30.4.17

NESSUNO DEVE SAPERE

 di Italo Magno*


Durante la lotta contro le “navi dei veleni”, che si trasformò poi in lotta contro l’inceneritore di rifiuti tossico-nocivi e causò la chiusura della fabbrica EniChem, i cittadini portavano avanti la richiesta per l’istituzione di un Centro epidemiologico, onde tenere sotto costante controllo la salute della popolazione. Chiedevano, inoltre, l’apertura della “Vertenza Manfredonia”, con la quale la tutela della salute dei cittadini si poteva sposare con lo sviluppo economico del territorio. Quella richiesta rappresentava una sorta di risarcimento da parte dell’Eni da rendere ad un popolazione martoriata dalle sue perniciose attività. 

Lo slogan che gridavamo allora era: “L’Eni non se ne può andare, deve prima bonificare”, con la conseguente creazione di centinaia di posti di lavoro per almeno quindici anni. Non se n’è fatto nulla. Ed ora quelle potenziali occupazioni sono ancora là, tumulate sotto una coltre di terra o cemento, e depositati sopra i nostri fondali marini. Insomma, a 24 anni dalla chiusura del petrolchimico, non solo non si è ancora tutelata la salute e la vita della popolazione, ma non si vede alcuna luce per la bonifica, nonostante lo stanziamento di quasi 200 milioni di euro, in gran parte elargiti alla Syndial, ovverosia all’Eni, la responsabile di tutto questo scempio. 
 
L'OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità), già nel giugno 1995, aveva incluso Manfredonia tra le 12 aree italiane a più grave crisi ambientale, rilevando un eccesso di mortalità per tumori, rispetto alla media nazionale e regionale. Recentemente l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha rilevato nel nostro sito SIN la presenza di numerosi inquinanti, in particolare arsenico e mercurio, in dosi letali per l’ambiente e per gli esseri viventi, compresi gli uomini. 

Ma, nonostante ciò, tutto è ancora in alto mare, perché le Autorità pubbliche, a cominciare dallo Stato per finire al Comune di Manfredonia, non hanno fatto quasi nulla per risanare la zona ed evitare malattie e morte alla popolazione.
Inoltre, lo scorso 22 marzo, presso la sede del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, si è riunita la Conferenza dei Servizi, con all’ordine del giorno, “Progetto per la rimozione dei terreni superficiali in isola 5”; “Trasmissione rapporti tecnici di Aggiornamento sulla conduzione e sull’efficacia dei sistemi di bonifica del sito di Manfredonia” e “Progetto Operativo di Bonifica dei Terreni e Analisi di rischio”.

Ebbene, è opportuno sapere che a quella riunione, alla quale è stato regolarmente convocato, il sindaco di Manfredonia non si è degnato di presentarsi, né ha inviato un proprio delegato; inoltre, si è guardato bene dall’informare la cittadinanza di tale importante Conferenza. Forse perché egli non solo non ha denunciato all’autorità giudiziaria l’Eni, per le sue gravissime inadempienze, ma preferisce tacere sul mancato disinquinamento in quanto favorevole alla realizzazione dell’impianto industriale di fotovoltaico che la Syndial ha intenzione di installare proprio sopra le aree contaminati di sua proprietà. 

*presidente dell'associazione MANFREDONIA NUOVA




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