18.10.17

INDAGINE PRE-VACCINALE GRATUITA E CONSENSO DEI GENITORI




di Gianni Lannes

Le autorità italiane mentono come sempre, così i politicanti eterodiretti e tanti camici bianchi. Però è inequivocabile: lo stabilisce la legge. Infatti il Decreto Legislativo 29 aprile 1998, numero 124 (“Ridefinizione del sistema di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie e del regime delle esenzioni, a norma dell'articolo 59, comma 50, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 -GU Serie Generale n.99 del 30-04-1998), entrato in vigore l’ 1 maggio 1998 parla chiaro. I fondamentali esami pre-vaccinali sono gratuiti. Quindi, prima di vaccinare è doveroso attestare le reali condizioni di un essere umano, in particolare di un minore. 

Non è tutto. Ecco un comunicato dell'Ordine dei medici di Roma: «Nessuna vaccinazione senza il consenso dei genitori. Il consenso dei genitori è imposto dalla Costituzione e dalla Convenzione di Oviedo». 

Dopo le intimidazioni istituzionali e la propaganda dei mass media foraggiati dalle multinazionali farmaceutiche, il Codacons tuona: 

«Non reggono le disposizioni Lorenzin/Guerra contrarie agli esami prevaccinali già impugnate dal Codacons davanti al tar e corte costituzionale». 

Traballa l’impianto delle disposizioni ministeriali che puntano a non fare esami prevaccinali ai bambini e ancor di più gli avvisi affissi negli studi ambulatoriali che informano i genitori dei piccoli pazienti che non si prescriveranno esami anticorpali perché inutili o perché la legge non li prevede. Lo afferma il Codacons, che accoglie con soddisfazione la comunicazione del 10 ottobre scorso del Presidente dell’Ordine dei medici di ROMA, rivolta ai propri iscritti, e che risulta in linea con le denunciate violazioni della normativa da parte del Codacons. Secondo l’Ordine, infatti, “Nessuna vaccinazione senza il consenso dei genitori. Il consenso informato, quale espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico” deve considerarsi “principio fondamentale in materia di tutela alla salute”, trovando “fondamento negli artt.2, 13 e 32 della Costituzione”. Peraltro, ricorda Lavra, la Convenzione di Oviedo del Consiglio d’Europa sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, esprimono principi analoghi. A cio’ si aggiungano i riferimenti al consenso informato contenuti nella legislazione nazionale, ogniqualvolta si affermi il carattere, di norma volontario, dei trattamenti sanitari. Da ultimo, sottolinea il Presidente dell’Ordine di Roma, anche il Codice Deontologico stabilisce all’art.35 che “il medico non intraprende ne’ prosegue in procedure diagnostiche e/o interventi terapeutici senza la preliminare acquisizione del consenso informato o in presenza di dissenso informato”. Da tutto cio’ deriva che un atto sanitario posto in essere in assenza di consenso puo’ integrare un illecito civile, penale e deontologico”. «Sin dalla entrata in vigore delle disposizioni ministeriali del 16 agosto 2017 a firma del direttore generale Guerra, l’associazione ha sottolineato il contrasto della nuova legge sulle vaccinazioni con le norme ordinarie già in vigore nel nostro Paese e non derogate espressamente dalle nuove disposizioni, ad esempio ponendo il costo degli esami prevaccinali a carico dei genitori. Anche alla luce delle dichiarazioni del Presidente dell’Ordine dei medici di Roma Giuseppe Lavra, le argomentazioni del Codacons acquistano ora maggiore consistenza sia al Tar del Lazio, dove pende un ricorso promosso dall’associazione, sia alla Corte Costituzionale, dove il Codacons è intervenuto a sostegno della Regione Veneto contro la legge Lorenzin».

Post scriptum

DECRETO LEGISLATIVO 29 aprile 1998, numero 124:

«Art. 1.  Finalita' e criteri generali. 1. Il Servizio  sanitario  nazionale  garantisce  la  tutela della salute e l'accesso ai servizi alla totalita' dei propri assistiti, senza distinzioni individuali  o  sociali.  Nell'ambito dei  livelli essenziali di assistenza efficaci, appropriati ed  uniformi posti a carico  del  Servizio sanitario nazionale sono   individuate le prestazioni la cui fruizione e' subordinata al pagamento diretto da parte dell'assistito di una quota limitata di  spesa,  finalizzata  a promuovere la consapevolezza del costo delle prestazioni  stesse.  La partecipazione e' strutturata in modo da evitare l'uso  inappropriato dei diversi regimi di erogazione dei servizi e delle prestazioni. 2. In armonia con i principi e le finalita' del decreto legislativo31 marzo 1998, n. 109, il  presente  decreto  fissa  i  criteri,  gli ambiti e le modalita' di applicazione del sistema  di  partecipazione al costo delle prestazioni, nonche'  i  criteri  di  esenzione  dalla stessa per i singoli assistiti in relazione alla situazione economica del nucleo familiare e alle condizioni di malattia. 3. Nel rispetto del principio della sostenibilita' economica della spesa associata  al  consumo  di  prestazioni  sanitarie  soggette  a partecipazione, e'  riconosciuta  agli  assistiti  l'esenzione  dalla partecipazione in relazione a: a)  la  situazione  economica  del  nucleo  familiare,   ai   sensi dell'articolo 4; b) la presenza di specifiche condizioni di malattia,  limitatamente alle prestazioni connesse, ai sensi dell'articolo 5.  4. Al fine di favorire la partecipazione a programmi di prevenzione di provata efficacia, di garantire l'accesso all'assistenza sanitaria di base, nonche' di assicurare il ricorso all'assistenza  ospedaliera ogniqualvolta il trattamento in regime di ricovero ordinario  risulti appropriato rispetto  alle  specifiche  condizioni  di  salute,  sono escluse dal sistema di partecipazione al  costo e, quindi,  erogate senza oneri a carico dell'assistito al momento della fruizione:  a) le prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio e  le altre prestazioni di assistenza specialistica  incluse  in  programmi organizzati di diagnosi precoce e prevenzione collettiva realizzati in attuazione del  piano  sanitario  nazionale,  dei  piani  sanitari regionali o comunque promossi o autorizzati con  atti  formali  della regione;  b) le prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio e  le altre prestazioni di assistenza specialistica finalizzate alla tutela della salute collettiva obbligatorie per legge o disposte  a  livello locale in caso di situazioni epidemiche, nonche'  quelle  finalizzate all'avviamento al lavoro derivanti da obblighi di legge;  c) le prestazioni di medicina generale e  di  pediatria  di  libera scelta; d) i trattamenti erogati  nel  corso di  ricovero ospedaliero  in regime ordinario, ivi inclusi  i  ricoveri  di  riabilitazione e di lungodegenza postacuzie, e le prestazioni strettamente e direttamente correlate al  ricovero  programmato,  preventivamente  erogate  dalla medesima struttura, ai sensi dell'articolo 1, comma 18,  della  legge 23 dicembre 1996, n. 662.  5. Restano  altresi'  escluse  dalla  partecipazione  al costo le prestazioni erogate a fronte di condizioni di interesse sociale, finalizzate a:  a) la  tutela  della  maternita',  limitatamente alle prestazioni definite dal decreto del Ministro della sanita' del  6  marzo  1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87  del  13  aprile  1995,  da aggiornare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore  del presente decreto, sentito il Consiglio superiore di sanita' e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni e le province autonome;  b)  la prevenzione  della  diffusione dell'infezione da HIV, limitatamente all'accertamento dello stato di  infezione,  in  favore dei soggetti appartenenti a categorie a rischio, con comportamenti  a rischio o incidentalmente esposti a rischio di infezione; c) la promozione delle  donazioni di  sangue,  organi e tessuti, limitatamente alle prestazioni connesse all'attivita' di donazione; d) la tutela  dei  soggetti  danneggiati  da  complicanze  di  tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati di cui alla legge 25  febbraio  1992, n. 210, limitatamente alle prestazioni ivi indicate; e)  i  vaccini  per  le  vaccinazioni  non  obbligatorie di cui all'articolo 1, comma 34, della  legge  23  dicembre  1996,  n.  662, nonche' quelli previsti da programmi approvati con atti formali delle regioni  nell'ambito  della  prevenzione  delle  malattie   infettive nell'infanzia».

riferimenti:


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