21.5.18

GOVERNO VIRTUALE





di Gianni Lannes

Una barzelletta infinita. Pensavo fosse uno scherzo. Berlusconi chiama Mattarella: «Disponibile a fare il premier». Il piduista tessera 1816: «Se Lega e M5S falliscono, sono disponibile a guidare un governo di centrodestra. Troveremo voti in Aula». E sulla coalizione: «Salvini parla a nome suo, ora c'è molta distanza». 

Comunque: bocciati prima di partire. Il tema fondamentale della sovranità fantasma del belpaese è bellamente eluso dal duetto grillega. C'è il conflitto di interessi? Certo che c'è. Non affronta il problema del principale conflitto d'interessi al mondo, ma tecnicamente c'è. C'è menzione dei vaccini? Certo che sì, ovviamente non si prende alcun impegno, ma tecnicamente c'è. Si parla della Tav? Certo che sì, ovviamente non si prende alcun impegno, ma tecnicamente c'è. Un contratto fatto e pensato per chi si ferma alla lettura dei titoli.

Verba volant scripta manent. Dopo più di due mesi della serie “oggi le comiche” i due aspiranti premier hanno sfornato il “contratto” della domenica. Salvini e Di Maio, addirittura: 

«CONTRATTO PER IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO 29. UNIONE EUROPEA - Alla luce delle problematicità emerse negli ultimi anni, l’Italia chiederà la piena attuazione degli obiettivi stabiliti nel 1992 con il Trattato di Maastricht, confermati nel 2007 con il Trattato di Lisbona, individuando gli strumenti da attivare per ciascun obiettivo. In particolare chiederà: (d) di attuare l’impegno preso in sede di Trattato di istituire “una cittadinanza dell’Unione” che sia espressione della parità “dei diritti e degli interessi dei cittadini” europei».

Il Trattato di Lisbona - firmato da Prodi e D’Alema senz’alcun mandato parlamentare e volontà popolare - in termini giuridici ha di fatto stracciato la Costituzione repubblicana italiana, cedendo la sovranità italiana. 

È la prima volta che si invoca la cittadinanza europea. Gli europeisti più spinti non l’hanno mai richiesta. Dimenticanze?

Quando si svicola in politichese, e non si vuole affrontare un problema:

1) Nessuna menzione di abolire la legge liberticida Lorenzin-Mattarella (119/2017). C'è un generico interesse a tutelare i bambini non vaccinati dalle esclusioni, tre righe in croce in fondo al capitolo salute, così vaghe da essere irritanti (viceversa per l'abolizione dell'odiosa legge Fornero c'è un intero ed apposito capitolo - quindi potete mettervi l'animo in pace).
2) Nessun riferimento alla riforma dell'editoria e del settore informazione radiotelevisiva. Ci hanno fatto sopra un intero V-day, la questione pewrò è stata esclusa dal contratto di governo, e quindi in questa legislatura non verrà affrontata.
3) Il capitolo sul conflitto di interessi è completamente snaturato in quanto non affronta il principale dei conflitti d'interesse del mondo occidentale, la proprietà di un soggetto privato, peraltro attivo politicamente, di tre reti televisive nazionali. 

4) Nel capitolo sulla giustizia chiedono tempi più rapidi per i processi, e si auto-smentiscono subito sia nel capitolo stesso con l'idea di negare il rito abbreviato per i processi su crimini che prevedono l'ergastolo, e si smentiscono ulteriormente nel capitolo sulla corruzione, quando mantengono l'idea di negare lo sconto di pena del rito abbreviato ai processi per corruzione.

5) Si vogliono rimuovere le sanzioni alla Russia, ma come contropartita ci si dichiara sicuri membri della NATO e si indicano gli Stati Uniti quali "alleato privilegiato" (parole loro). Il M5S aveva cambiato apposta il suo programma elettorale dopo il voto, per ammorbidire le posizioni sulle colpe della Nato, e adesso ha "finalmente" chinato il capo anche Salvini.

6) Il capitolo sul debito pubblico è rimasto il più delirante: vogliono ridurre il Debito Pubblico... facendo più deficit!! Senza nemmeno sapere che il debito pubblico è la somma dei deficit annuali dello Stato.

Sono partiti con il VAFFANCULO DAY dopo l'incontro segreto di Grillo e Casaleggio a Roma con l'ambasciatore USA Ronald Spogli nel 2008, e sono finiti con Di Maio in tivvù (e Grillo, che se l'è data a gambe) che piangeva asserendo «Noi non siamo populisti».

Per quanto concerne l'argomento Tav si è partiti da un: «Se arriveremo al governo bloccheremo la Tav» ... «La bloccheremo certo, c’è anche scritto nel programma di governo» [Luigi Di Maio al MoVifest Torino del 10/9/2017], per arrivare alla conclusione (nell'ultimo contratto definitivo di governo) che: «Senza un’adeguata rete di trasporto ad alta capacità non potremmo mai vedere riconosciuto il nostro naturale ruolo di leader della logistica in Europa e nel Mediterraneo», e poco più avanti: «Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia» [capitolo 27 pag. 49 e 50].

Tra l'altro nella bozza del contratto di governo Lega-M5s del 17 maggio si riportava ancora una linea esplicita, seppur più declinata rispetto al pronunciamento iniziale, dicendo che «Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia, ci impegniamo a sospendere i lavori esecutivi e ridiscuterne integralmente il progetto. Con riferimento invece alla realizzazione del “terzo valico” ci impegniamo al completamento dell’opera» per poi essere riformulato dal mattino al pomeriggio dello stesso giorno in quello che viene adesso genericamente riportato.

Quindi si è passati dal "bloccare", poi al "sospendere", fino ad arrivare ad "applicare" seppur promettendo di "ridiscuterne". In altriu termini: testo assolutamente generico con alcuni punti terrificanti: «Comitato di conciliazione,  Vincolo di mandato».

Insomma, pessimo, vago e lacunoso altro che cambiamento. E la mancata sospensione della TAV è emblematica.  

Ma che vuol dire cambiare? Appare oramai evidente che c’è bisogno di cambiare il sistema, di modificare le regole. Bisogna cambiare il mondo. Di fronte a tante ingiustizie, a tante assurdità e a tanti pericoli è urgente cambiare il modo di vivere. Tuttavia, quest’altra società che tanto sogniamo com’è? Qual è la strada per arrivarci?
Si tratta di inventare un’altra economia, un’altra crescita, un altro sviluppo, un’altra tecnologia, un’altra scienza? O di predisporre e ricostruire delle culture umane e conviviali? La cultura è forse altro dall’economia?

Cambiare sistema, cambiare paradigma, cambiare società non significa forse dire addio all’economia, al dominio dell’economia, della tecnica, finirla con l’ossessione della crescita quantitativa per riscoprire i “veri” valori, il sociale e il culturale?


Riferimenti: