28.3.17

C’ERA UNA VOLTA L’INFANZIA



"Il fiume della vita... " foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

di Gianni Lannes

Non vedo amore nella disumanità corrente. Bambini costretti a crescere troppo in fretta, con l’ansia di prestazione a tutti i costi. E’ un’immagine chiara e trasparente di quando negli anni '70 ero un bambino felice, cresciuto giocando libero insieme a tanti altri: pargoli che corrono entusiasti e giocano, che saltellano allegri all’aria aperta. Questa è la rappresentazione ideale ma un tempo reale, quella di cui ogni bimbo ha bisogno per vivere. Ma oggi? Da una parte bimbi sfruttati in tutti i sensi, fino a strapparne gli organi vitali, insomma invisibili al senso comune. Dall'altra ci sono i bambini curati, ipernutriti, istruiti, sempre più competitivi ed impegnati, anzi intruppati in logiche perverse degli adulti. E non diversamente per loro, come per le vittime della guerra, della fame e delle persecuzioni sessuali, si registra la perdita dell’infanzia.

Che fare? Portare il fulcro dell’educazione sull’essere ed abbandonare la mentalità della prestazione per cui si è solo nella misura in cui si appare, si ha, si fa. Siamo titolati a vivere nel mondo per quello che siamo, prima che per quello che possiamo avere e fare. I pargoli sono il sale della vita: presente e futuro.

 
 "L'albero della vita... " foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Solo chi è amato per quello che è, sarà capace di guardare al futuro come una promessa. Un bambino impara che la vita è una promessa dal sorriso della madre, dall’unione dei suoi genitori di cui lui è il frutto. L’incanto della vita anche quando è una ferita. I giovani si sintonizzano subito su questa sete di verità, di bellezza, di felicità, di una vota fatta per cose grandi. Non sono i giovani che non hanno passioni vive. la società basata sul guadagno, sulle merci, sull’illusione del progresso continuo ha ridotto lo slancio vitale, ha spento il fuoco. Dipende da cosa noi adulti offriamo come orizzonte dell’esistenza.  

 
la Primavera - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Le passioni vive dipendono da ciò che noi mettiamo a frutto per gli altri. Le nostre cadute, malattie, dolori, fallimenti, ci ricordano che noi abbiamo bisogno degli altri e gli altri di noi. Solo attraverso i limiti impariamo l’evidenza: l’amore è l’unica cosa che renda questo mondo un luogo abitabile. Nella mia vita le cose migliori, la scrittura stessa, vengono da momenti difficili anzi dolorosi, risarciti sempre da un amore più grande. La bellezza è una chiamata al compimento. Oggi purtroppo l’abbiamo ridotta ad una prestazione utile a vendere oggetti, ma la bellezza salvifica è quell’esperienza di gratuità che ci fa sperare in una vita più pura. Nessuno di noi si innamora senza bellezza, perché nei gesti di una persona percepiamo una promessa, una chiamata, appunto un compimento. I giovani si educano nella misura in cui ci educhiamo noi alla bellezza. Si tratta di allenare i sensi a vederla, ma nella stagione del disamore siamo spesso ipnotizzati dagli schermi. Allora, spegnete la televisione e il cellulare, accendete la mente, aprite il cuore. Le coscienze sono narcotizzate dalla banalità del male. Ora dobbiamo essere protagonisti di un nuovo umanesimo.

riferimenti:

Gianni Lannes, Bambini a perdere, LPE, Cosenza, 2016. 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/05/bambini-tesoro-dellumanita.html 

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