1.5.18

DALLE STELLE ALLE STALLE




La solita solfa: poltrone e cadreghini. “Io premier o niente governo”, aveva detto Giggino prima che mandassero in onda la farsetta elettorale, poi denunciato per "voto di scambio, unitamente a Grillo.  Il presidente del congiuntivo "perfetto" (sic!) fa tutto da solo: si nomina premier, scioglie le camere, decide quando il popolo sovrano deve votare. L’Italia, però, non ha una legge elettorale democratica, bensì una norma incostituzionale che sforna onorevoli illegittimi, ma soprattutto ha perso ogni residua sovranità. Di Maio: "Bisogna tornare al voto il prima possibile, facciamo finalmente questo secondo turno a giugno" ha sproloquiato dopo la batosta friulana. Ma "il prima possibile" non è quello che farnetica il capetto dei cinque stelle. Infatti, sebbene le norme costituzionali parlino di una finestra tra i 45 e i 70 giorni per sciogliere le Camere, il voto all'estero costringe l’inquilino del Quirinale a non indire nuove elezioni con meno di 60 giorni di anticipo. Questo vuol dire che per andare a votare il prossimo 24 giugno (ultima domenica del mese) era necessario che Mattarella decidesse di far tornare gli italiani alle urne entro lo scorso 24 aprile. La prima data utile per le nuove elezioni sarebbe il 23 settembre. Il che consentirebbe al capo dello Stato di avere ancora circa nove settimane di manovra: le Camere infatti vanno sciolte tra il 13 e il 23 luglio. In ogni caso, l'attuale norma elettorale calpesta la Costituzione repubblicana italiana.

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