9.5.17

LUCANIA: UNA DISCARICA CHIMICA E RADIOATTIVA

foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Alla voce economia di rapina. L’ENI ha confermato al governo tricolore, che quattrocento tonnellate di petrolio sono state sversate nei terreni dentro e fuori il centro rapina idrocarburi di Viggiano in Basilicata, a partire dal mese di agosto del 2016. La contaminazione, che in loco non è la prima e purtroppo non sarà l’ultima, ha interessato i corsi d’acqua, le falde acquifere e le sorgenti che riforniscono l’invaso del Pertusillo, fondamentale risorsa idrica per le regioni Basilicata e Puglia.

La logica predatoria è sempre la stessa da quando le multinaizonali petrolifere hanno colonizzato questa terra del Sud, rendendola una discarica chimica e radioattiva: continuare a generare profitti ad ogni costo e senza interruzione come interesse prioritario rispetto agli obblighi di tutela ambientale e sanitaria. La pesante colonizzazione da parte dell’industria petrolifera era stata presentata come una miracolosa possibilità di sviluppo economico. Ma la Basilicata, il Texas d’Europa, è oggi al terzo posto tra le regioni italiane per povertà relativa, condizione che interessa un quarto delle famiglie lucane.  
Secondo i dati della Scuola Sant’Anna di Pisa la Basilicata è ai primi posti in Italia per mortalità infantile (neonatale e nel primo anno di vita), un indicatore particolarmente significativo del livello di salute della popolazione. Dati dell’Istituto Superiore di Sanità hanno documentato, nei bambini residenti in val d’Agri, un eccesso di ospedalizzazioni. Siamo ancora in attesa di quantificare con precisione e completezza i danni sanitari che l’economia predatoria del petrolio ha generato in quell’area e con ogni probabilità i risultati di alcuni studi in corso confermeranno ciò che alcune “spie” negative sino ad ora accese hanno già lasciato intravedere.

Le trivellazioni selvagge offshore, il passaggio di gasdotti che portano idrocarburi dall’estero  prosegue indisturbato, senza ostacoli e in crescendo.
L’economia dei combustibili fossili, che si parli di ricerca, di estrazione, di trasporto o di utilizzo finale genera ormai benefici solo per chi ne ha tratto e continua a trarne profitti. I pesanti costi, progressivamente crescenti, restano a carico della popolazione.

Continuare a promuovere questo modello e prenderne le difese in nome di una presunta supremazia e inevitabilità energetica non ha ormai più fondamento logico. Significa essere corresponsabili di un disastro economico, ecologico e sanitario in alcuni casi ormai già irreversibile.

RIFERIMENTI:


http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=BASILICATA 

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