane, buona, sensibile, d'animo gentile, ma al contempo una rompiscatole unica; una docente ironica, innamorata del suo lavoro a scuola. 

"Perché?", si chiedono in ogni momento i suoi pargoli, ed io con loro. Solo otto giorni prima eravamo andati tutti insieme al cinema, a vedere il film Remì senza famiglia. Al termine della proiezione si materializzò la spiacevole sensazione che sarebbe stata l'ultima volta - riuniti così tutti e quattro insieme uno accanto all'altro - ma fulmineamente quell'inaccettabile pensiero fu scacciato dai meandri della mente.

Quel pomeriggio, mentre il male avanzava in tutta fretta, Rosaria aveva riunito tutte le sue forze, senza dirci niente, senza un lamento, sorridendo con una lietezza e dolcezza di spirito. Un pizzico di felicità: era il suo ultimo dono, il suo regalo solo per noi. E noi, la sua famiglia, allora non sapevamo quale crudeltà ci riservava il destino.

Quanto è spietata la sorte umana. Abbiamo pianto e ancora versiamo lacrime. Non si muore per caso o per volontà divina. Il glioblastoma ha un'identità e una causa. Parola d'onore: gli irresponsabili ne risponderanno, poiché la giustizia e la verità procedono di pari passo. Nella sofferenza si comprende chi ti vuole bene e chi è indifferente all'empatia.

Chi dice che il pianto è sempre un segno di debolezza? Di fronte alla tremenda disgrazia che ci è piombata addosso come una folgore, il pianto è segno di forza. Sì, abbiamo l’energia di piangere: è la sola cosa che i bambini (e pure gli adulti) possono fare per attenuare l’angoscia che attanaglia il cuore. Perché oggi si soffre più di ieri. 

Il 18 febbraio nella Daunia c'era il sole che annunciava una timida primavera. L'incubo della disgrazia era così immenso, così irreale, che non sembrava autentico ma solo un brutto sogno. Accanto a lei in ospedale, accarezzandole la mano, ho sperato fino all'ultimo istante che si risvegliasse dal torpore del cancro. Il vuoto è incolmabile sotto le domande umane dei nostri figli. Andrea vive le sue sette primavere dell'infanzia e dipinge a giorni alterni. Dietro ogni suo quadro o disegno, la sua affermazione perentoria è sempre la stessa: "Voglio Mamma!". Francesco si limita, per ora, a prendere a calci il pallone e a suonare la chitarra, grazie al suo maestro Roberto, ricco di fantasia ed umanità. Per ora il padre scrive, educa e protegge i suoi figli.

Oggi, domenica, dopo tre mesi siamo svegli e ci guardiamo negli occhi che luccicano mentre inesorabile avanza il perché. Voglio sperare che non soffra più, perché il suo dolore è stato immenso, come il suo amore sempre vivo. Lei, è ovunque con noi.



Gilan