22.6.17

CONSIP: MAFIA DI STATO

di Gianni Lannes

Il prenditore Alfredo Romeo, che, per sua stessa ammissione, dice di aver finanziato circa 65 fondazioni di carattere politico, ha inoltre inviato alla redazione della trasmissione "Report" una missiva nella quale avrebbe riportato che, a proposito dei finanziamenti legittimi alle varie fondazioni politiche, "nessun finanziamento era stato fatto se non richiesto": una circostanza, quest'ultima, che getta ulteriori ombre sull'intera vicenda. 

Abbiamo assistito all'avviso di garanzia nei confronti del ministro Luca Lotti. Non un ministro qualsiasi ma allo sport. Per altri ministri, per episodi molto meno gravi sono arrivate le dimissioni. Per Lotti no. E' uno del giglio magico, ovvero uno dei più discussi collaboratori di Matteo Renzi. A lui tutto è permesso e perdonato. Accusato di aver informato dirigenti Consip dell'esistenza delle indagini in corso è ancora al suo posto. È ancora un potente ministro della Repubblica. L'amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, avrebbe confermato alla magistratura la veridicità di tali circostanze.


Il 9 giugno 2017, in qualità di testimone e dunque vincolato all'obbligo della verità, Luigi Marroni ha confermato la sua versione dei fatti all'autorità giudiziaria. Il 17 giugno si sono dimessi dal consiglio di amministrazione della Consip il presidente Luigi Ferrara e la consigliera Maria Laura Ferrigno. La vicenda del ministro per lo sport Luca Lotti e quella dell'amministratore delegato Luigi Marroni appaiono indissolubilmente intrecciate: uno dei due ha mentito davanti all'autorità giudiziaria e dinanzi all'opinione pubblica. Ora la loro contemporanea permanenza in carica, nei rispettivi ruoli, costituisce un inaccettabile segnale di arroganza politica che contribuisce ad aumentare il discredito delle istituzioni pubbliche.
 
Grazie all'inchiesta della procura antimafia di Napoli sui presunti legami con la camorra di alcuni dipendenti impiegati nell'ospedale "Cardarelli" di Napoli, la Consip, negli ultimi mesi, è stata al centro di complesse indagini giudiziarie che hanno portato alla luce gravi casi di corruzione. le indagini, attualmente, seguono due filoni: il primo riguarda l'imprenditore napoletano Alfredo Romeo, arrestato a marzo 2017 con l'accusa di aver corrotto un funzionario di Consip e aver promesso denaro a Tiziano Renzi, padre dell'ex presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi, e il secondo riguarda invece il ministro per lo sport, Luca Lotti, anch'egli molto vicino all'ex premier, accusato, insieme ad altri dirigenti e ufficiali delle forze dell'ordine, di aver informato alcuni dirigenti Consip dell'esistenza di un'indagine in corso nei loro confronti. Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, Alfredo Romeo, nel 2013, fece una consistente donazione di 60 mila euro, tramite la società Isfavim, alla fondazione Open che ha finanziato la campagna elettorale di Matteo Renzi alle primarie di quell'anno. Era già stato arrestato nel 2008 per corruzione per le sue attività che, oltre agli hotel di lusso, riguardano anche imprese di pulizie che spesso lavorano in appalto con la pubblica amministrazione, ma era stato prosciolto da ogni accusa. Attualmente, Romeo, secondo quanto riferisce la magistratura agli organi di stampa, è accusato perché negli ultimi anni avrebbe provato ad ottenere diversi appalti da Consip e, in particolare, alcuni dei 18 lotti del cosiddetto "Facility management 4", appalto di 2 miliardi e mezzo di euro.  Poiché le sue società non avrebbero avuto le competenze tecniche necessarie a partecipare ai complessi bandi della centrale acquisti, l'imprenditore napoletano avrebbe dunque agito su due fronti: da un lato, facendosi aiutare nella compilazione dei bandi dal dirigente Consip Marco Gasparri, che ha deciso di collaborare con la giustizia e che, secondo i magistrati, avrebbe ricevuto 5.000 euro in contanti nel 2012 e 100.000 nei due anni successivi. Dall'altro, Romeo avrebbe cercato di utilizzare il favore del padre dell'ex premier nonostante le sue società non disponessero delle competenze tecniche necessarie a partecipare ai complessi bandi. Secondo i magistrati, infatti, avrebbe promesso soldi all'imprenditore Carlo Russo per poter incontrare Tiziano Renzi e chiedergli di far pressioni, a sua volta, sui dirigenti Consip.

Sempre secondo quanto emerge dalla ricostruzione dei magistrati, lo stesso Romeo avrebbe promesso soldi anche a Tiziano Renzi in cambio di un incontro con Luca Lotti e l'amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni. Quest'ultimo, come ha confermato egli stesso in un'intervista, avrebbe fatto bonificare il suo ufficio da una ditta specializzata che avrebbe trovato delle microspie installate dagli inquirenti. Da qui si sviluppa il secondo filone dell'indagine, secondo il quale il ministro per lo sport, Luca Lotti, è sospettato di rivelazione di segreto e favoreggiamento in base alle rivelazioni di Luigi Marroni che avrebbe confessato ai magistrati di essere stato avvertito (dallo stesso Ministro, e da altri due alti ufficiali dei carabinieri, il comandante generale Tullio Del Sette e il comandante della legione Toscana Emanuele Saltalamacchia), delle indagini su Consip e di aver, di conseguenza, fatto bonificare l'ufficio. Il ministro, dal canto suo, non avrebbe mai dato spiegazioni pubbliche in merito alle suddette accuse; in questo secondo filone è coinvolto anche il dimissionario presidente di Consip, Luigi Ferrara, ugualmente iscritto nel registro degli indagati per la presunta rivelazione del segreto d'ufficio. Ferrara è stato indicato da Marroni come una delle presunte persone che gli avrebbero rivelato dell'inchiesta in corso: l'amministratore delegato di Consip ha ammesso, infatti, di aver compiuto la bonifica ambientale dopo aver saputo dell'indagine da Ferrara, il quale, a sua volta, era stato informato dal comandante Del Sette. Dalla scorsa settimana, però, lo stesso Ferrara è indagato per false informazioni ai pubblici ministeri per aver ritrattato il suo precedente interrogatorio, negando di aver saputo dal comandante generale dell'Arma, Tullio Del Sette, che la Procura di Napoli indagava sulla centrale acquisti; sarebbe stato questo il motivo che avrebbe poi spinto Ferrara a presentare le dimissioni dal vertice della centrale acquisti, oltre alle pressioni della maggioranza in seguito alla presentazione di mozioni che chiedono l'azzeramento dei vertici della Consip. Il 17 giugno, si è poi dimesso anche l'altro membro del consiglio di amministrazione, Marialaura Ferrigno . Le dimissioni dei due consiglieri comportano la decadenza dell'intero consiglio di amministrazione e l'amministratore delegato Luigi Marroni, a questo punto, resta in carica con il solo compito di convocare, entro 8 giorni, l'assemblea dei soci che dovrà nominare il nuovo consiglio di amministrazione della società degli acquisti pubblici. Il ministro dell'economia Padoan ha dichiarato alla stampa che i due consiglieri Ferrara e Ferrigno si sarebbero dimessi «per non indebolire il lavoro di Consip». Sarebbero inopportune, in questo momento, le dimissioni dell'amministratore delegato in quanto memoria storica delle vicende che hanno interessato Consip in questi ultimi mesi. Bisogna evidenziare che le pressioni della maggioranza, volte a far decadere l'intero consiglio di amministrazione, appaiono strumentali a limitare gli effetti mediatici dell'azione perseguita dalla magistratura.

La Concessionaria servizi informativi pubblici è stata istituita nel 1997 al fine di gestire i servizi informativi di quello che allora era denominato ministero del Tesoro e come sua prima attività ha il compito di bandire gare per il sistema informativo della Ragioneria generale dello Stato. Oggi la Consip è una società in house del ministero dell'economia e delle finanze (unico azionista) ed è diventata la centrale acquisti dell'intera pubblica amministrazione italiana. Opera attualmente come centrale di committenza nazionale, bandendo per singole amministrazioni, sulla base di accordi bilaterali, gare per progetti complessi. La legge finanziaria per il 2001 (legge 388), infatti, prevede di affidarle la gestione del programma di razionalizzazione della spesa pubblica per beni e servizi, attraverso l'utilizzo di tecnologie innovative per gli approvvigionamenti, e nel 2001 viene bandita la prima gara on line del settore pubblico che darà il via a quello che diventerà il mercato elettronico della pubblica amministrazione (MePA), nato poi nel 2003.
Nel 2012, il settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) viene scorporato e inglobato dall'altra società in house del ministero dell'economia, la Sogei (Società generale d'informatica SpA), che sviluppa sistemi, applicazioni e servizi per tutte le esigenze di automazione e informatizzazione dei processi operativi e gestionali del ministero, della Corte dei conti, delle Agenzie fiscali e di altre pubbliche amministrazioni, inclusa la tessera sanitaria e il gioco d’azzardo in mano alla criminalità organizzata. Nata nel 1976 quale società a prevalente partecipazione pubblica per la realizzazione dell'anagrafe tributaria, per gestire in modo automatizzato le attività di controllo delle dichiarazioni e di monitoraggio del prelievo fiscale, dopo una parentesi privata (nel 1997 Telecom Italia preleva l'intero assetto azionario), torna al essere pubblica nel 2002 grazie all'acquisizione dell'intero capitale sociale da parte del ministero dell'economia. Nel luglio 2013, dunque, Sogei incorpora il ramo IT economia di Consip, con un consistente aumento di attività strategiche e del personale della stessa.

Nel 2015, l'israeliano Yoram Gutgeld, divenuto nel marzo 2015 commissario alla revisione della spesa, avvia il programma del Governo Renzi al fine di ridurre a 35 centrali acquisti il numero di stazioni appaltanti deputati a gestire le grandi gare di Consip che, nel frattempo, nel 2014, aveva anche incorporato la Sicot Srl, società dello Stato con compiti di gestione e valorizzazione delle partecipazioni societarie pubbliche e dei processi di privatizzazione.
Che ci fosse un obiettivo di insabbiamento era evidente fin da quello che si leggeva sui giornali. Già, perché se il dibattito ha tardato fino ad oggi ben cento giorni ad arrivare nell'Aula del Senato, sui giornali e nell'opinione pubblica è estremamente vivo e vivace e ha toni che definire preoccupanti è un eufemismo.

I cittadini hanno letto dalle colonne filogovernative di «la Repubblica» stralci di quanto accaduto nell'interrogatorio del presidente di Consip Ferrara. Nel momento in cui si legge di una deposizione ritrattata, di una situazione in cui c'è il comandante generale dell'Arma dei carabinieri che viene chiamato in causa per questioni che in altri tempi avrebbero prodotto l'intervento della Corte marziale, quando c'è una condizione per la quale viene chiamato in causa un ministro del Governo, quando c'è una condizione per cui ci sono elementi da faccendieri che vengono costantemente nascosti da parte di componenti del Governo, c'è da chiedersi che Paese avete fatto diventare l’Italia?

Leggo direttamente dall'articolo di giornale: «È insomma la cronaca di una deposizione suicida quella di Ferrara. In cui il presidente dimissionario di Consip si mette nella condizione di chi o ha mentito prima (ai pm di Napoli) o sta mentendo dopo (ai pm di Roma). E che, per giunta, nei toni sconclusionati che ad un certo punto avrebbe assunto - al punto dal rendere impossibile persino la verbalizzazione sintetica delle sue dichiarazioni e consigliare l'immediata interruzione dell'atto con la contestazione delle "false o reticenti informazioni al pubblico ministero" - suggerisce l'idea di un uomo prigioniero di pressioni insostenibili o comunque incomponibili». Il paradosso è che l'amministratore delegato di Consip va a riferire ai magistrati e oggi viene messo sul banco degli imputati da parte del governo Gentiloni e del PD. Il belpaese non ne può più di questo modo di fare da amici del quartierino, anzi da amici della loggia del quartierino. 

Nei giorni 2 e 3 marzo 2017, sui giornali "l'Espresso", "la Repubblica", il "Corriere della Sera", "il Fatto Quotidiano" e su altre testate, sono stati pubblicati ampi stralci di interrogatorio di Luigi Marroni, amministratore delegato in carica della CONSIP, a margine dei resoconti giudiziari sulle inchieste delle procure di Napoli e di Roma relative ad alcune gare d'appalto. Dai verbali richiamati emergerebbero gravissime dichiarazioni rese alla magistratura dal dottor Marroni, riguardo al ruolo del ministro Luca Lotti, del Presidente Luigi Ferrara, del dottor Filippo Vannoni e di alcuni ufficiali dei carabinieri che, a suo dire, lo avrebbero messo in guardia rispetto alle attività investigative messe in atto dalla magistratura, anche attraverso intercettazioni ambientali negli uffici dei vertici della CONSIP. Nei medesimi verbali, il dottor Marroni racconterebbe di aver subito pressioni dal signor Tiziano Renzi e dal faccendiere Carlo Russo per orientare una gara d'appalto indetta dalla CONSIP, precisando le seguenti circostanze: "Russo per rafforzare la sua richiesta, mi disse in modo esplicito che questo affare non interessava solo lui ma dietro la società che stava rappresentando vi erano gli interessi di Denis Verdini, facendomi capire chiaramente che avrei dovuto impegnarmi nel senso da lui prospettato, ribadendomi che io ricoprivo questo incarico grazie alla nomina che mi era stata concessa dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Devo ammettere che questa richiesta mi turbò molto perché mi rendevo conto che se non avessi dimostrato di agevolare l'azienda segnalatami dal Russo avrei rischiato il posto ma di contro ero fortemente intenzionato a non dare seguito alla richiesta in quanto palesemente contraria alla legge". In un'intervista concessa al quotidiano "la Repubblica" il 2 marzo, al giornalista che gli chiedeva conferma delle presunte pressioni ricevute da Tiziano Renzi, il dottor Marroni rispondeva testualmente: "Posso solo rispondere così: da molti anni occupo posizioni che mi danno potere decisionale, così la gente pensa di potermi chiedere favori e che io possa farli. Il segreto è uno solo: non fare questi favori, lasciare che te li chiedano e non farli". Anche a voler concedere di non dover prendere in considerazione i testi delle dichiarazioni rese a verbale dal Marroni, trattandosi di anticipazioni giornalistiche, che comunque non sono state smentite né dalle procure interessate né da Marroni stesso, le dichiarazioni virgolettate nell'intervista non possono che generare sconcerto e perplessità.  L'amministratore delegato di una delle principali stazioni appaltanti nazionali dovrebbe infatti ben sapere che richiedere favori per orientare una gara è un reato, perché costituisce una turbativa d'asta, mentre se la richiesta si spinge ad una minaccia indiretta, tale da turbare la serenità di un pubblico ufficiale, il reato è concussione. Quando qualcuno chiede favori all'amministratore delegato della CONSIP con toni blandi o, peggio, minacciosi, questi non ha altra alternativa che denunciare l'accaduto alla magistratura; omettere la denuncia significa infatti, venir meno ad un dovere d'ufficio, dando luogo ad una prassi che incoraggia il ripetersi di comportamenti di questo genere nei confronti di altri dirigenti della CONSIP, sempre al fine di alterare il corretto svolgimento delle gare. La condotta del dottor Marroni, orgogliosamente rivendicata nelle sue esternazioni sulla stampa, viola il punto 3.2 lettera c), del codice etico della Consip, che raccomanda ai destinatari di "operare nei rapporti con i terzi con imparzialità, trasparenza e correttezza, evitando di instaurare relazioni che siano frutto di sollecitazioni esterne o che possano generare un conflitto di interesse".
Ora a prescindere dalla condotta poco trasparente dell'amministratore delegato, non è inoltre secondaria la questione che egli sembra aver sollevato nei confronti del ministro Lotti, riguardo le presunte violazioni del segreto d'ufficio, di cui quest'ultimo si sarebbe reso responsabile avvertendolo delle intercettazioni in corso; mentre non si ha notizia di alcuna iniziativa legale adottata dallo stesso ministro per denunciare una pretesa calunnia o altra attività diffamatoria in suo danno, è indubitabile che tutta questa situazione getti un'ombra sulla credibilità della trasparenza della CONSIP e dello stesso Governo, in una vicenda giudiziaria che avrà bisogno dei suoi tempi per definire ogni eventuale responsabilità. In tale contesto, non si ha notizia di alcun intervento adottato dal dottor Marroni, nella qualità di amministratore delegato di Consip SpA, per revocare la procedura di appalto rispetto alla quale egli stesso ha dichiarato di avere ricevuto pesanti minacce che lo avrebbero "molto turbato", in quanto era consapevole che era destinatario di una richiesta "palesemente contraria alla legge" volta a favorire un'azienda, ma che "se non avessi dimostrato di agevolare l'azienda segnalatami dal Russo avrei rischiato il posto"; né si ha notizia di alcun intervento adottato dal dottor Marroni o dai vertici responsabili di Consip per denunciare alla magistratura gli interventi illeciti scoperti solo per effetto delle attività di indagine in corso; anzi, i vertici Consip, informati illecitamente delle indagini in corso, si sarebbero attivati, ma in una direzione opposta rispetto a quanto coerente con un atteggiamento di fedele collaborazione con le autorità inquirenti, realizzando una bonifica ambientale, e quindi rimuovendo le apparecchiature installate dagli inquirenti per le intercettazioni ambientali, a supporto dello sviluppo investigativo in corso, così pregiudicando in maniera irrimediabile le indagini. Non si ha notizia della eventuale segnalazione di tali rilevantissime e palesi distorsioni sul regolare andamento aziendale né nei confronti degli organi di controllo interni, del collegio sindacale, dell'organismo di vigilanza istituito ai sensi del decreto legislativo n. 231 del 2001, né nelle informative periodiche che gli amministratori di Consip sono tenuti a fornire trimestralmente ai sensi dell'articolo  11.7 dello Statuto sociale al Dipartimento del tesoro e al ministro dell'economia e delle finanze per verificare la rispondenza dell'azione sociale alle direttive impartite e al piano generale approvato, né si ha notizia dell'esercizio da parte del Dipartimento del tesoro di iniziative volte ad acquisire notizie e informazioni sulla gestione e amministrazione della società, come invece prescritto ai sensi dell'art. 11.8 dello Statuto sociale, che avrebbero potuto essere attivate soltanto dalla segnalazione tempestiva e corretta da parte degli amministratori di quelle che ora vengono prospettate come minacce destinate a "turbare molto" il destinatario delle stesse.

La scelta attuata negli anni di concentrare in un'unica sede la committenza nazionale della pubblica amministrazione al fine di razionalizzare la spesa pubblica attraverso il raggiungimento di costi omogenei su tutto il territorio nazionale, ed al contempo di limitare al massimo rischi di corruzione in un settore facilmente permeabile a tale fenomeno, alla resa dei conti non sembra, ad avviso dei proponenti, aver centrato in pieno i suddetti obiettivi, quanto, piuttosto, aver comportato una serie di problematiche a carico delle piccole e medie imprese, il tessuto portante della struttura economica diffusa nel nostro Paese, incapaci di competere con le grandi e grandissime aziende che si aggiudicano la stragrande maggioranza delle commesse e degli appalti indetti dalla Consip, la cui aggiudicazione deve conformarsi ad una serie di norme nazionali ed europee che, a loro volta, introducono ulteriori aspetti di complessità nelle procedure: ultimo in ordine di tempo il decreto legislativo n. 50 del 2016, recante "Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture". La maggior parte delle gare indette da Consip SpA si caratterizzano per un numero ridotto di lotti, del valore di centinaia di milioni di euro ciascuno, che determina un'indebita concentrazione del mercato in capo a pochi operatori, favorendo le grandi imprese e mettendo in ginocchio quelle medie e piccole; tale comportamento è in palese violazione dell'articolo  2, comma 1-bis, del decreto legislativo numero 163 del 2006 in materia di contratti pubblici volto a favorire una maggiore trasparenza e la più ampia partecipazione delle imprese alle singole gare. La norma prevede infatti che, "al fine di favorire l'accesso delle piccole e medie imprese, le stazioni appaltanti devono (...) suddividere gli appalti in lotti funzionali" e che "I criteri di partecipazione alle gare devono essere tali da non escludere le piccole e medie imprese".

La Consip, stante il delicato compito istituzionale affidatole, dovrebbe prestare una costante e sempre più verificata attenzione nel garantire la correttezza del proprio operato. A tal fine, nel 2003, è stato adottato un "modello di organizzazione e gestione" volto a prevenire la commissione di una serie di reati contemplati dalla legge, da parte di tutti coloro che lavorano per la società. Quest'ultima, infatti, è destinataria della disciplina di cui al decreto legislativo n. 231 del 2001, in materia di responsabilità amministrativa, sia in qualità di società per azioni soggetta al rischio della commissione di alcuni tra i reati societari, sia in quanto soggetto il cui interlocutore principale è rappresentato dalla pubblica amministrazione, condizioni che la rendono particolarmente esposta ai reati contro quest'ultima. Le inchieste giudiziarie su corruzione e traffico di influenze illecite legate agli appalti gestiti dalla Consip SpA, recentemente balzate agli onori della cronaca, coinvolgono i vertici ed i dirigenti della società controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze come Marco Gasparri, sospettato di aver aiutato, dietro una dazione di denaro di circa 100.000 euro, l'imprenditore Alfredo Romeo a partecipare ai bandi partire dal 2012, pongono legittimamente più di un interrogativo sulle nomine dei vertici Consip e sui comportamenti inadeguati degli amministratori della società a capitale interamente pubblico. 

Nell'ambito della medesima inchiesta, avviata dalla Procura di Napoli e denominata "Facility management 4", è stato interrogato come persona informata sui fatti ed in qualità di attuale amministratore delegato della Consip SpA il dottor Luigi Marroni. Dalle sue deposizioni sarebbe emerso che il ministro Luca Lotti gli avrebbe riferito di un'indagine in atto a carico della Consip, circostanza che lo avrebbe indotto a chiedere la bonifica dei suoi uffici dai dispositivi di intercettazione nel frattempo installati da Carabinieri e Guardia di finanza, rendendolo così, a sua volta, responsabile di uno sviamento delle indagini. La circostanza è grave per due aspetti. Per un primo aspetto perché, qualora il fatto fosse vero, un ministro della Repubblica si sarebbe reso responsabile di uno sviamento di indagine, avendo avvertito un indagato dell'esistenza di un'inchiesta a suo carico. Il ministro Lotti, infatti, è attualmente indagato per rivelazione di segreto e di favoreggiamento, e non ha mai voluto pubblicamente respingere le accuse mossegli, essendosi limitato a dichiarare di essere "tranquillo". Per un secondo aspetto perché l'amministratore delegato dottor Marroni, una volta avvertito dell'indagine, anziché recarsi immediatamente dalla magistratura per collaborare, ha tentato di ostacolarne l'azione, facendo rimuovere le intercettazioni ambientali. La vicenda nel suo complesso va valutata soprattutto dal punto di vista dell'opportunità politica alla permanenza in carica da parte di un ministro della Repubblica che all'atto del suo insediamento ha giurato sulla Costituzione di adempiere ai propri compiti "con disciplina ed onore”. La nomina dell'ingegner Marroni è avvenuta in data 12 giugno 2015 sotto il Governo Renzi del quale faceva già parte l'attuale ministro Lotti, che a giudizio dei proponenti appare molto interessato alla tutela della figura dell'attuale amministratore delegato della Consip.

Con l'interrogazione a risposta immediata 3-02856 presentata alla Camera dei deputati dal Gruppo Sinistra italiana il 7 marzo 2017 è stato chiesto al Ministro dell'economia di sapere se, all'epoca della nomina del dottor Luigi Marroni alla carica di amministratore delegato della Consip, avvenuta in data 12 giugno 2015 sotto il Governo Renzi, fossero state osservate tutte le procedure prescritte dalla direttiva 24 giugno 2013 e quali fossero, all'epoca, gli altri competitor inclusi nella relativa short list. La risposta del ministro Padoan dell'8 marzo, con la quale, secondo i presentatori, ha mostrato imbarazzo e poco rispetto verso il Parlamento, è stata evasiva e testuale: "Quanto alla nomina dell'amministratore di Consip è stato individuato, nell'esercizio delle prerogative dell'organo di indirizzo politico, l'ingegner Marroni quale profilo idoneo a ricoprire l'incarico previa verifica dei requisiti di eleggibilità, professionalità, onorabilità ed autonomia che è avvenuta da parte del Dipartimento del tesoro sulla base delle significative esperienze attestate dal profilo professionale". Sempre lo stesso giorno, in risposta alla successiva interrogazione 3-02857, il ministro replicava tra l'altro "l'amministratore delegato di Consip non si trova in una condizione per la quale lo statuto della società (...) contempla (...) la decadenza" e, pertanto, resterà in carica fino all'approvazione del bilancio dell'esercizio 2017.  E’ del tutto evidente, dalle laconiche parole del ministro, che la richiamata procedura prevista dalla direttiva 24 giugno 2013 sia stata disattesa, poiché: non è stata data evidenza pubblica sul sito istituzionale del ministero dell'economia e delle finanze della vacancy; non è stata avviata alcuna istruttoria, come previsto dalla direttiva, da parte delle società specializzate nella selezione di top management; non è stata compilata una short list dei nominativi selezionati e non è stato acquisito il parere del comitato di garanzia. Quindi, la prerogativa dell'organo di indirizzo politico alla quale si è richiamato il Ministro è stata esercitata eludendo completamente quella che è la procedura prevista per legge. Inoltre, all'epoca della nomina, l'ingegner Marroni rivestiva un ruolo istituzionale, essendo ancora in carica come assessore per la sanità della Regione Toscana, visto che le elezioni si sono tenute il 31 maggio 2015, mentre l'assemblea dei soci Consip lo nominava amministratore delegato il 12 giugno 2015.

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