8.7.17

EPIDEMIA DI MALASANITA’ IN ITALIA




di Gianni Lannes

In media ogni anno più di 103 mila morti evitabili: due terzi dei decessi sono maschili e il resto femminili. Diamo i numeri comunque ampiamente sottostimati. Dal 1977 ad oggi, secondo i riferimenti Istat, a livello statistico il numero dei casi di malasanità è in aumento esponenziale, nonostante le relazioni addomesticate delle commissioni parlamentari sui cosiddetti "errori medici". Tradotto: non c'è da fidarsi di certi camici bianchi, ma soprattutto dei politicanti italidioti che stanno sfasciando la sanità pubblica tricolore, solo per favorire sempre più quella privata a caro pagamento.

Ma che c'entrano 12 vaccini obbligatori? Chi offre di più? Ecco la burionata lorenziniana dei 10 più facoltativi, così alla fine diventano 14. Ma quali sono le epidemie che dilagano in Italia? Le autorità brancolano nel buio. Una cosa però è certa: i numeri ufficiali sulle vittime (malati e morti) sono imprecisi per difetto. Se c’è un’epidemia sotto gli occhi di tutti nel belpaese, è quella degli errori sanitari.

Incidenti sul lavoro, diagnosi sbagliate, malattie prevenibili ma intercettate troppo tardi. Le morti premature non sono solo tragedie per chi resta ma da tempo, tutte insieme, vengono utilizzate per valutare la qualità del sistema sanitario e del defunto Stato sociale, ormai sostituito dallo Stato di Polizia.
L'indicatore si chiama "mortalità evitabile" e permette anche di mettere in riga, dalla migliore alla peggiore, le regioni e le province italiane in base all'assistenza che danno ai propri cittadini. L’edizione 2017 stima in oltre 103.000 le morti evitabili avvenute nel 2014 entro i primi 75 anni di vita, delle quali circa due terzi maschili (66.284 casi) e il restante terzo femminile (37.312 casi).

A elaborare il rapporto 2017 Mev(i) - Mortalità evitabile (con intelligenza) è il gruppo di Nebo ricerche, che elabora dai dati dell'Istat e segue anche criteri indicati Eurostat. La mortalità evitabile viene calcolata prendendo in considerazione i decessi che potevano essere appunto rimandati.

Per dirla con il sociologo Ivan Illich: «La iatrogenesi è clinica quando il dolore, la malattia e la morte sono il frutto di cure mediche; è sociale quando le politiche sanitarie rafforzano un'organizzazione industriale che genera malessere; è culturale e simbolica quando un comportamento e una serie di illusioni promossi dalla medicina restringono l'autonomia vitale degli individui insidiando la loro capacità di crescere, di aver cura l'uno dell'altro e di invecchiare, o quando l'intervento medico mutila le possibilità personali di far fronte al dolore, all'invalidità, all'angoscia e alla morte».

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