3.5.17

ITALIA: GIORNALISMO PRECARIO




di Paola Baiocchi

È stata da poco pubblicata la seconda edizione dell’Osservatorio sul giornalismo, realizzato dal Servizio Economico-statistico dell’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni (Agcom). Il rapporto fotografa senza pietà diverse caratteristiche critiche di un settore importante come quello dell’informazione: la diminuzione del numero di giornalisti e il loro invecchiamento; una presenza delle donne minima nelle posizioni apicali della carriera (anche se in proporzione il loro numero è aumentato) e la gigantesca precarizzazione dei lavoratori dell’informazione.

Dal 2009 al 2015, infatti, il numero di giornalisti autonomi loro malgrado (freelance e parasubordinati), tutti collaboratori di giornali dai quali non saranno mai assunti, ma senza i quali i giornali non uscirebbero, hanno superato il numero dei giornalisti dipendenti da un editore, che sono ormai solo il 27% del totale degli iscritti all’ordine professionale.

Che i collaboratori siano “autonomi” loro malgrado è evidente dai compensi, che sono per il 55% al di sotto di 20mila euro lordi l’anno: entrando nel dettaglio, il 40% dei giornalisti attivi nel 2015 ha guadagnato meno di 5.000 euro.

La mitica professione giornalistica – sia che si svolga per la carta stampata, che per le tv – insomma, è un far west dove ci sono giovani che lavorano moltissimo senza guadagnare abbastanza per vivere e, per di più, utilizzando il proprio cellulare, il proprio computer portatile o la propria videocamera.
Nel mondo dell’informazione i diritti di questi lavoratori laureati e che conoscono solitamente più di due lingue, sono allegramente ignorati. Né più né meno di come succede nel mondo della ricerca, in ambito universitario o scientifico.

Questi lavoratori molto qualificati non hanno coscienza di essere una classe, di aver subito un processo di proletarizzazione: sono convinti di essere dei “liberi professionisti”, dei privilegiati, mentre la loro situazione è molto simile a quella che avanza negli ospedali, nei tribunali, nelle fabbriche, nei servizi.

In questo senso leggere l’Osservatorio sul giornalismo può essere illuminante per i lavoratori di ogni settore della produzione: l’attacco del mondo padronale è a tutto campo, non risparmia nessuno e non riusciremo ad ottenere nessun risultato senza l’unità della classe organizzata, ovunque sia collocata all’interno dell’odierna parcellizzazione, in un partito comunista che si rifaccia solidamente alla tradizione comunista italiana rappresentata dal P.C.I. Come ha detto il miliardario Warren Buffett “la lotta di classe non è finita: la stiamo vincendo noi”. Per ora.

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