15.11.17

LA STRAGE DIMENTICATA




di Gianni Lannes

In fuga da una guerra sostenuta anche dal governo tricolore. L'Italia sapeva e non è intervenuta. L’11 ottobre 2013 alle 12:26 giungevano le prime disperate richieste di aiuto dall’imbarcazione ove si trovavano circa 400 profughi siriani (e tra loro circa un centinaio di bambini). La nave Libra della Marina Militare si trovava ad una distanza di sole 19 miglia ma interverrà solo dopo le 17:07 quando la nave si era già inabissata. A causa di questo ritardo 268 persone e tra queste 60 bimbi persero la vita. Le leggi del mare, le convenzioni internazionali, il codice della navigazione e il codice penale imponevano agli ufficiali oggi imputati e alla comandante indagata di intervenire tempestivamente in soccorso dei naufraghi che si trovavano palesemente in situazione di pericolo.
 

C’è un buco di 30-40 minuti nel decidere di intervenire, che potrebbe essere stato determinante per il naufragio di un’imbarcazione di profughi siriani avvenuto l’11 ottobre 2013 a largo di Lampedusa, in acque maltesi, nel quale morirono circa 300 persone, tra cui una sessantina di bambini. Ne è convinto il Gip di Roma Giovanni Giorgini che, decidendo sull’opposizione alla richiesta di archiviazione dell’indagine giudiziaria della Procura, ha disposto che il pubblico ministero formuli l’imputazione catta per due alti ufficiali di Marina e Guardia Costiera. Si tratta di Luca Licciardi, ufficiale della marina che coordinava la nave Libra, e Leopoldo Manna, responsabile della centrale operativa della Guarda Costiera. Secondo il Gip dovranno rispondere di rifiuto d’atti d’ufficio e di omicidio colposo per “aver colpevolmente ritardato”, è scritto nel provvedimento di 27 pagine, l’intervento di soccorso. In base a quanto ricostruito appunto dal Gip, le autorità maltesi, che in un primo momento si erano assunte l’onere dei soccorsi, avrebbero segnalato agli omologhi italiani, alle 16:22 di quel drammatico giorno, la necessità che fosse la nave Libra ad intervenire in quanto più vicina al luogo in cui si trovavano immigrati siriani. Una “extrema ratio”, per il giudice che “cambiava il panorama normativo”. del caso ed imponeva l’immediato intervento dell’unità della Marina”. Il Gip ha dato 6 mesi di tempo al pm per approfondire la posizione di un’altra indagata, Catia Pellegrino, comandante della Libra premiata addirittura da Sergio Mattarella. Il pilota di un aereo maltese che sorvolò il luogo in cui si trovava l’imbarcazione dei siriani  ha dichiarato che che chiamò più volte la nave Libra, senza ricevere risposte, per segnalare la gravità della situazione. La Pellegrino sostiene di non aver ricevuto chiamate e da qui la necessità di ricostruire quei passaggi intricati.

In ogni caso non è vero che la Marina Militare italiana va a caricare i migranti sulle coste libiche, come ripetono all'unisono i razzisti nostrani che però non hanno mai messo piede nel Mediterraneo e tantomeno nel Nordafrica, o soltanto nel Mezzogiorno d'Italia.


Riferimenti:

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=razzismo


1 commento:

  1. Come tante altre! Si dimentica troppo facilmente

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Gradita firma degli utenti.