30.3.17

STRAGE DI USTICA: LO STRANO CASO DEL GIUDICE PRIORE!





di Gianni Lannes

Cosa accadde quella sera del 27 giugno 1980 nel cielo del Tirreno? Chi sono i responsabili materiali della morte di 81 persone, compresi dieci bambini e due neonati? In seguito, chi ha assassinato una ventina di testimoni scomodi, compresi i piloti dell'aeronautica militare Naldini e Nutarelli, e per ordine di chi? Ai numerosi magistrati che per 35 anni hanno indagato senza individuare con prove inossidabili una sola causa della perdita del Dc9 Itavia, sulla morte di ben 81 persone e senza ancora identificare i criminali responsabili, e a tutti quelli che dopo i risultati negativi comunque hanno fatto carriera, nonostante le denunce documentate depositate dalla parti civili al Consiglio superiore della magistratura (vedi Giorgio Santacroce deceduto di recente, figlio di un giudice militare promosso al ruolo presidente della Cassazione). Di recente s’è aperto uno spiraglio.

Mario Ciancarella, capitano pilota dell’aeronautica militare  fu radiato nel 1983 con la firma falsa di Sandro Pertini in relazione al caso Ustica. Ostinato nella contro-inchiesta sulla strage di Ustica, l’ufficiale ha atteso 33 anni una sentenza che ristabilisse la verità. E così è stato: il Tribunale civile di Firenze ha riconosciuto l’effettiva falsificazione della firma del presidente in calce a quel decreto, stabilendo la nullità della procedura emessa nei confronti del militare. Non ne ordina il reintegro direttamente, ma secondo diverse pronunce di Cassazione, una sentenza del genere dovrebbe determinarlo implicitamente. E in effetti, a 48 ore da una conferenza stampa a Montecitorio di Ciancarella assieme a due deputati, Claudio Fava (vice presidente della commissione Antimafia) e Davide Mattiello (Pd) che annunciavano un’interrogazione al ministro Roberta Pinotti sulla questione, l’avvocato Mauro Casella, legale di Ciancarella, ha ricevuto dal ministero della Difesa, una mail certificata con l’invito a mettersi in contatto: «Si comunica per opportuna conoscenza che gli atti pervenuti e afferenti alla pratica del suo assistito sono stati inoltrati per i successivi adempimenti di competenza, alla direzione generale per il personale militare, alla quale potrà rivolgersi per qualsiasi informazione/chiarimento si rendesse necessario». Così le agenzie avevano titolato “Il ministro della Difesa reintegra Ciancarella”. Eppure, nessuna dichiarazione del ministro viene registrata. Gli stessi Mattiello e Fava convinti che Roberta Pinotti avesse dato mandato agli uffici di procedere al reintegro del capitano, annunciavano: «Apprendiamo la notizia dalla famiglia e siamo grati al ministro. Una decisione giusta e presa con tempismo». I due deputati ricordavano che avevano avanzato la richiesta del reintegro a Montecitorio, sulla base della sentenza che ha definitivamente accertato la falsificazione del decreto presidenziale. «Quella falsificazione - dicono i due esponenti della Commissione Antimafia - fu, nella sostanza, un depistaggio che offese tanto la vita di Ciancarella, quanto la stessa presidenza della Repubblica italiana». Dal ministero della difesa hanno fatto sapere che «La pratica è negli uffici competenti per una valutazione ma non ci sarà reintegro.  La sentenza di Firenze dice solo che bisogna risarcire le spese legali», 5.800 euro più i bolli eccetera eccetera. Il motivo? Sembrerebbe, sempre stando all’ufficio stampa del ministero, l’età avanzata del militare, 65 anni. La vicenda si configura come una sorta di caso Dreyfus italiano e, se l’ufficiale francese radiato nel 1894, aveva la colpa di essere ebreo, Ciancarella quella di essere “comunista”, così apparivano agli occhi dell’apparato politico-militare italiano, all’epoca della guerra fredda, gli ufficiali fedeli alla Costituzione. La guerra ai rossi giustificava ogni menzogna e ogni misfatto, com’è possibile ricavare dalla lettura degli atti della Commissione parlamentare stragi, così si evince dalle parole del capo di Stato Maggiore del ’95, generale Arpino, che ammise le bugie ufficiali sul Mig libico rinvenuto sulla Sila nei giorni successivi alla strage di Ustica: dovete capirci, disse più o meno nell’audizione, ma per noi il 30% del Parlamento rappresentava il nemico. «Noi chi?», si domanda ancora Ciancarella che, proprio sul Mig raccolse la testimonianza di un maresciallo, Alberto Dettori, che poco dopo fu trovato morto. Era l’87. La versione ufficiale confezionò alla bell’e meglio una tesi sul suicidio, ma la famiglia e Mario Ciancarella non ci hanno mai creduto.

La clamorosa rivelazione sulla falsificazione della firma di Pertini ha riaperto le indagini sulla morte di Dettori e potrebbe dare nuovo impulso all’inchiesta sulla morte di Sandro Marcucci avvenuta il 2 febbraio 1992, tenente colonnello pilota, attivista come Ciancarella, ucciso in una strana esplosione aerea sulle Apuane. È ancora più lunga la scia di morti collaterali di Ustica (una ventina di “suicidati” dai servizi di intelligence). La versione ufficiale parlò di una quanto mai improbabile imperizia dell’ufficiale con anni e anni di esperienza di volo. Dall’arma azzurra, intanto, «un silenzio assoluto, una prolungata contumacia, che ha meravigliato anche i giudici di Firenze», spiega Mauro Casella, l’avvocato di Lucca che, dopo 17 anni di peregrinazioni dell’ex capitano s’è assunto l’onere di un processo difficilissimo. Potrebbe dire qualcosa in merito, certamente informato su fatti generale Tricomi, ora in pensione, che consegnò con anni di ritardo, nel 1992, l’atto amministrativo di radiazione con la firma taroccata. Il 7 novembre è scaduto il termine concesso dal giudice per il reintegro di Ciancarella. Che cosa risponderà il ministro Pinotti in Aula? Sarà disponibile questo governo a «saldare quel debito nei confronti di Ciancarella? Ad assumersi le responsabilità politiche rispetto alle conseguenze di una manipolazione della verità che è anche una violenza alla Repubblica? «La verità non può essere prescritta», ha detto Claudio Fava ma la contumacia del servizio pubblico Rai e dei grandi giornali sul caso Ciancarella non è un bel segnale. Goffredo D’Antona, avvocato di parte civile nel caso Marcucci, invita a rileggere le parole della sentenza sulla strage di Bologna dell’80: «Continuate a cercare, chiunque possa, e non vi stancate nella ricerca. Vi abbiamo offerto gli scenari di complicità politiche che emergono dalle nostre indagini. Ma su quella soglia noi dobbiamo arrestarci, anche perché mancano alla nostra azione criteri di legittimazione e strumenti di indagine che ci consentano di proseguire in quella direzione senza entrare in un inaccettabile conflitto di poteri tra funzioni costituzionali. Cercate dunque equilibri più avanzati di civiltà politica che consentano di abbattere i santuari dell’impunità politica e degli strumenti militari. Noi magistrati, nel frattempo, faremo tutto ciò che è nelle nostre capacità e nelle nostre funzioni, per colpire dove sia possibile e come sia possibile le manifestazioni tumorali».

estratto sentenza-ordinanza giudice Rosario Priore (agosto 1999)

Nella famosa sentenza-ordinanza di Rosario Priore, c’è un paragrafo dedicato a Mario Ciancarella, sotto la voce “inquinamenti”. Ora l’ex giudice istruttore, alla luce di fatti inequivocabili e prove, che fa ritratta e cheide scusa all'ex ufficiale dell'arma azzurra Mario Ciancarella? Lo stesso magistrato Priore, che quando non si è rifiutato di fornire delucidazioni al Parlamento italiano - «In data 24 febbraio 2000, il giudice istruttore Rosario Priore rispondeva per iscritto al presidente Pellegrino (allegato n. 3), declinando l'invito a fornire chiarimenti sul lavoro svolto…» - ha scritto cose inverosimili. Ecco un esempio illuminante a tal proposito. 

estratto dal volume Intrigo internazionale di Priore e Fasanella, edizioni Chiarelettere, 2010...


Nel suo libro Intrigo internazionale, pubblicato da Chiarelettere nel 2010 a quattro mani con Giovanni Fasanella di Panorama (settimanale di proprietà berlusconiana), a pagina 145 è scritto testualmente, a proposito degli ufficiali dell’Ami Naldini e Nutarelli. Il giornalista precisa:

«Peccato che i due piloti italiani non ebbero il tempo di raccontare ai magistrati quello che avevano visto».

E il giudice istruttore Priore risponde testualmente:

«Già. Stavano forse per farlo perché io li avevo già chiamati a testimoniare ma, poco prima che potessi ascoltarli, morirono nell’incidente di Ramstein. Su quell’incidente la magistratura tedesca aprì un’indagine, però i risultati non ci vennero mai comunicati».

Si tratta di una menzogna colossale, poiché la tragedia di Ramstein, appunto, risale al 28 agosto 1988, ovvero addirittura due anni prima che il magistrato Rosario Priore prendesse il posto del giudice istruttore Bucarelli (ufficialmente il 23 luglio 1990). Allora, come poteva il giudice Priore convocare Naldini e Nutarelli, se non era ancora investito della qualifica di giudice istruttore? Ma ancora più grave è il fatto anch'esso documentato a livello ufficiale, della palese contraddizione con quanto scritto dal medesimo giudice istruttore Rosario Priore, nella sua sentenza ordinanza del 31 agosto 1999, a proposito dei piloti Naldini e Nutarelli.

Non pago mister Priore ha replicato l’imprecisione, anche in altre circostanze pubbliche, come ad esempio nel video intitolato “Sopra e sotto il tavolo” dei cronisti Giampiero Marrazzo e Gianluca Cerasola, nel quale viene intervistato anche il depistatore super professionista e numero uno, al secolo Francesco Cossiga, uno dei corresponsabili della strage deliberata di Ustica, che a suo modo spiega come e perché venne conferito l’incarico a Priore e propina la balla del missile all'infrarosso lanciato da un Mirage francese con il Mig libico. Cossiga dopo quasi tre decenni se lo ricorda, ma una persona equilibrata non attende ben 27 anni per fare queste rivelazioni "fondamentali".

Singolare coincidenza: sempre nel 1988 (ottobre), il giudice Rosario Priore partecipa negli Stati Uniti d’America ai festeggiamenti in onore di Bettino Craxi (che incontra fugacemente il presidente Ronald Reagan), compresa una cena di gala: un viaggio ed un soggiorno pagati da un certo Cesare Previti. La circostanza è stata definitivamente acclarata anche in ambito giudiziario (sentenza numero 5275/2003 della prima sezione penale del Tribunale di Milano - vicenda Sme/Berlusconi), nonché ampiamente illustrata dai mass media, tuttavia non ha avuto alcuna conseguenza sull’allora togato Priore, sia pure richiamato dal Csm. Perché Priore è stata osannato e quasi divinizzato da destra a sinistra, pur avendo fatto un buco nell'acqua sulla strage di Ustica? Perché il giudice Rosario Priore si recò a spese dell'avvocato Cesare Previti e del Psi ad omaggiare Craxi negli States, ovvero un ex primo ministro (1983-1987), intimo del fascista Leeden (intermediario telefonico sulla vicenda Achille Lauro nel 1985 tra Reagan e Craxi), che sulla strage di Ustica ha notoriamente oscurato la verità, e trescava segretamente con Washington (euromissili nucleari e concessione di Sigonella per bombardare la Libia nel 1986), come attestano alcuni documenti top secret del dipartimento di Stato a stelle e strisce? Perché fu designato unicamente Priore per quel delicato incarico il 23 luglio 1990 e non, invece, i magistrati nettamente sopra la media ordinaria capaci realmente di far luce, come ad esempio Giovanni Falcone e Paolo Borsellino? Si trattò di una scelta politica  - quella su Priore -  ammantata di formalismo giudiziario? Perché tutti i magistrati applicati al caso, da Guarino a Santacroce, da Bucarelli a Priore, da Nebbioso a Roselli e Salvi, non hanno mai centrato, anzi sfiorato il fondamentale livello politico?

Per  Priore che ragione c'era di festeggiare Craxi negli Stati Uniti d'America nell'ottobre 1988? Nel 1998 a l giudic Priore fu opposto il segreto di Stato da Romano Prodi proprio nel procedimento sull'eccidio di Ustica. Tra l'altro, il fantomatico volo di Gheddafi (mai provato dai magistrati italiani) è stata la trovata criminale del Sismi (Santovito & soci) e del Sios Aeronautica (Tascio) intorno a cui gli inquirenti, i politicanti e i pennivendoli hanno focalizzato uno scenario preconfezionato a tavolino, con il valido contributo della Central Intelligence Agency (Duane Clarridge).   Le stragi non vanno mai in prescrizione, anche se l'Italia da culla del diritto è stata trasformata in tomba della giustizia.

estratto sentenza-ordinanza giudice Rosario Priore (agosto 1999)
 

 estratto sentenza-ordinanza giudice Rosario Priore (agosto 1999)



estratto sentenza-ordinanza giudice Rosario Priore (agosto 1999)




 estratto sentenza-ordinanza giudice Rosario Priore (agosto 1999)



 estratto sentenza-ordinanza giudice Rosario Priore (agosto 1999)


riferimenti:





 



 
http://www.laprivatarepubblica.com/overruling /SME%20-%20Sentenza%20Tribunale%20-%2022-11-2003.pdf



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